Secondo l’Inail, nel primo quadrimestre del 2026 l’Italia ha registrato 196 morti sul lavoro e 82 nel tragitto casa -lavoro (in itinere), una media di 2,3 decessi al giorno, con una diminuzione del 7,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sono aumentate, però, del 5,2% le denunce totali di infortuni non mortali e le malattie professionali (alle quali risultano più soggette le donne).
L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) stima che ogni anno quasi 3 milioni di lavoratori nel mondo perdono la vita a causa di infortuni e malattie professionali. Oltre il 90% di questi decessi è causato da patologie a lungo termine, mentre i restanti 330.000 sono provocati da incidenti diretti sul luogo di lavoro.
In questi giorni secondo l’OMS in Italia il lavoro assassino ha fatto 5 morti per il caldo (il nostro Ministero della Salute smentisce!), ben 2 nella provincia di Padova. Ma come non ricordare le morti non registrate (come spesso succede nei casi in cui il lavoratore è un migrante senza documenti).
Come non ricordare la strage dei braccianti di Amendolara del primo giugno, l’agguato razzista a Bakari Sako mentre si stava recando nei campi del tarantino. Come non sottolineare le fermate sul lavoro nella logistica, nei cantieri a difesa della propria salute e per l’applicazione dei dispositivi di legge mai applicati.
La salute è nelle mani di chi lavora e si difende con la lotta come ci ricordano le tavole di graphic journalism di Paolo De Marchi e Giuseppe Zambon qui sotto*.




- *già pubblicate rispettivamente il 24/06/26 e il 27/06/26 su ahidaonline: http://www.ahidaonline.com/blog/categories/graphic-journalism



