Solo 11 giorni per decidere: il Ministero dell’istruzione e del merito chiede a docenti, personale ATA e dirigenti scolasticɜ di aderire o meno al nuovo servizio di assicurazione sanitaria integrativa.
Questo accade a inizio anno scolastico, mentre lo stesso personale è alle prese con riunioni collegiali, programmazioni, riforma dei Tecnici e organizzazione degli spazi.
Sebbene questa misura risalga al decreto legge del 14 marzo 2025, soltanto nella giornata di giovedì 10 settembre 2026 il MIM ha reso operativo il sistema di adesione.
Dopo aver studiato quanto proposto, come ADL Cobas Emilia-Romagna vogliamo esprimere la nostra contrarietà a questa misura, che critichiamo per numerosi motivi.
- I fondi stanziati ammontano a 320.000.000€ per gli anni 2025-2029 e sono ricavati dalla riduzione di due fondi di carattere pubblico:
– il Fondo per il funzionamento delle Istituzioni scolastiche, che si occupa di spese in diversi ambiti: l’amministrazione, le utenze, i servizi, la manutenzione ordinaria, l’acquisto di beni immobili e strumentali, materiale didattico e di consumo, la sicurezza, le attività progettuali ed extracurricolari, le spese per il funzionamento dei consigli d’istituto e altri servizi;
– Il Fondo Speciale di parte corrente destinato a finanziare spese che vengono successivamente assegnate e regolate attraverso specifici atti e provvedimenti.
Nonostante il Ministro Valditara abbia respinto le critiche secondo cui sarebbero stati sottratti fondi pubblici destinati alla scuola, la legge, sottoscritta dallo stesso MIM, parla chiaro: le risorse necessarie vengono reperite “mediante corrispondente riduzione” dei due fondi citati.
In altre parole, risorse pubbliche destinate alla scuola vengono ridotte per finanziare l’attivazione di una partnership con soggetti privati.
- Il servizio sanitario integrativo è stato affidato a Unisalute, del gruppo Unipol, in coassicurazione con Poste Assicura e Intesa Sanpaolo Protezione.
La polizza offre convenzioni con strutture sanitarie private, ma la loro presenza varia significativamente sul territorio: dove non sono disponibili, è necessario rivolgersi a strutture non convenzionate pagando una franchigia oppure al SSN, dove la polizza non è applicabile.
Il sistema evidenzia così le profonde disuguaglianze socio-sanitarie territoriali: invece di rafforzare il SSN, il MIM sceglie di destinare risorse pubbliche al sistema assicurativo privato per rispondere a esigenze che il servizio pubblico non riesce più ad assorbire.
La soluzione dovrebbe essere investire nel SSN attraverso assunzioni, tecnologie e strutture, garantendo il diritto alla salute su tutto il territorio nazionale. Anche nella sanità, come nella scuola, si sceglie invece di promuovere il privato con risorse pubbliche.
- La copertura assicurativa esclude il personale precario con contratto breve, nonostante si tratti di una componente fondamentale della scuola italiana.
Ancora una volta, il lavoro precario viene penalizzato e lasciato fuori dai presunti vantaggi dell’assicurazione.
- I costi delle varie prestazioni mediche non sono uguali in tutte le strutture.
Dunque la polizza assicurativa avrà un valore differente in base al territorio di riferimento, pur raggiungendo la stessa quota. Mentre il ticket pagato al SSN è il medesimo in tutta Italia, quanto si pagherà presso le strutture private convenzionate, al contrario, sarà diverso da provincia a provincia.
- Le tre multinazionali coinvolte risultano problematiche dal punto di vista etico e della sostenibilità.
Tra queste, Intesa Sanpaolo è il caso più emblematico per i suoi investimenti nell’industria bellica (report di Fondazione Finanza Etica, realizzato insieme a Rete Italiana Pace e Disarmo). Il MIM sceglie dunque di destinare le risorse pubbliche alla sanità privata attraverso soggetti che presentano rilevanti criticità sul piano etico, arrivando ad affidare il diritto alla salute anche a chi investe nell’industria bellica.
A conti fatti, questa assicurazione sanitaria integrativa rischia di rafforzare le disuguaglianze nel settore scolastico tra personale di ruolo e precario e, più in generale, accentuare le differenze territoriali nell’accesso ai servizi e, quindi, nel diritto alla salute. Non è possibile che fondi pubblici vengano dirottati su privati, non vogliamo privilegi per pochɜ ma un Sistema Sanitario Nazionale che riesca a curarci tuttɜ.



