Come ADL Scuola Emilia-Romagna rivendichiamo la partecipazione allo sciopero di domani da parte del mondo della scuola: docenti, educatrici ed educatori, personale ATA; il 30 ottobre scenderemo anche noi in piazza, ancora una volta, per chiedere investimenti nella scuola pubblica e nel welfare; per rivendicare l’internalizzazione della figura educativa e la fine del sistema di appalti che precarizza e impoverisce il lavoro nelle cooperative sociali.
In continuità con gli ultimi decenni di aziendalizzazione dell’istruzione pubblica, il governo Meloni, con il suo ministro Valditara, da quattro anni piega la scuola con una serie di provvedimenti che hanno lo scopo di smantellarla. Dalla modifica delle Indicazioni nazionali al tetto del 30% di alunni stranieri per classe, passando per la riforma degli istituti tecnici e il divieto di educazione sessuo-affettiva, è evidente che l’unico obiettivo di questo governo sia quello di creare un sistema scolastico autoritario, repressivo e asservito agli interessi imprenditoriali e alle logiche del mercato. La legge di bilancio, inoltre, destina 14 miliardi all’economia di guerra tagliando, ancora una volta, i servizi pubblici. Guerra che tutti i giorni entra violenta nelle nostre scuole, che ospitano incontri con l’Esercito e che stipulano accordi di partnership per la Formazione Scuola Lavoro con Leonardo, azienda bellica profondamente implicata nel genocidio palestinese e nel progetto coloniale sionista.
Nelle scorse settimane le manifestazioni studentesche in tutta Europa ci hanno mostrato che non dobbiamo aver paura di immaginare e rivendicare un futuro diverso, più giusto per tutt3. Di fronte a una generazione di persone giovani che denuncia la mancanza di prospettive, il governo Meloni però non ascolta e sceglie di trattare il conflitto come un problema di ordine pubblico, emanando un decreto sicurezza che rafforza gli strumenti penali contro le proteste, trasformando un’intera generazione in un bersaglio. Un fallimento educativo e culturale, quello di una società incapace di accogliere le istanze dal basso e rispondere con modifiche strutturali, quello di una politica e di una narrazione mediatica profondamente paternaliste. Le piazze, a nostro parere, vanno ascoltate, non represse.
In uno scenario di guerra con continui tagli alla spesa pubblica, crediamo urgente convergere in una mobilitazione che veda comunità studentesca e classe lavoratrice fianco a fianco per rivendicare i propri diritti, come quello alla salute e alla casa; per promuovere solidarietà e mutualismo tra generazioni; per chiedere il ritiro del d.l. n. 170/2026 sul “tetto” di straniere/i per classe e per rivendicare più investimenti nella scuola pubblica, ormai costretta a lavorare in uno stato di emergenza permanente con scarsità di personale docente, educativo e ATA; per aprire una nuova fase di contrattazione collettiva che assicuri salari adeguati e una vita dignitosa.
Scioperiamo perché vogliamo politiche sociali redistributive contro il carovita e la povertà dilagante. Scioperiamo perché vogliamo che la scuola sia di tutt3 e per tutt3, una scuola che non ha paura di includere e di costruire pensiero critico nelle proprie aule, una scuola dove nessuna persona è considerata straniera.



