Oggi 31 agosto un driver addetto alle consegne della filiale BRT di Caorso è stato stroncato da un malore, sembrerebbe nel suo ultimo giorno di lavoro. Nelle prossime ore si apprenderanno le circostanze precise e le ragioni del decesso, tuttavia crediamo che questa non sia una fatalità.
Da giugno infatti stiamo dicendo alle aziende, anche attraverso fermate e rientri anticipati che non è possibile continuare a pretendere ritmi e carichi di lavoro tipici dei periodi di massimo picco produttivo – come se fosse sempre natale – ignorando il fatto che oggi i lavoratori trascorrono intere giornate alla guida e nelle attività di carico e scarico sotto temperature che raggiungono e superano i 40 gradi all’interno dei mezzi e delle aree di lavoro.
Il caldo estremo può uccidere anche senza comparire sul certificato di morte: ormai anche importanti studi epidemiologici evidenziano che il rischio non è limitato al colpo di calore. Temperature elevate, soprattutto quando persistono anche di notte, possono mettere sotto stress il sistema cardiovascolare, peggiorare malattie respiratorie e renali, favorire disidratazione e precipitare condizioni già compromesse. Se i carichi di lavoro sono eccessivi e i ritmi di lavoro imposti dal ricatto del contratto in scadenza, il rischio cresce enormemente.
La salute e la sicurezza dei driver devono rappresentare una priorità assoluta. Nessun pacco, nessuna consegna e nessun obiettivo produttivo possono valere più dell’incolumità dei lavoratori e delle lavoratrici.
La priorità deve essere la salute delle persone: il caldo estremo è un rischio reale e i suoi effetti non possono essere ignorati. Dobbiamo mobilitarci, fermarci quando è necessario per garantire la tutela della nostra salute, a prescindere dalle pretese dell’aziende.



