Gli ultimi sviluppi della vertenza sottolineano una forte resistenza della filiera a trovare una soluzione giusta e a difendere il sistema degli appalti. Ma anche la costruzione di una convergenza di forze intorno alla mobilitazione e ad una battaglia di tutte/i per le responsabilità sociale dei grandi committenti, nella logistica e non solo.
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La vertenza che coinvolge gli 87 lavoratori del magazzino Kamila di Parma è entrata ormai in una fase decisiva. Dopo settimane di trattative, il quarto Tavolo di salvaguardia occupazionale convocato il 23 Luglio dalla Regione Emilia-Romagna si era infatti concluso senza un accordo, a causa del rifiuto della proposta di mediazione avanzata dalle Istituzioni e condivisa unitariamente da ADL Cobas, FILT CGIL, FIT CISL e UILTRASPORTI.
La crisi nasce dalla decisione di Coop Alleanza 3.0 di cessare l’appalto con Kamila per il Centro Distrubuzione di Parma, con il definitivo trasferimento delle attività nel polo di Anzola dell’Emilia. Una scelta che mette a rischio il futuro di 87 lavoratrici e lavoratori e delle loro famiglie, assunti dalla cooperativa MD Service.
Nel corso dei Tavoli istituzionali la Regione aveva avanzato una sua proposta, che coniugava in maniera equilibrata la tutela dell’occupazione e del reddito: un numero significativo di ricollocazioni a tempo indeterminato, un adeguato sostegno economico per chi fosse costretto a trasferirsi fuori provincia, un congruo periodo di CIGS per accompagnare i percorsi di ricollocazione e misure economiche dignitose per i lavoratori destinati all’esodo.
Di fronte a questa proposta, la posizione delle aziende è però rimasta sostanzialmente immutata. MD Service ha respinto la mediazione, mentre Kamila – assente a tutti i Tavoli istituzionali – continua a limitarsi a garantire poco più di una ventina di ricollocazioni a tempo indeterminato, con un contributo economico insufficiente per affrontare il trasferimento ad Anzola dell’Emilia. Una risposta del tutto inadeguata rispetto alle dimensioni della crisi occupazionale.
Si tratta di un atteggiamento grave e irresponsabile, che scarica il costo della riorganizzazione produttiva esclusivamente sulle lavoratrici e sui lavoratori, ignorando il lavoro di mediazione svolto dalla Regione Emilia-Romagna e gli appelli al senso di responsabilità avanzati anche dal Comune di Parma.
La risposta dei lavoratori non si è fatta attendere. Lo sciopero e il presidio proclamati unitariamente da ADL Cobas, FILT CGIL e FIT CISL il 27 Luglio davanti al magazzino Coop Alleanza 3.0 di Anzola dell’Emilia hanno rappresentato un importante momento di partecipazione e solidarietà tra i lavoratori di Parma e quelli del sito bolognese. L’adesione allo sciopero è stata elevata e il presidio ha determinato rallentamenti dell’attività del magazzino, riportando al centro dell’attenzione pubblica una vertenza che rischiava di chiudersi senza una soluzione.
La mobilitazione ha prodotto un primo risultato concreto. Nel corso della giornata la Regione Emilia-Romagna ha infatti riconvocato per il 31 luglio il Tavolo di salvaguardia occupazionale, riaprendo un confronto che sembrava essersi interrotto dopo il fallimento dell’ultimo incontro. La riconvocazione del Tavolo dimostra come la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori, insieme al impegno delle Istituzioni, rappresenti oggi l’unica strada concreta per provare a costruire un Accordo.
Restano però pochissimi giorni prima della conclusione della procedura di licenziamento collettivo. Per questo un presidio accompagnerà nuovamente la trattativa regionale, nella consapevolezza che è necessario un cambio di atteggiamento da parte di tutta la filiera – Kamila, MD Service e Coop Alleanza 3.0 – affinché ciascuno si assuma fino in fondo le proprie responsabilità nella ricerca di una soluzione.
Questa vertenza dimostra ancora una volta tutti i limiti e i mali del sistema degli appalti nella logistica. Un modello costruito sulla frammentazione delle responsabilità, nel quale il committente decide strategie e riorganizzazioni, gli appaltatori cambiano e si sostituiscono nel tempo, ma a pagare il prezzo delle scelte industriali sono sempre le lavoratrici e i lavoratori. Quando un appalto viene spostato o chiuso, decine di persone rischiano di perdere il posto di lavoro mentre ogni soggetto della filiera prova a scaricare su altri il costo delle proprie decisioni.
È quello che stanno facendo sia Coop Alleanza 3.0 sia Kamila in questo caso: è stata proprio la loro scelta di trasferire le attività logistiche da Parma ad Anzola dell’Emilia, operazione già prevista da tempo ma resa nota solo all’ultimo, a determinare questa crisi occupazionale e quindi i committenti non possono limitarsi a scaricare le responsabilità delle sull’ultimo anello della catena. Chi governa la filiera deve assumersi anche la responsabilità delle ricadute sociali delle proprie decisioni, contribuendo concretamente a costruire una soluzione che salvaguardi occupazione, reddito e dignità delle persone coinvolte.
Per questi motivi, fin dall’inizio abbiamo scelto di non considerare questa una semplice vertenza aziendale. Abbiamo lavorato perché diventasse una battaglia non solo per noi, ma per tutte/i, capace di coinvolgere l’intera filiera logistica mettendo al centro le responsabilità dei grandi committenti e i limiti di un sistema di appalti che continua a scaricare sulle lavoratrici e sui lavoratori i costi delle riorganizzazioni.
La convergenza costruita in queste settimane – tra lavoratori di siti diversi, organizzazioni sindacali, realtà solidali – dimostra che quella scelta era giusta. Quando una vertenza riesce a unire soggetti diversi attorno a un obiettivo comune, significa che non riguarda soltanto chi rischia di perdere il lavoro oggi, ma pone una questione che interessa l’intero settore.
La mobilitazione proseguirà fino all’ultimo minuto utile. L’obiettivo resta quello perseguito fin dall’inizio della vertenza: ottenere il massimo livello possibile di tutela occupazionale e sociale per tutti i lavoratori del magazzino Kamila. Continueremo a sostenere questa mobilitazione dentro e fuori i Tavoli istituzionali.
Difendere gli 87 lavoratori di Parma dal licenziamento significa affermare un principio che riguarda tutte e tutti: chi organizza e trae beneficio da una filiera produttiva deve assumersi la responsabilità delle conseguenze sociali delle proprie scelte. È da questa consapevolezza che può nascere un cambiamento reale, capace di rendere questa vertenza un precedente importante per il futuro della logistica.



