Oggi, lunedì 13 aprile, i lavoratori e le lavoratrici della cartiera Sappi Italy di Carmignano del Brenta iscritte e simpatizzanti ADL COBAS hanno dato un primo segnale all’azienda, dopo lo stallo delle trattative su varie problematiche aziendali. Un primo sciopero a fine e inizio turno, parte di un pacchetto di scioperi previsti per il mese di aprile per sostenere la seguente piattaforma
1) Nel 2018 l’azienda multinazionale ha spinto per sostituire i premi con fissi non rivalutabili (penalizzanti in caso di aumento dell’inflazione come è stato) come buoni pasto e indennità sulle festività, prendendosi l’impegno a produrre 355 giorni all’anno (escluso il periodo natalizio).
2) Nel corso del tempo sono state effettuati trasferimenti di qualità infragruppo con altri stabilimenti europei il cui bilancio è risultato negativo per lo stabilimento e questo ha penalizzato la produzione.
3) Risultato è stato l’aumento delle fermate, della cassa integrazione con un andamento altalenante, che non è solo dovuta a condizioni di mercato. Prima della multinazionale per vent’anni non è vista praticamenre cassa integrazione.
4) Ora alle persone manca una parte fondamentale del reddito. Tanti mesi di trattative hanno prodotto poco: quando sembra che si riesca a recuperare una briciola, nei mesi successivi si finisce per perdere altre voci.
5) la situazione del gruppo non è poi chiara, negli ultimi due anni due stabilimenti europei sono stati chiusi e alcuni stabilimenti sono destinati a una joint venture con un altro gruppo europeo.
6) A questo si aggiunge una sempre più crescente mancanza di personale, con aumento delle richieste di coprire carenze e svolgere più mansioni senza una adeguata e congrua remunerazione. La mancanza é solo parzialmente compensata da nuove entrate che hanno comunque bisogno di tempo per formarsi.
7) Fa da corollario un generale e lento peggioramento della qualità dei prodotti, ben nota al personale di stabilimento, dei rapporti con il management con atteggiamenti di minor competenza tecnica e relazionale, e una retorica aziendale che mira a celare o abbellire la realtà.
I lavoratori si aspettano da una multinazionale maggiori capacità di far lavorare lo stabilimento come promesso, e non vogliono sentirsi numeri o “tegole” da spostare (il tasso di licenziamenti volontari è cresciuto), ma professionalità pagate in modo congruo per gli sforzi profusi e per aver contribuito a mantenere ed a crescere il bene di tutti, multinazionale e famiglie.



