Sciopero 26 ottobre: una mobilitazione che è andata oltre le scadenze liturgiche

In occasione della giornata di sciopero nazionale, promosso da alcune sigle del sindacalismo di base, oltre ad aver bloccato i principali corrieri espressi e magazzini della logistica, a Vicenza abbiamo costruito una manifestazione che è andata oltre la scadenza liturgica dello sciopero generale. Nella città, in cui la ricchezza socialmente prodotta è stata scippata da Zonin e dalla Banca Popolare di Vicenza, in cui la nuova amministrazione di destra, in nome del decoro, ha dichiarato guerra ai poveri e al degrado, mentre le uniche cose ad essere “degradate” sono l’aria inquinata dalle polveri sottili e l’acqua contaminata dai PFAS un migliaio di lavoratori e lavoratrici della logistica del Veneto hanno marciato a fianco degli attivisti di alcuni comitati ambientalisti e dei centri sociali per dire con forza che che le lotte nei luoghi di lavoro e per il reddito, per la tutela della salute e dell’ambiente e l’antirazzismo non possono più essere disgiunte.
Una giornata importantissima e riuscita (si veda la galleria fotografica) che ci proietta versa la manifestazione del 10 novembre a Roma contro il governo, il razzismo e il decreto Salvini e che ci da la carica per affrontare un autunno che si prospetta particolarmente caldo. Dal suo insediamento il nuovo governo infatti non ha fatto altro che alimentare una campagna di odio contro gli stranieri, prima chiudendo i porti alle navi cariche di richiedenti asilo e ora approvando il decreto sulla sicurezza e sull’immigrazione che produrrà solo più migranti privi di documenti.
Nel frattempo il parlamento ha trasformato in legge il cosiddetto “decreto dignità” che prevede, da un lato una modifica parziale dei contratti a tempo determinato, dall’altro reintroduce i voucher nel turismo e nell’agricoltura e non prevede il ritorno all’articolo 18. Con l’approvazione del Consiglio dei Ministri della cosiddetta “Manovra del Popolo” risulta evidente come Lega e M5S stiano cercando di incrementare il consenso di un “popolo” esasperato dalla crisi e dalle politiche di austerity dei precedenti governi, nonostante, ad esempio sulle grandi opere e sulle spese militari, soprattutto i 5 Stelle stiano facendo marcia indietro.
Per impedire la saldatura tra le politiche razziste e quelle apparentemente a favore dei “ceti popolari” di questo governo, è sempre più urgente riproporre giornate come quella di oggi. Come ADL COBAS non abbiamo intenzione di fare marcia indietro.

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