Senza entrare nei dettagli tecnici della decisione della Corte costituzionale, che ha parzialmente bocciato la legge dell’Emilia-Romagna sulle locazioni brevi, vogliamo sottolineare alcune questioni politiche che riteniamo fondamentali.
Come ADL COBAS abbiamo contribuito alla costruzione della legge regionale sui cosiddetti “affitti brevi”, avanzando proposte e osservazioni. Lo abbiamo fatto perché crediamo fermamente che, in un’epoca di finanziarizzazione selvaggia del diritto all’abitare e di proliferazione incontrollata delle piattaforme turistiche, i territori e le amministrazioni locali debbano poter disporre degli strumenti necessari per governare le trasformazioni urbanistiche, tenendo conto delle specificità di ciascun contesto.
Proprio in questi giorni si è riacceso un dibattito pubblico importante sulla necessità di riprendere in mano il governo urbanistico delle città, porre un freno ai fondi speculativi e interrogarsi su cosa significhi davvero edilizia sociale quando la sua gestione viene affidata anche a società di gestione del risparmio, come Investire SGR. La vicenda delle locazioni brevi si inserisce pienamente in questo scenario: lasciare senza adeguati strumenti di regolazione un mercato estremamente remunerativo per pochi, ma devastante per molti, significa contribuire all’esclusione di fasce sempre più ampie di popolazione dalle città e a una mercificazione dei contesti urbani senza precedenti.
Con l’impugnazione della Legge regionale, il Governo ha scelto di contestare un intervento che andava nella direzione di restituire ai territori strumenti di regolazione. Una scelta che, dal nostro punto di vista, conferma da che parte si colloca una destra reazionaria e classista: dalla parte della rendita immobiliare, degli speculatori e dei profitti milionari di piattaforme come Airbnb e società come Wonderful Italy.
Nel frattempo, a livello nazionale procede il cosiddetto “DDL sfratti”, con proposte che puntano ad accelerare il rilascio degli immobili, coinvolgere soggetti privati nelle procedure di sgombero e introdurre sanzioni pesanti per chi rimane in un’abitazione anche quando si trova in una condizione di difficoltà economica. Tutto questo mentre il Governo teme persino la prospettiva di una direttiva europea che potrebbe riconoscere maggiori margini di intervento ai territori per limitare le locazioni brevi e turistiche. Lo stesso Governo che non ha esitato a impugnare una legge orientata a contenere il fenomeno, ma che ha lasciato senza risorse strumenti fondamentali come il Fondo per la morosità incolpevole, abbandonando migliaia di persone al rischio di perdere la propria casa.
Insomma: debole con i forti, piattaforme e speculatori, forte con i deboli.
La politica, nel suo significato più autentico di governo della polis, deve tornare a esercitare il controllo sui territori e garantire città più equilibrate, accessibili e capaci di contrastare le disuguaglianze. Le città non possono essere lasciate in balia di chi vuole estrarne soltanto rendita e profitto attraverso la speculazione immobiliare e la monetizzazione sempre più aggressiva del bene-casa. Il diritto all’abitare deve tornare a essere una priorità, non un ostacolo agli interessi di mercato.
Come ADL COBAS continueremo a sostenere ogni percorso che vada in questa direzione, rivendicando il diritto delle comunità a decidere il futuro dei propri territori e quello di tutte e tutti a vivere in città accessibili, inclusive e sottratte alla speculazione.



