Basta annunci: vogliamo un contratto vero, stabilizzazione dei precari e nuove assunzioni nella Pubblica Amministrazione!

Nelle anticipazioni sulla imminente Legge di Stabilità (legge finanziaria) il ministro Padoan dice che il sentiero è stretto (ossia le risorse sono limitate) e pertanto soldi non ci sono … ne per le pensioni, ne per il contratto del Pubblico Impiego … ma sono invece previsti altri sgravi alle imprese e ci si limita agli annunci , visto che siamo nuovamente prossimi alle elezioni, tipo quello del sottosegretario Angelo Rughetti , che parla di un concorso straordinario per reclutare nuove leve. Noi invece , come sindacato, siamo abituati a non fermarci agli annunci ma al guardare le cose concrete e certe, ossia che nell’arco di 4 anni ci saranno sicuramente almeno 500 mila pubblici dipendenti che andranno in pensione e che già ora si contano 330 mila posti di lavoro in meno e che l’Italia è il fanalino di coda rispetto a Inghilterra, Spagna, Germania rispetto al numero di impiegati pubblici ogni 100 residenti.
E’ necessaria dunque la stabilizzazione di chi attualmente lavora come precario e nuove assunzioni , abolizione della Fornero per permettere fuoriuscite senza dover ingrassare le banche (vedi Ape) e ringiovanire il personale della Pubblica Amministrazione che , in Italia (fanalino di coda in Europa anche su questo) nel 2020 avrebbe un’età media di 53,6 anni con 1/3 di over 60!
Per quanto riguarda il contratto vogliamo il rispetto della sentenza della Corte Costituzionale che già nel 2015 dichiarava illegittimo il blocco, siamo ormai all’ottavo anno!,e rivendichiamo un contratto con aumenti veri, non annunci di bonus o semplice estensione dell’utilizzo dei buoni pasto ..ma il loro aumento visto che 7€ non sono certo sufficienti per pranzare.

Sarebbe inoltre giusto e necessario recuperare con” una tantum” quanto perso con gli 8 anni di blocco. La fotografia della situazione attuale è che gli 11 comparti del pubblico impiego sono ora ridotti a 4 (Area delle Funzioni Centrali con circa 247.000 occupati, Area delle Funzioni Locali con 457.000 occupati, Area dell’Istruzione e della ricerca con 1.111.000 occupati, Area della sanità con 531.000 occupati , a questi v à aggiunta la Presidenza del Consiglio dei Ministri ( poche migliaia di occupati). Questi accorpamenti imposti dall’Aran come pregiudiziale all’apertura della trattativa sindacale e accettati da tutti i sindacati ritenuti maggiormente rappresentativi, creano non pochi problemi per le diversità che si trovano a convivere in uno stesso comparto vedi l’Area delle Funzioni centrali che comprende Ministeri, Agenzie Fiscali, Enti Pubblici non Economici, Enti di cui all’art.70 del d.lgs 165/2001, in particolare Enac, Cnel.
Vogliamo che il contratto 2016-2018 sia dignitoso, ma le premesse non ci sono, e addirittura le risorse elencate dal Governo non sono nemmeno sufficienti per mantenere quanto previsto dall’accordo bidone del 14 novembre 2016 con CGIL CISL UIL ossia i famosi 85 € lordi, medi e a regime, e i 300.000 dipendenti pubblici che si trovavano nella fascia di reddito tra 24.000 e 26.000€ lordi all’anno non dormiranno certo sonni tranquilli perché se avverrà l’aumento degli 85€ quasi sicuramente perderanno quanto ottenuto prima, ossia gli 80€ di Renzi!
Solo con mobilitazione dal basso, dai posti di lavoro, rendendola il più unitaria possibile , a partire, ma non solo, dalle varie realtà del sindacalismo di base, si può tentare di strappare risorse adeguate per il lavoro pubblico che è la premessa per l’erogazione di servizi di qualità all’utenza .
Dobbiamo creare unità anche per contrastare la normativa antisciopero che il Governo sta invocando contro il peso che il sindacalismo di base ha dimostrato di avere in alcuni settori, si veda lo sciopero riuscitissimo del 16 giugno del trasporto locale, gli scioperi nella logistica, ecc. e contrastando anche l’irrigidimento normativo che l’Aran vuole inserire nei contratti del Pubblico Impiego dall’utilizzo dei permessi previsti dalla L.104/92 ad altri aspetti.
Crediamo che il percorso non possa che essere quello di sviluppare conflitto nelle varie forme in cui si riesce renderlo incisivo, dalle assemblee, ai sit-in, allo sciopero.
A risentirci a presto, un autunno di mobilitazioni ci attende.

Veneto, 22/09/2017
ADL Cobas

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