Il Turismo al tempo dell’emergenza sanitaria: il contributo di una lavoratrice di Rimini

Sono una lavoratrice del turismo e un attivista della campagna per il Reddito di quarantena e di base dell’E.R. Questo settore, ed in particolare il lavoro stagionale, ha visto negli anni un inesorabile deterioramento delle condizioni lavorative: le ore sono aumentate, i salari sono stati dimezzati, il lavoro grigio è la norma in ogni settore, dall’hotel, al ristorante, ai bagni. E, per lo Stato, il nostro lavoro sembra essere un hobby: è infatti ormai impossibile vivere “facendo la stagione”: il sussidio di disoccupazione, la Naspi, è infatti assolutamente inadeguato a garantire una vita dignitosa una volta concluso il contratto stagionale. Considerando poi che spesso le buste paga sulle quali si basa sono poco più che finte, non è possibile arrivare all’inizio della stagione successiva con questa cosiddetta disoccupazione. Abbiamo sentito Bonaccini parlare di mandare a lavorare nei campi chi percepisce il reddito di cittadinanza e lo abbiamo sentito parlare di apertura per non danneggiare gli imprenditori, ma non lo abbiamo sentito denunciare le gravissime condizioni di sfruttamento a cui vengono obbligati i lavoratori del turismo. E queste condizioni non sono nascoste, sono ben note da tempo.Nel nostro settore i diritti e i salari sono considerati “optional”, qualcosa con cui giocare al ribasso con il ricatto che, se non accettiamo le condizioni imposte, ci sarà sempre qualcun altro da sfruttare. Qualcuno che, come dicono i padroni, ha VOGLIA di lavorare. Perché è questa la narrazione che da anni sentiamo ripetere: se non ti stanno bene 10 e più ore di lavoro è perché non hai voglia di lavorare, se pretendi il giorno libero è perché non hai voglia di lavorare, se richiedi un contratto regolare è perché non hai voglia di lavorare…E questa stessa narrazione si è inserita prepotentemente nel dibattito sul reddito di base: già con l’introduzione del reddito di cittadinanza c’è stato chi additava i richiedenti come fannulloni, o peggio parassiti. Ma non è così, un reddito di base, universale ed incondizionato, è NECESSARIO. È necessario per avere scelta, per avere forza contrattuale che ci permetta di rompere il sistema di sfruttamento sul quale da troppo tempo si basa l’economia del turismo, e non solo. Un sistema di welfare adeguato ed un reddito di base permettono ai lavoratori e alle lavoratrici di non dover più svendere la propria dignità a favore di contratti capestro e di salari inadeguati, e ci permetterebbero di fare il nostro lavoro senza la preoccupazione di non arrivare a fine mese una volta terminata la stagione.I parassiti non siamo noi che chiediamo un reddito di base che permetta a tutte e tutti una vita dignitosa senza sottostare al ricatto dello sfruttamento, parassita è chi, sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici, si permette di calpestarne i diritti in nome del profitto.

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