Sulle dichiarazioni di Bonaccini sul reddito di cittadinanza e il lavoro in agricoltura

Contro il #caporalato ed il Covid-19 servono garanzie di sicurezza, diritti e #reddito, non mandare le persone a lavorare senza tutele!

“Essendo andati via per la gran parte i lavoratori stranieri, chi prende il Reddito di cittadinanza può cominciare ad andare a raccogliere la frutta e la verdura nei campi così restituisce un po’ quello che prende”.
Queste sono le incredibili parole usate del Presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ad un convegno della Bologna Business School.

L’attacco è diretto a quelle migliaia di persone in difficoltà economica che prima dell’emergenza e ora ancora di più non possono far altro che richiedere questa (seppur insufficiente) forma di sostegno al reddito.
Lo schema è il solito: colpevolizzare i poveri, farli sentire in debito per la loro condizione e pretendere per questo che siano disponibili a sottoporsi a qualsiasi forma di sfruttamento. Perché molto spesso di questo si parla, soprattutto quando si ha a che fare del lavoro dei campi.

Basti pensare che solo ieri sono stati eseguiti quattro arresti per caporalato agricolo nella provincia di Forlì!
La stessa Giunta regionale riconosce che anche nella nostra Regione “molti braccianti vivono in condizioni igieniche precarie, senza acqua corrente, cibo scarso (…) rischiando di ammalarsi e di contribuire al rischio di contagi nei luoghi, spesso ghetti” (https://www.regione.emilia-romagna.it/…/caporalato-in-romag…).

Eppure evidentemente per Bonaccini la priorità non è assicurare condizioni di sicurezza sul lavoro e garantire salario dignitoso e rispetto dei diritti, elementi fondamentali affinché il necessario lavoro nei campi sia etico e sostenibile, ma sostituire al più presto il “tradizionale” bacino di sfruttamento (rappresentato dai lavoratori migranti) con un altro (chi percepisce la misura assistenziale del RdC), costi quel che costi.

Quello di cui c’è invece bisogno urgente è una moratoria sui permessi di soggiorno per consentire ai lavoratori migranti di essere meno ricattabili e il riconoscimento di una misura di Reddito universale allargando la platea dell’attuale Reddito di Cittadinanza.
D’altronde lo hanno scritto non più di due settimane fa, tra gli altri, persino la Vicepresidente della Regione Emilia Romagna e il capogruppo di E.R.C.: peccato che il Presidente non sembra essere molto d’accordo…

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