Draghi, 2 mesi dopo.”Con quella bocca può dire ciò che vuole”. di Beppi Zambon

Draghi, 2 mesi dopo.”Con quella bocca può dire ciò che vuole”. di Beppi Zambon

Questo è stato un celebre ritornello di Carosello, mitica cornice pubblicitaria della prima televisione nostrana, riferito ad una star del cinema italiano degli anni ‘60-70 del secolo scorso, Virna Lisi, che ben si adattarebbe al presidente del Consiglio dei Ministri Draghi se non ci ricordasse, piuttosto, quello del Gatto Mammone “che ti mangia in un sol boccone”.

Sono passati poco più di 2 mesi dal suo insediamento, lasso di tempo nel quale tutti hanno tessuto lodi sperticate e ciascuno ha cercato di accreditarsi come suo conoscente ed amico. Mai nessuno, che io ricordi, ha avuto uno stuolo di sostenitori più ampio, eterogeneo e trasversale, neppure l’iconico Presidente Sandro Pertini. Non bastasse l’entusiasmo della fase immediatamente successiva alla sua ascesa al trono, la banda comunicativa ha continuato e continua a tesserne le lodi anche ora, senza che nessuno dei ‘problemi irrisolti’, imputati al ballerino governo Conte bis, abbia avuto una qualsivoglia soluzione reale. Anzi Super Mario Draghi ne ha fatto di ogni, tanto che fossero state fatte da chiunque altro sarebbe stato posto al pubblico ludibrio.

Pensate all’indifferenza riguardo alla concessione della cittadinanza a Patrick Zaki, liquidata come affare del Parlamento, che, motu proprio, si deve arrangiare, mentre la seconda fregata è in mare e sta per essere consegnata alla Marina di Al Sissi. Pensate allo scivolone diplomatico di aver definito “dittatore”, il dittatore Erdogan, mentre i detenuti in sciopero della fame continuano a morire. Pensate alla missione in Libia, rivendicata come la “massima opportunità” per i prossimi affari della ricostruzione e per la riconferma del ruolo di Eni, insidiati dalla francese Elf e dai turco-egiziani, mentre i migranti continuano a morire in mare, mentre le Ong continuano ad essere inquisite e quelli che vengono bloccati o rimpatriati avranno l’opportunità di lavorare come schiavi nell’edilizia e infrastrutture.

Ma torniamo a casa nostra, a quello che più ci ha attanagliato in questo lungo anno: la pandemia – meglio sindemia – con le sue ricadute sulla salute e sul reddito, ai vaccini e al mitico Recovery Plan. Super Mario ha scaricato l’affarista Arcuri e, posto che siamo in guerra dichiarata, ha nominato il generale, super pataccato, degli Alpini Figliuolo. Il quale, pure lui dotato di super poteri, oltre che sbrodolare sulla super efficienza che sta mettendo in campo, non ha combinato nulla: non è riuscito a garantire quegli approvvigionamenti di vaccini, per raggiungere la soglia delle 500.000 inoculazioni al dì, ma neppure i vaccini utili per quella progressione minima del piano vaccinale, che nella realtà va a rilento, con una confusione ed una diversificazione territoriale nella somministrazione inquietante.

E che dire dell’economia, il piatto forte di Super Mario. Ancora rifinanziamenti e ‘aiutini’ a pioggia alle varie categorie sociali, con i vari ministri che si sbracciano qui e là, dove urge la piazza che si fa sentire nella sindemia, senza che si intravveda un intervento strutturale vero, se non il ‘nuovo assegno famigliare’ che però era stato allevato dal precedente governo. Lo stesso tesoretto del MEF a cui attingere, agitato come una clava contro il Conte bis anche dalle stesse componenti della compagine governativa, è sparito dall’abbeveratoio europeo e tutte le forze politiche e sindacali lo hanno dimenticato, tanto quanto gli economisti prezzolati, che avevano gracchiato dagli schermi tv e dagli editoriali dei giornaloni.

Dello stesso documento governativo d’impegno sul uso del Recovery Plan si è persa traccia: a dar fede alle indiscrezioni che vengono cautamente mormorate non sarebbe nient’altro che l’ultima proposta elaborata dall’ex ministro Guarneri, con in allegato alcune schede, prodotte dalla agenzia internazionale Mc Kinsey, esemplificative di taluni interventi. Insomma un copia-incola con delle note, alla faccia delle grandi novità in materia di rilancio dell’economia e di adeguamento dell’apparato istituzionale di gestione “dell’impresa Italia”. Di fatto, mai come in questo passaggio del testimone, soffocando l’anomala maggioranza istituzionale, si è confermata la stabilità della “governance” che regge le fila della gestione economica-finanziaria–istituzionale del nostro, come l’altrui, paese. Di questo ne abbiamo già scritto*.
Ora si prospetta, a partire dal 26 aprile, l’apertura estiva.
In pompa magna seppur accompagnata da aggettivazioni quali ‘cauta, oculata, prudente’’. Salutata da un plaudente Salvini, che si accredita come il regista occulto delle scelte governative. Una indecenza oltre che una scommessa al buio.

Di fronte ad un ‘piano vaccini’ incerto e bolso, ancora da avviare come tutti possiamo constatare, di fronte ad una irrisoria messa in sicurezza del ‘sistema di trasporto pubblico’, dei lavoratori e degli spazi nei luoghi del lavoro, di fronte alle accorate scelte restrittive di Germania e Francia a noi simili, corriamo il rischio (“calcolato”), tutt* noi, di ripiombare nel baratro alle soglie dell’estate, così come è stato per la ‘bruciante’ esperienza fatta dalla Sardegna, dichiarata zona bianca anzi tempo per un meccanica applicazione del dato statistico.

Questa apertura salutata come la “liberazione” del giorno dopo, ci appare come una miope ed acquiescente adesione ai tanti, piccoli e grandi, interessi di bottega, in cui un blasonato leader internazionale è caduto perché incapace di distinguere la differenza tra le dinamiche materiali della convivenza sociale e l’ottusa accademia del ‘decisionismo’ a tavolino.

 

*https://adlcobas.it/associazione-diritti-lavoratori/il-debito-buono-di-mario-draghi/

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