La beffa della quota 100

Le pensioni del “governo del cambiamento”: la beffa della quota 100!

Da quanto esposto in audizione parlamentare dal Presidente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio
“chi optasse per quota 100 ( che prevede due paletti: servono almeno 62 anni di eta’ e un minimo di 38 anni di contributi versati) subirebbe una riduzione della pensione lorda rispetto a quella corrispondente alla prima uscita utile con il regime attuale da circa il 5 per cento in caso di anticipo solo di un anno a oltre il 30 per cento se l’anticipo è di oltre 4 anni”.
E’ questa l’abolizione della Fornero promessa in campagna elettorale?

Il sottosegretario del lavoro Claudio Durigon è tutto teso a sostenere che “ chi andra’ in pensione con quota 100 non subirà nessun taglio. Non ci sarà nessuna penalizzazione sulla rata pensionistica. “
Questa affermazione è smentita dalla tabella (Fonte: Corriere della sera del 13.11.18 simulazione basata su dati Inps) che riportiamo.

tabella_100.jpg

Viene stimato inoltre che solo un 60-70% dei potenziali destinatari farà la scelta di uscire in anticipo dal lavoro pagandone i pesanti costi in termini di riduzione dell’assegno pensionistico. Risulta evidente che applicando l’anticipo della pensione, con la quota 100, si faranno ricadere gli oneri prevalentemente sulle spalle dei lavoratori  a cui decurteranno l’assegno previdenziale di decine, anzi di centinaia di euro.  E’ evidente che un anticipo dell’età pensionabile non possa avvenire con questi costi e a certe condizioni, specie se le pensioni saranno calcolate ancora con quel sistema contributivo che penalizza fortemente le pensioni.
Come sindacato di base non possiamo che denunciare con forza questa millantata speranza trasformata, alla prova dei fatti e nella concretezza delle cifre, in una beffa ossia in una possibilità solo per chi ha altri redditi in ambito familiare oltre a quello da lavoro dipendente.
Come Adl Cobas mettiamo a disposizione dei lavoratori i nostri sportelli sindacali affinche’ prima di effettuare scelte che poi comporteranno una drastica riduzione della propria pensione per tutta la vita, si possa verificare l’entità della decurtazione.
No alla Fornero, per una pensione dignitosa sganciata dalle cosiddetta speranza di vita.

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