Dalle promesse alla realtà

La manovra di bilancio approvata sul filo del rasoio da questo Governo anche se ancora non ben definita in tutte le sue sfaccettature, chiarisce ancora una volta che le promesse pre-elezioni e la realtà dei fatti sono due cose diverse, e che come sempre accade per i dipendenti pubblici, considerati anche da questi amministratori dei fannulloni. L’applicazione delle regole generali per i lavoratori non vale, si continua quindi nella strada della discriminazione e della penalizzazione.

Infatti la manovra riporta che:

L’indennità di vacanza contrattuale comparirà nel cedolino dello stipendio nel mese di aprile (giusto prima delle elezioni europee…): torna ad essere riconosciuta anche se in forma di anticipazione contrattuale erogata direttamente senza bisogno di intese specifiche nei vari comparti, il primo mini-aumento, in media circa 8 euro lordi al mese, scatterà ad aprile; da luglio l’importo salirà a 13-14 euro. Aumenti che sono comunque provvisori e destinati ad essere riassorbiti in quelli contrattuali veri e propri, quando tutti i passaggi saranno stati definiti. Ugualmente dovranno essere riassorbite altre due voci. La prima è il cosiddetto elemento perequativo, la somma mensile (16-17 euro in media) erogata come compensazione ai dipendenti che a causa dell’aumento di reddito provocato dal rinnovo contrattuale 2016-2018 si sono visti decurtare sul piano fiscale il bonus 80 euro: una somma una tantum che sarebbe scaduta alla fine di quest’anno ma che ora l’attuale esecutivo proroga, con un costo di 250 milioni per i soli lavoratori dello Stato centrale.

La seconda voce da riassorbire corrisponde al trattamento accessorio che potrà essere erogato a Polizia, militari e vigili del fuoco per i servizi operativi, direttamente dal governo se entro il 30 giugno di ogni anno non c’è un accordo negoziale. Per ora sono queste le uniche certezze che i dipendenti pubblici possono trovare sfogliando il testo della legge di Bilancio, nel quale sono contenuti gli stanziamenti destinati ai rinnovi contrattuali per il triennio 2019-2021.

Sempre in base alla relazione tecnica della legge di Bilancio, le risorse stanziate corrispondono ad un aumento dell’1,3 per cento nel 2019, che sale all’1,65 l’anno seguente e all’1,95 nel 2021 per circa 1,9 milioni di dipendenti statali contrattualizzati (dei 3.200.000 di tutto il pubblico impiego): su una retribuzione media di 32.600 lordi annui sono (sulla carta) 32 euro mensili il primo anno, destinati a diventare 40 e poi 49 a regime.

I circa 1,4 milioni di dipendenti delle amministrazioni non statali, ovvero essenzialmente enti territoriali e sanità , sono a parte: i loro datori di lavoro, Regioni e Comuni, dovranno cercare nei propri bilanci le risorse finanziarie necessarie……Se gli aumenti contrattuali si profilano, dalla legge di bilancio, una miseria per il triennio 2019-2021 non va meglio né per le assunzioni nel pubblico impiego, spostate a novembre 2019 (dopo le elezioni europee…e pertanto con il reale rischio che si riducano nei numeri dalle 500.000 promesse e necessarie…) né per quota 100 così come si presenterà nel decreto legge per la riforma delle pensioni che il governo probabilmente approverà nel prossimo consiglio dei ministri del 14 gennaio.

La regola sarà questa: la prima finestra d’uscita per i dipendenti pubblici che si avvarranno, della quota 100, sarà solo da luglio (per i privati da aprile), sarà sperimentale e avrà una durata di tre anni e poi si tornerà alle regole della Fornero a meno che il governo introduca una regola, che ora non c’è, di pensionamento con 41 anni di contributi versati. La liquidazione potrà essere incassata solo nel momento in cui saranno maturati i requisiti previsti dalla legge Fornero ossia 67 anni di età o 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva e rimarranno in vigore anche le regole attuali della buonuscita nel pubblico impiego e che lo penalizza rispetto al privato: se si va in pensione anticipata , in base all’importo, il tfr/tfs viene liquidato minimo dopo 1 anno e max in tre anni (con 2 rate).

Abbiamo inoltre altri segnali di penalizzazioni e ne riportiamo tre: la sentenza della Corte Costituzionale che penalizza gli assunti dal 2001 in poi che si trovano una trattenuta di circa 40€ mensili come tfs quando invece sarà erogato loro il tfr che non contempla quel versamento; l’aver ristretto i criteri dei rimborsi del fondo di previdenza del personale del Mef e il non utilizzo di tutte le graduatorie degli idonei dei concorsi pubblici in essere per le assunzioni.

E’ questo il cambiamento promesso ?

Per quello che possiamo fare continueremo a remare ostinatamente in direzione contraria con all’orizzonte reddito, diritti e dignità per tutti.

N.b. è possibile contattare gli sportelli del nostro sindacato per verificare la propria posizione pensionistica.

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