Si può vivere dignitosamente guadagnando 5,66 euro lorde all’ora?

Continua la mobilitazione dei lavoratori addetti all’attività di controllo degli accessi, alla regolazione del flusso di persone e alla sorveglianza all’interno dei negozi Zara e Pull&Bear di Padova e Vicenza per ottenere significativi aumenti salariali diretti e migliori condizioni di impiego.
Una lotta che ambisce ad andare ben oltre gli specifici rapporti di lavoro, perchè vuole essere il primo tassello di una campagna nazionale volta a chiedere la messa al bando del CCNL SERVIZI FIDUCIARI (firmato CGIL e CISL) e del CCNL SERVVIZI AUSILIARI FIDUCIARI e INTEGRATI (più noto come SAFI e firmato dall UIL): contratti che non garantiscono ai lavoratori e alle lavoratrici standard di vita dignitosi prevedendo paghe LORDE anche inferiori ai 5 euro.
Qui sotto il testo del volantino che è stato distribuito dai lavoratori fuori dai punti vendita Zara e Pull&Bear


Si può vivere dignitosamente guadagnando 5,66 euro lorde all’ora?
ABM – E.B.ESSE – ZARA, PULL&BEAR
vogliamo un aumento di stipendio e la fine dei cambi d’appalto!


Siamo i lavoratori addetti all’attività di controllo degli accessi, alla regolazione del flusso di persone e alla sorveglianza all’interno dei negozi Zara e Pull&Bear di Padova e Vicenza, ma non siamo dipendenti di questi marchi di proprietà del gruppo Inditex, perché le attività in questione sono state appaltate ad una società – E.B.ESSE – che si occupa di sicurezza e vigilanza e che a sua volta le ha subappaltate ad altre aziende. Oggi, dopo tre subappalti che si sono susseguiti negli ultimi 3 anni siamo dipendenti della società ABM.
Quando entrate nei negozi ci vedete sempre vestiti elegantemente e con una prestanza fisica capace di trasmettere sicurezza ai clienti e timore nei male intenzionati: queste sono alcune delle caratteristiche che ci vengono richieste dalle società che si occupano di sorveglianza nei negozi. Tuttavia quasi nessuno sa che non solo le divise sono un costo a nostro carico – e questo nonostante lavoriamo all’interno di negozi di abbigliamento – ma soprattutto che veniamo retribuiti 5,66 euro lordi all’ora, una paga che alla fine del mese, se non facciamo straordinari, ci lascia in tasca meno di 1000 euro lordi! Una paga che ci avvicina alla soglia di povertà che l’ISTAT stima per le aree metropolitane del Nord Italia in 826,7 euro. Il paradosso è che queste paghe sono previste da un contratto nazionale di settore firmato da CGIL e CISL e questo, in assenza di un salario minimo fissato per legge, consente alle aziende che erogano i servizi di sicurezza di dire che sono in regola, in quanto i contratti firmati da queste sigle sindacali vengono ancora considerati dai tribunali degli standard idonei a tutele le condizioni di impiego e di vita dei lavoratori. Ma chi tutti i giorni deve fare la spesa, pagare un mutuo od un affitto, mantenere dei figli, spostarsi in auto e magari sostenere dei familiari all’estero sa benissimo quanti soldi servono ogni mese e che queste retribuzioni non sono sufficienti una vita dignitosa.

Per questo chiediamo:

Ad ABM
• un aumento della paga oraria o l’applicazione di altri CCNL che prevedono retribuzioni superiori a quelle del CCNL Servizi Fiduciari;
• la fornitura della divisa da parte dell’azienda e l’erogazione di un ticket restaurant di euro 5,29: ossia l’applicazione dei contenuti dell’accordo siglato da E.B.ESSE e SI COBAS;

Ad E.B.ESSE:
• in primis di alzare le tariffe pagate ad ABM e poi di assumere direttamente i lavoratori dei subappalti ponendo fine allo stillicidio di cambi d’appalto nei quali i lavoratori rischiano ogni volta di perdere diritti e retribuzioni;

A Zara, Pull&Bear ed Inditex (il gruppo che detiene i due marchi):
• appalti con tariffe che consentano l’applicazione di paghe orarie dignitose e la fornitura gratuita delle divise al personale che opera nei sui negozi con funzioni di sorveglianza;

Infine a Cgil e Cisl, firmatarie del contratto collettivo nazionale che ci viene applicato, chiediamo di prendere atto che questo contratto non garantisce ai lavoratori e lavoratrici del settore il “diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” ossia quanto previsto dall’art. 36 della Costituzione Italiana e che quindi diano immediata disdetta dal contratto “servizi fiduciari” facilitando la messa al bando dello stesso .

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