Lettera a Prefetture: Comunicazione su gravissima situazione al Prix di Grisignano e problematiche legate ai cambi di appalto

Spett.li PREFETTURE E QUESTURE DI VICENZA, PADOVA, VERONA,
Spett.le ASSESS.TO AL LAVORO REGIONE VENETO
Spett.li Società: PRIX, ALI’, ASPIAG, UNICOM, MAXID, LEGACOOP,
Spett.li CGIL, CISL, UIL

Con la presente ci preme portare a conoscenza delle Autorità istituzionali, delle Associazioni che raggruppano le cooperative, delle aziende e dei sindacati che hanno partecipato all’incontro che si è tenuto in Regione il 19 gennaio la gravissima situazione venutasi a creare per i lavoratori estromessi dal lavoro presso il magazzino Prix di Grisignano di Zocco a seguito del cambio di appalto voluto da Prix, al di fuori di ogni normativa contrattuale.
A fronte di un cambio di appalto del tutto illecito (non è stato rispettato l’art. 42 bis del CCNL nel quale si dice che “ l’azienda appaltante farà includere nel contratto di appalto con l’impresa subentrante l’impegno di questa, nel rispetto dell’autonomia imprenditoriale, a parità di condizioni di appalto ed a fronte di necessità operative e produttive dell’impresa subentrante, a dare preferenza, a parità di condizioni, ai lavoratori della gestione uscente”), e delle legittime proteste dei lavoratori lasciati a casa, da parte di Prix, la proprietà ha voluto respingere ogni tentativo di raggiungere un accordo, arrivando a pretendere solo ed esclusivamente l’intervento delle forze di polizia. Intervento che c’è stato e che risulta essere interamente funzionale al raggiungimento dello scopo di Prix, che consiste nel cancellare ogni presenza sindacale all’interno del magazzino, abbassare il costo del lavoro grazie all’assunzione di personale ex novo, con il jobs act, ai livelli più bassi e senza anzianità di servizio, aprendo in questo modo le porte a nuove forme di schiavitù.
Questi sono gli effetti micidiali dell’applicazione del cosiddetto “contratto a tutele crescenti” intrecciato ai cambi di appalto. Lo Stato che , nell’ assecondare le smanie di profitti facili garantiti da una normativa infame, rinuncia a qualsiasi ruolo di mediazione e si fa “Stato di Polizia” tout court. Non è un caso che, dopo che era stata volutamente respinta da parte di Prix ogni proposta di soluzione sindacale della vertenza, si è lasciata carta bianca alla polizia che è intervenuta pesantemente con l’uso di lacrimogeni e colpendo pesantemente i lavoratori. Ciò sta a dimostrare che le “istituzioni democratiche” hanno affidato la soluzione della vertenza sindacale ad un intervento di tipo militare.
In un contesto di questo tipo è chiaro che la vertenza del Prix assume una valenza di tipo generale che coinvolge necessariamente tutti i lavoratori , ed in particolare tutti quelli che sono ancora soggetti ai cambi di appalto e inquadrati come soci di cooperative. A questo punto vogliamo porre noi un problema a livello istituzionale, a partire dalla Regione Veneto ma, via via, interessando poi Prefetture e soggetti coinvolti in questa vertenza, per porre alcune questioni e formulare alcune proposte.
In primo luogo risulta evidente che la riunione del 19 gennaio in Regione ha dato copertura politica all’uso della forza in vertenze sindacali. La Regione non si è posta il problema che, se molti lavoratori sono costretti a mettere in atto forme di lotta, a volte, anche molto determinate, è dovuto solo al fatto che, da un lato, vengono calpestati diritti e norme esistenti, dall’altro si usano le norme esistenti nel più assoluto libero arbitrio. Per questi motivi, certe forme di lotta, peraltro patrimonio storico del movimento operaio, diventano inevitabilmente l’unica modalità di farsi sentire per difendersi. Pensiamo solo alla vicenda del Prix, dove 70 persone sono state buttate fuori dal posto di lavoro solo perché avevano esercitato un loro diritto – due ore di sciopero – per tutelarsi, a fronte di un cambio di appalto che si voleva fare con tempi impossibili. Cosa potevano fare i lavoratori licenziati, senza nemmeno che vi sia stato un rispetto minimo delle normative contrattuali, quando si sono trovati fuori e senza alcuna prospettiva di rientrare al lavoro, solo perché la legge non è in grado di intervenire per bloccare un cambio di appalto illecito?
Ecco allora che si evidenzia in modo drammatico l’assenza di istituzioni politiche in grado di intervenire e si affida alla polizia, in un primo momento , un ruolo di mediazione che non le compete minimamente e poi, il ruolo di reprimere con l’uso della forza chi sta difendendo il proprio diritto a lavorare. Siamo alla schizofrenia pura e all’assenza totale di competenze istituzionali in grado di intervenire in conflitti di questo tipo.
Risulta anche evidente in tutta questa vicenda, che è solo una delle tantissime che si succedono tutti i giorni in molte altre parti del paese, come il Ministero del Lavoro, in mano ad un uomo che è stato presidente di Legacoop, si adoperi per mettere sul piano dell’uso della forza pubblica la risoluzione delle vertenze sindacali contro i sindacati conflittuali che stanno mettendo qualche bastone tra le ruote ad un mondo che muove montagne di soldi, spesso in modo non troppo cristallino.
Ciò detto ci interessa provare a sondare se a livello istituzionale e politico, a partire dalla Regione veneto, vi possa essere almeno la curiosità di provare a sentire le ragioni delle migliaia di lavoratori che si stanno battendo contro un sistema di sfruttamento, fondato sul ruolo delle cooperative e sui cambi di appalto. E’ già stato avviato un tavolo a livello provinciale di Padova che dovrebbe cominciare a porre dei problemi in questo senso, ma riteniamo che sia insufficiente e che risulta indispensabile porlo a livello regionale, coinvolgendo tutti i soggetti interessati.
Stiamo ponendo con estrema determinazione alcuni obiettivi divenuti, dopo la vicenda del Prix del tutto irrinunciabili:
 Risulta indispensabile oggi indurre tutti i committenti del comparto logistica trasporto merci spedizioni a sottoscrivere in sede istituzionale un protocollo di intesa che li vincoli a metter una clausola di garanzia nei cambi di appalto che preveda l’obbligo da parte del committente in caso di cambio di appalto o di internalizzazione di assumere tutto il personale presente al momento del cambio alle medesime condizioni preesistenti e con il mantenimento dell’anzianità maturata. Solo l’introduzione di questa clausola può evitare che si creino situazioni simili a quella del Prix, di Artoni, o di moltissime altre situazioni;
 L’altro punto fondamentale che è necessario porre è quello del superamento della figura del socio lavoratore, in quanto non corrisponde assolutamente al rapporto esistente nella realtà e può essere usato semplicemente per applicare condizioni contrattuali peggiorative e licenziare attraverso l’esclusione da socio, come è successo alla Nek a Monselice, dove 26 lavoratrici e lavoratori sono stati prima esclusi da soci e contestualmente licenziati.
Questi sono attualmente i punti fondamentali della piattaforma di lotta che sono stati condivisi nelle decine di assemblee che abbiamo fatto a livello regionale nell’intero comparto della logistica e del trasporto.
Su questi punti vi è una estrema determinazione nella volontà di arrivare ad ottenere quanto richiesto. Compito delle istituzioni dovrebbe essere quello, qualora ne condividano i contenuti ( ed in caso contrario ci piacerebbe avere un confronto per capire perché queste richieste dovrebbero essere non condivisibili), di mettere insieme le parti per arrivare al raggiungimento di un accordo.
In questa direzione chiediamo pertanto che venga convocato quanto prima un tavolo regionale che arrivi a produrre un accordo condiviso da tutti e che ponga fine all’ignobile uso che viene fatto dei cambi di appalto e della figura del socio lavoratore.
In attesa di una risposta, distinti saluti.

per Adl-cobas
G. Boetto

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