Report assemblea dei delegati regionali Veneto Adl Cobas

A dieci mesi di distanza dalla Prima Assemblea Congressuale è stata un’occasione per ritrovarsi e continuare il percorso di costruzione di ADL Cobas. All’assemblea hanno preso parte oltre 150 delegati provenienti dalle varie province del Veneto come espressione delle lotte e dell’autoorganizzazione presente in diversi settori del mondo del lavoro privato e pubblico.
Fin dall’introduzione dell’assemblea si è sottolineato come il tema non fosse quello di “raccontare” le diverse esperienze particolari di ciascuno ma quello di condividere uno spazio di discussione più ampio, in grado di elaborare in comune una lettura di ciò che avviene a livello globale e territoriale.
La discussione, soprattutto nella prima parte dell’assemblea, è stata molto intensa e ricca di interventi dalle diverse situazioni e sono stati focalizzati diversi nodi:
1­. A livello globale non solo siamo ben lontani dalla tanto sbandierata “fine della crisi” ma addirittura “la crisi” è diventato il meccanismo permanente di gestione delle politiche di austerity, di compressione dei diritti e di nuove forme di sfruttamento.
2­. Tale gestione della crisi permanente sta producendo scenari molto preoccupanti di guerra per il dominio delle risorse e dei territori e di rappresentazione di nuove contrapposizioni ideologiche o religiose che nulla hanno a che fare con istanze di liberazione dallo sfruttamento;
3­ In questo contesto non è più eludibile, anche e soprattutto da parte di chi lotta per i propri diritti, per il reddito, per la dignità nei posti di lavoro, affrontare la questione ambientale. Il capitalismo sfrutta senza scrupoli ed allo stesso modo gli esseri umani e le risorse ambientali, ma costruisce una narrazione in cui queste istanze sarebbero contrapposte: per salvare “il lavoro” bisogna sacrificare l’ambiente. Come ha giustamente ricordato il portavoce del comitato ambientale “Opzione Zero”, in vent’anni è stata la prima volta che ha ricevuto un invito da parte di una organizzazione sindacale, cosa che la dice lunga sull’urgenza di affrontare il tema;
4­ Queste politiche di guerra e di devastazione ambientale hanno prodotto dei veri e propri esodi moltitudinari di esseri umani che fuggono e cercano rifugio in Europa. Ma di fronte a questo esodo si producono dall’interno dell’Europa stessa nuove spinte di guerra contro questi esseri umani a cui si vorrebbe negare qualsiasi diritto. In molti territori europei infatti si stanno manifestando spinte razziste e xenofobe che cercano di individuare ancora una volta nei più deboli i responsabili dell’impoverimento sociale diffuso. Per questo tutti hanno concordato sulla necessità di essere impegnati in prima persona in una battaglia per l’accoglienza degna, contro il razzismo. Tale battaglia si sviluppa in uno spazio territoriale unitario in cui non esiste un “dentro” ed un “fuori” i posti di lavoro, poiché la qualità della vita ed il manifestarsi dei bisogni si sviluppano a 360 gradi. Nello spazio del territorio c’è la necessità di intervenire per la conquista di un welfare universale, del diritto all’abitare, ecc in modo includente, dai precari ai facchini, dai rifugiati ai senza casa. In questo senso si è condiviso il bisogno di ribaltare l’ordine del discorso dominante ed individuare la parola d’ordine di una grande redistribuzione della ricchezza, rappresentata dalla scandalosa situazione in cui 62 persone al mondo posseggono la stessa ricchezza di 3.5 miliardi di poveri.
5­ Questa grandissima situazione di squilibrio sociale e di appropriazione parassitaria della ricchezza globale spinge sempre più verso politiche autoritarie e di ricatto sociale. Tale modello non è solo quello di discriminazione proposto dalle destre ma è lo stesso propugnato dalle oligarchie europee. In applicazione delle direttive europee il governo italiano ha introdotto il Jobs Act che ha, di fatto, esteso a tutto il mondo del lavoro il modello della precarietà e, a quasi un anno dalla sua approvazione, ne stiamo vedendo gli effetti nefasti. Naturalmente moltissimi interventi hanno richiamato la lotta dei lavoratori di Prix che ha assunto una valenza altamente simbolica e del tutto politica. In questa vicenda stiamo assistendo non solo alla brutalità della reazione padronale di fronte alla rivendicazione dei minimi diritti, alla totale assenza di scrupoli pur di disfarsi dei lavoratori organizzati con ADL, ma addirittura un meccanismo di arruolamento e totale irreggimentazione di tutti i soggetti che dovrebbero svolgere ruoli distinti: Padronato, Regione Veneto e CGIL, CISL e UIL tutti insieme per tentare di stroncare l’insorgenza che si è prodotta nei magazzini. E’ evidente che questa vicenda esemplifica la gravissima mancanza di democrazia e di dialettica, ormai sostituita dall’intervento della Polizia. Si è però giustamente messo anche in evidenza che, se gli ultimi anni sono stati caratterizzati dalla cosiddetta “lotta di classe dall’alto”, ovvero del capitale che espropria i diritti, vicende come il Prix, e più in generale tutte le lotte nella logistica degli ultimi anni, costituiscono un segnale in controtendenza, sono la manifestazione di una nuova insorgenza che rivendica più diritti, più redistribuzione del reddito, più dignità. Per questo tutti gli interventi hanno rivendicato la grande determinazione nel voler proseguire queste lotte ed ampliarle ulteriormente.
Nella parte pomeridiana ci sono stati i contributi di altre realtà sociali con cui si vuole condividere i percorsi di lotta nei territori: Centri sociali, comitati ambientali, comitati di intervento per l’accoglienza ed i diritti dei profughi.
In tutti gli interventi si è evidenziato come sia sempre più necessario ricercare gli intrecci tra le varie dinamiche sociali attive nei territori, ed il primo passo è proprio quello di ritrovare terreni comuni di iniziativa e dibattito.
Questo tipo di discussione non può essere rituale, non può rimuovere i nodi critici e le differenze, ma deve essere un vero tentativo di praticare il comune e mettere in comune il portato e la ricchezza di ogni singolo percorso.
L’Assemblea dell’11 febbraio è stata quindi un passo avanti molto significativo nel percorso di maturazione di una nuova soggettività sociale che in questi anni ha prodotto formidabili lotte nei luoghi di lavoro e che sta crescendo. Sicuramente non è un percorso lineare e privo di difficoltà, però l’esperienza concreta ci sta mostrando come sia possibile superare le vecchie dicotomie tra lavoro e non lavoro; tra territorio e luogo di lavoro; tra lotta economica e lotta sociale; ecc. Questo significa precisamente dare gambe ad una nuova forma di autoorganizzazione strutturata, autonoma ed innovativa.
Il primo e più ravvicinato appuntamento ricompositivo assunto da tutta l’Assemblea è quello di costruire un insieme di iniziative comuni sui temi delle nuove guerre, dei rifugiati, per la libertà di circolazione, contro il restringimento delle libertà nell’area Schengen, per il diritto all’accoglienza, per il diritto alla casa ed ad un welfare universale, verso una settimana di mobilitazione attorno al 1° ,marzo che sfoci in una manifestazione comune per sabato 5 marzo che provi a ricomporre le lotte contro lo sfruttamento, per uno sviluppo sostenibile e contro le logiche del profitto.

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