Venerdì 9 gennaio Halili Xhevdet, operaio di 59 anni, sposato e padre di due figlie, ha perso la vita all’interno degli stabilimenti di S.E.S.A. S.p.A., schiacciato da una pressa compattatrice utilizzata per lo smaltimento della carta. L’ennesima morte sul lavoro non può e non deve lasciarci indifferenti.
S.E.S.A. S.p.A. (Società Estense Servizi Ambientali) è un’azienda partecipata dal Comune di Este, che detiene il 51% delle quote, pur lasciando di fatto la gestione operativa al socio privato. Una tragedia che avviene all’interno di una società che, secondo i dati finanziari più recenti approvati e pubblicati a gennaio 2026, relativi all’esercizio chiuso al 31 dicembre 2024, presenta un fatturato di 122.247.503 euro e un utile netto di 5.539.051 euro. Di fronte a questi numeri, la domanda che ci brucia dentro è una sola: come è possibile che, con profitti di queste dimensioni, non si sia investito abbastanza per evitare la morte di un lavoratore, ucciso da uno strumento di lavoro che avrebbe dovuto essere reso sicuro?
S.E.S.A. opera nella raccolta, nel trasporto, nella selezione, nel trattamento, nel recupero e nello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, nella produzione di compost, nel recupero energetico da biomasse e nella progettazione e gestione impiantistica. Nel corso dei decenni, grazie a solide coperture politiche e istituzionali, l’azienda è cresciuta fino a trattare rifiuti provenienti da tutta Italia, generando un impatto ambientale pesantissimo sul territorio: traffico indotto, odori nauseabondi, spargimento di compost e digestato di dubbia qualità, sono solo alcune delle conseguenze che cittadini e ambiente subiscono quotidianamente.
In questo contesto, il socio privato è diventato una vera e propria potenza economica e mediatica, uscendo indenne da inchieste giudiziarie, acquisendo vasti patrimoni immobiliari e arrivando a controllare quote della stampa locale. Un sistema che rende sempre più difficile alzare la voce e denunciare.
Noi, però, non intendiamo subire passivamente questo clima. Vogliamo affermare con forza che quanto accaduto si poteva e si doveva evitare.
Già nel 2018 alcuni lavoratori della cooperativa Work Ambiente, operante all’interno degli impianti S.E.S.A., si erano rivolti ad ADL COBAS per denunciare irregolarità nelle buste paga e, soprattutto, una grave carenza di attenzione alla sicurezza. Venivano inoltre segnalati tentativi di “convincere” i soci a non denunciare gli infortuni sul lavoro. Quei lavoratori, colpevoli di essersi iscritti a un sindacato di base e di aver denunciato le condizioni di sicurezza, furono liquidati con un semplice riconoscimento economico.
Questa è la realtà di S.E.S.A., non quella raccontata da servizi televisivi e da una stampa troppo spesso addomesticata.
Non vogliamo che la morte di Halili Xhevdet venga archiviata come una delle tante, troppe, morti sul lavoro. Chiediamo che il Comune di Este, in quanto socio di maggioranza, e tutte le autorità competenti svolgano fino in fondo il proprio ruolo, senza reverenze, accertando quantitativi, ritmi e modalità di lavoro, flussi finanziari e impatti ambientali.
S.E.S.A. S.p.A. non può continuare a essere un totem intoccabile.
Ne va della vita dei lavoratori e della salute di un intero territorio.
- ADL COBAS e Comitato Popolare “Lasciateci Respirare”



