Aumentare le ore di lavoro non basta se il CCNL rimane lo stesso! Bisogna assolutamente alzare le retribuzioni orarie e introdurre la contrattazione aziendale
Ieri, mercoledì 18 marzo, la Filcams-Cgil ha lanciato un presidio dei lavoratori e delle lavoratrici di Euro&Promos in appalto nelle aule e nelle biblioteche dell’Università di Padova. I principali obiettivi di questa mobilitazione sono la stabilizzazione dei precari e delle precarie e l’aumento delle ore di lavoro al minimo contrattuale di 15 ore. Si tratta di obiettivi giusti, che come sindacato che rappresenta alcuni di questi lavoratori sosteniamo, proprio per questo evidenziamo che la piattaforma rivendicativa, se ridotta a questi temi non è in grado di incidere significativamente sulle condizioni di vita dei dipendenti Euro&Promos. E questo perché le giustissime rivendicazioni che sono state portate ieri in piazza non c’entrano il vero problema, quello di salari da fame, e nascondono le responsabilità del CCNL applicato, quello delle Pulizie- Multiservizi, e dell’Università di Padova.
Dire infatti che 15 ore di lavoro non bastano per vivere, è una mezza verità: certo che le ore di lavoro incidono sul salario mensile, ma è del tutto evidente che se la retribuzione oraria è di 8,16 euro lorde all’ora (minimo tabellare previsto dal livello 3 del CCNL Pulizie-Multiservizi) anche un contratto di lavoro a tempo pieno non sarebbe in grado di tutela dal rischio di povertà.
Comprendiamo l’imbarazzo della Filcams-Cgil che non può dire che il CCNL che ha sottoscritto non garantisce una vita dignitosa, ma il problema è proprio quello.
Come ADL COBAS siamo per l’introduzione di un salario minimo orario non inferiore a 10 euro e da sempre denunciamo che il CCNL Pulizie-Multisevizi – che ormai è il contratto leader negli appalti pubblici e privati, non solo delle pulizie – sia un contratto che permette ai committenti di servizi esternalizzati di abbassare drasticamente il costo del lavoro, condannando alla povertà centinaia di migliaia di lavoratori e soprattutto lavoratrici. Per questo noi continueremo a dire all’Università di Padova e a tutti gli altri enti pubblici che se voglio contrastare il lavoro povero, devono richiedere nelle gare d’appalto l’applicazione di altri CCNL come ad esempio il c.d. “Federculture” o una retribuzione minima oraria di 10 euro…se proprio non vogliono ripensare le politiche di esternalizzazione degli ultimi vent’anni. I committenti, Università di padova inclusa, ovviamente dovrebbero prevedere risorse economiche sufficienti a garantire non solo il trattamento economico complessivo previsto da questi contratti, ma anche una contrattazione di secondo livello. Non è accettabile infatti che le lavoratrici e i lavoratori degli appalti pubblici, siano anche condannati a non avere aumenti salariali, premi di risultato e welfare aziendale che si contrattano a livello aziendale.
Il lavoro povero si combatte alzando i salari e togliendo di mezzo i contratti da fame, come il CCNL Pulizie-Multiservizi. Per questo venerdì 20 marzo alle ore 16 saremo di nuovo davanti Palazzo Bo per avere una risposta sulla disponibilità dell’Università di Padova ad aprire un tavolo sulle nostre richieste salariali.



