Padroni, padroncini & manager. Alcune perle del capitalismo paesano veneto.

Mentre a Davos i maitre a penser del capitalismo globalizzato ci ragguagliano sulle magnifiche sorti dell’umanità, con un occhio di riguardo a quei poveri ricchi che ne rappresentano l’1% e che si sentono pressati da quella massa rancorosa che ne contiene il 99%, noi dobbiamo fare i conti del salumaio [del caso’in] coi parvenu del capitalismo paesano veneto.

Nel volgere del secolo scorso abbiamo conosciuto le miserie e lo sfruttamento del decentramento prroduttivo, con la sua fabbrica diffusa, col suo strutturale lavoro nero oggi ci misuriamo con il mondo delle cooperative di lavoro, con i boss della logistica agro-alimentare che mungono 2 tette: quella dei migranti e quella dei produttori legati all’agricoltura.

Sono i Brugnaro, i Puggina, i Cannella, sono Legacoop, ASPIAG, MG e, tanti, tanti altri più o meno occultati da questa o quella sigla societaria, con il solito seguito di reggicoda che si trova dentro i sindacati – vedi le pesantissime implicazioni delle coop rosse & bianche, guarda caso come la casacca del Padova – come dentro le Istituzioni – vedi l’assessore regionale Donazzan.

Un consolidato sistema di sfruttamento mafioso che come tale usa le minacce e i ricatti, direttamente o indirettamente per garantirsi gli ampi margini di ruberia che hanno permesso a queste lobby di diventare dei colossi economici e finanziari nel giro di un paio di decenni.

Nei cambi di appalto all’interno dei magazzini o vengono accettate condizioni che azzerano la pregressa anzianità e nuovi carichi di lavoro o non sei più socio lavoratore [non lavori più, sei escluso dalla cooperativa]: vere e proprie minacce e ricatti da far nordest, da ‘la legge ad ovest del Brenta sono io’. Dove stanno gli ispettori del Ministero del Lavoro, quelli dell’INPS, delle ASL?!!! Tutti come le 3 scimmiette, non vedo, non parlo, no sento. Ancora una volta padroni e padroncini che si permettono di essere arroganti oltre che ignoranti perché usufriscono del beneplacito sindacale e della copertura istituzionale.

Questo è il panorama che ammiriamo nel mondo della logistica, ora, per riprenderci, volgiamo lo sguardo in uno dei settori più forti, spesso tacciati di corporativismo, perché dal loro lavoro dipende la vita sociale e produttiva delle città e dei territori. Un comparto che ha messo in ginocchio le metropoli, che ha un alto tasso di sindacalizzazione, che non è mai stato piegato.

Qui a Padova ci sta provando BusItalia ovvero TreniItalia, con un’operazione, presentata come innovativa, sulle tratte di servizio e sui turni di guida. Un’operazione di marketing verniciata che è stata presentata con telematica, con simulazioni al computer, con interconnessione fra trasporto urbano, extraurbano e ffss, con hub e device. Un gran bluff, un gran bidone.

Dopo 3 mesi di proteste dei cittadini [vittoria] sono state ripristinate le linee di servizio precedenti, ma sono rimasti i turni di ‘disponibilità’ per il personale viaggiante: 8-10 ore di disponibilità per 4 ore di guida [che sono quelle pagate], con l’intermezzo di una corsa a piedi tra un hub [fermata di cambio di tratta di servizio] e l’altro. Una sudata e una freddata: per forza che gli autisti si ammalano e fioccano i certificati medici.

È un’indecenza dover avere a che fare con un padronato ingordo che si ingrassa sulle spalle dei lavoratori della logistica, in larga maggioranza migranti; così come dover discutere con i nuovi manager, che biascicano un po’ di english, ma non capiscono nulla di trasporto pubblico.

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