A proposito del contratto dei metalmeccanici di ADLcobas Lombardia

A proposito del contratto dei metalmeccanici di ADLcobas Lombardia

Metalmeccanici, finalmente il contratto, l’ultimo colpo di reni ed è chiuso… o no???

Il contratto nazionale dei metalmeccanici si avvicina all’arrivo, dopo che il 2020 è scivolato via come uno dei film sulla fine del mondo che imperversavano negli anni ottanta, manca solo l’ultimo scoglio da superare dato che sono stati chiusi, nel bene o nel male, tutti gli altri capitoli della piattaforma rivendicativa, che poi sia dei rappresentanti dei lavoratori o della controparte poco importa, dato che tutti gli altri capitolo coincidevano quasi alla perfezione ricalcando la falsa riga già collaudata da anni: wellfare, benefit, fondi integrativi, relazioni sindacali ecc.. la trattativa avviata nel 2019 ora si sta concludendo con grande soddisfazione da entrambe le parti sociali, ma siamo sicuri??….

Se fossimo ancora nel 2019 potremmo semplicemente fare l’ennesimo resoconto critico:

Salute e sicurezza del lavoro: continuare a consentire la massima flessibilità e dare gli aumenti economici solo se c’è un incremento della produzione, ci sembra il modo più sbagliato per tutelare la salute dei lavoratori; se si vuole almeno salvare la faccia, bisognerebbe aumentare il numero degli RLS e aumentare le ore agli RLS per fare attività e inasprire le sanzioni. Tutto il resto diventa poco credibile.

Sanità integrativa: si continua a propagandare un sistema di “sanità privata” che sta distruggendo la Sanità pubblica, sta creando problemi ai lavoratori che non riescono ad accedere ai servizi, molte aziende non pagano i contributi e non si riescono a recuperare. Si stanno moltiplicando gli studi medici privati convenzionati con assicurazioni della sanità integrativa e diminuiscono i medici nel SSN.

PDR: anche questo è un meccanismo che non garantisce una ripartizione omogenea degli aumenti, non è possibile avere i dati che influiscono nei valori dei premi perchè sono in mano alle direzioni aziendali e nessuno è in grado di modificarli: in pratica decide sempre la direzione dell’azienda, che manovra i dati “ad hoc” per aumentare o diminuire i premi.

Formazione welfare: molti lavoratori, soprattutto operai o nelle aziende piccole, non hanno potuto accedere a questa formazione on-line e quindi risultata assolutamente inutile e inefficace continuare ad insistere con questo tipo di rivendicazione. Per la formazione “generica”, la proposta è sempre quella di utilizzare Fondimpresa, il fondo co- gestito tra sindacati e imprese, ma che utilizza le risorse dell’INPS e fanno sempre parte del monte-salari dei lavoratori, in pratica sono i lavoratori stessi che si pagano in parte la formazione, non ci devono raccontare che è a carico delle aziende.

Fondo pensione: si propone di nuovo una campagna di silenzio assenso per cercare di sollevare le sorti del fondo come avvenuto per metasalute (salvato grazie al rinnovo del CCNL del 2016), comunque è un sistema che ha un’alta percentuale di spesa, circa 17 milioni di €/anno (11 milioni di spese fisse), che sono soldi praticamente buttati e sono risorse che vengono sottratte alla pensione pubblica; senza contare il poco trascurabile difetto tra quanto si accantona con un versamento costante al fondo per 20 anni (circa 100mila euro) rispetto a quanto viene restuito ratealmente al lavoratore una volta in pensione, con una spettativa di vita di 83 anni (60mila euro). Il governo sta puntando proprio sulla crescita di queste forme assistenziali contrattuali privatistiche (i secondi pilastri) per ridurre le risorse statali destinate a pensione e sanità.

Aumento retributivo: l’8% di richiesta di aumento potrebbe anche essere condivisibile (comunque poco rispetto alla perdita del potere d’acquisto visto che l’8% corrisponde a circa 120 euro lordi in tre anni) ma ci viene il sospetto che sia solo propagandistico in quanto poco più di un anno fa, gli stessi sindacati, hanno fatto un accordo con gli industriali che prevede il meccanismo di calcolo degli aumenti legati all’indice dei prezzi al consumo epurati dall’energia importata, questo indicatore viene calcolato anno per anno e, per i prossimi tre anni, si stima del 3,5% (50 € lordi circa), la proposta degli industriali aggiunge l’1% (fino a 65€) ma sono soldi che non incidono sugli altri istituti contrattuali e ci vengono venduti come riconoscimento per “arrotondare” la riforma dell’inquadramento che avverrà senza nessuno altro aumento economico ma solo numerico (e di tempo).

Benefit: oltre le 250 € non si può andare (a meno di modifiche alla legge) perchè verrebbe tassato al 100%, quindi l’aumento sarà di 50 €/anno rispetto al rinnovo precedente, meglio che niente, ma c’è poco da stare allegri, decide tutto l’azienda: come prenderli e dove spenderli.

Ma dopo avere passato il 2020 come lo abbiamo vissuto tutti, non si può fare finta di niente, perchè la pandemia sta modificando gli eventi futuri: uffici vuoti, negozi chiusi, benzinai senza lavoro, migliaia di auto invendute, ecc….

Sta cambiando il corso della storia questo perchè il massiccio uso dello smartwork e la diffusione imposta degli acquisti on-line sta cambiando il modo in cui abbiamo vissuto fino ad oggi, siamo arrivati nel 2035 senza avere vissuto i 15 anni che ci separano….

Va completamente riscritto lo scenario futuro cui si rivolge il rinnovo contrattuale, nulla sarà più come prima. Le aziende ci hanno preso gusto a lasciare in SW gli impiegati, non pagano più i buoni pasto ne gli affitti, meno che meno il riscaldamento o le pulizie, anche se fanno finta di niente: secondo quanto dichiarato più volte dalle aziende, emerge chiaramente che la loro idea di smartworking è che molti impiegati ne stanno approfittando e che solo i lavoratori ne traggono un gran vantaggio economico; poi ci si accorge che nella recente legge di bilancio c’è scritto che il lavoro da remoto ha consentito un ingente profitto economico da parte delle aziende pubbliche e che, tale risorse, devono essere ridistribuite ai lavoratori. Proprio per i vantaggi sopra menzionati, le aziende pubbliche e private, hanno già deciso che non si torna più indietro, la conseguenza sono già evidenti e non ci vuole molto a immaginarle sia per lo SW sia per il massiccio uso della rete Web per gli acquisti.

Ma questi sono conseguenze postume, in prima battuta andrebbe valutato molto bene la conseguenza della decisione di qualche anno fa (ultimo rinnovo del CCNL) di iscrivere tutti i metalmeccanici alla sanità integrativa, è stata una scelta giusta o no? Per noi no, lo abbiamo detto prima e lo ripetiamo con forza oggi. Che senso ha mantenere in vita la sanità integrativa dopo che pare evidente a tutti sia stata la corresponsabile del decadimento del servizio sanitario nazionale? Lo stesso si può dire del fondo pensione dopo che l’INPS ha contribuito in modo massiccio alla copertura economica causata dalla crisi con ingenti risorse, si continua a spostare risorse ai fondi pensione? O per la formazione aziendale coperta con il fondo cogestito che utilizza risorse dell’INPS, mentre la scuola pubblica va a picco, la piattaforma va rivoltata come un calzino.

E come si fa a non prendere in seria considerazione quanto più volte dichiarato dal nuovo capo di confindustria, che in diverse interviste ha detto chiaramente che andranno tutelate le migliaia di licenziati che a brave arriveranno, ovviamente non per colpa degli industriali, ma per la pandemia? si può fare finta di niente e andare avanti con il rinnovo del contratto senza tenere conto di questo dramma? O si pensa sia solo un problema politico? Non sarà forse il caso di mettere le mani avanti e impedire qualsiasi tipo di licenziamento al di fuori di accordi su prepensionamenti o cambi di lavoro ecc.. certo, non saranno molto contenti i cari padroni, ma, come dicevo poc’anzi, non siamo più nel lontano 2019.

Certo vorrebbe dire ripartire da capo, riaprire capitoli già chiusi anche se con poco, ma con qualcosa, e chi ce lo fa fare? E come finirà la nuova vertenza? Non sarà facile ma non mi pare ci siano alternative se non si vuole mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi e lasciare che altri paghino la nostra ritirata.

E quali dovrebbero essere i risultati minimi ottenibili? Quello che si dovrà portare a casa a tutti i costi?

Tanto per cominciare mi pare opportuno impedire i licenziamenti e non solo dei dipendenti ma anche di tutte le attività date in appalto, cooperative ecc.. che sono attività esternalizzate negli anni per fare risparmiare il più possibile; poi riscrivere tutto il capitolo della sicurezza sul lavoro per tutelare chi dovrà tirare il carretto in fabbrica; poi la sanità integrativa dovrà essere rivista, per non dire cancellata o riversata nel SSN, lo stesso vale per i fondi pensione e per l’istruzione; per la parte economica ci sembra anche troppo semplice sparare in alto, ma le nuove tecnologie, l’industria 4.0, i vantaggi dello SW tra buoni pasto e affitto uffici ecc., che le aziende applicheranno a più non possono, garantiranno un considerevole margine economico di trattativa che va ben oltre le 250 euro all’anno di benefit…

Quante parole al vento, ci vorrebbe una mobilitazione di massa per riaprire la trattativa ed è poco credibile, tutto finirà come al solito: si lascerà tutto come è adesso, magari con il solito aumento dei permessi sindacali, le solite decine di commissioni, una montagna di soldi nei fondi, wellfare, benefit, ecc .. ecc.., nel frattempo tutto intorno sta andando molto velocemente e, alla fine del contratto, saremo davanti alle conseguenze della crisi, faremo spallucce pensando che tanto non toccherà a noi, o no?…….

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