La crisi economico-finanziaria e i dolori del giovane Renzi

Mentre Renzi continua ad ammansire il pubblico televisivo e dei social media con rassicuranti messaggi sul radioso futuro economico e sociale dell’Italia, imperversano sull’intera economia-mondo bufere geopolitiche che fanno tremare gli stessi palazzi del potere oltre che prosciugare le tasche dei cittadini che vivono del loro lavoro.
Lo possiamo vedere osservando le tensioni che vivono i mercati asiatici, in particolar modo quello cinese, dove la minor crescita economica si riverbera nella guerra per bande dentro il politburò oltre che nella repressione che colpisce duramente gli attivisti sindacali, mentre, tra un missile nord coreano e un riarmo tattico giapponese, ci si invia segnali di guerra per interposta persona.
Sull’altra sponda del Pacifico sono saltati gli equilibri politici interni in Brasile, Argentina e Venezuela che segnalano, in diversa misura e ragione, le difficoltà economiche e le tensioni sociali che in questo ultimo decennio si sono aggrumate. Nel nord, gli USA, sospesi politicamente dentro le primarie presidenziali, soffrono un pesante calo della domanda interna, accompagnata da un’infilata di fallimenti economici e finanziari in tutto il settore energetico legato all’estrazione di gas e bituminosi con la fratturazione idraulica [fracking].
Il tutto si riverbera nei flussi finanziari internazionali, con le borse euro asiatiche che viaggiano sulla giostra delle ‘montagne russe’, dove Soros dichiara a gran voce sui giornali finanziari che scommette sul ‘crollo’ economico della Russia strangolata dal ribasso del prezzo degli idrocarburi così come già aveva scommesso sul default della Grecia, che è tornata agli onori della cronaca per le tensioni sociali che stanno, ora, accompagnando il piano di rientro dal debito imposto dalla Troika.
Un’Europa si manifesta sempre più debole economicamente – la crisi morde i garretti anche del cavallo da tiro tedesco – e anche politicamente: l’asse Francia – Germania, con annessi i paesi satelliti, scricchiola davanti ai ribaltamenti e alle incertezze politico istituzionali della penisola iberica, all’insofferenza di Renzi, all’instabilità greca, con all’orizzonte un marcato allontanamento britannico, accompagnato dalla freddezza di tutti paesi scandinavi e baltici. Senza parlare dell’inarrestabile flusso migratorio che, comunque, buca le frontiere, determinando ondate di xenofobia che impeciano e storpiano l’accoglienza, sgretolando l’impalcatura giuridica e legislativa dell’Europa, in quanto tale.
In questo ingarbugliato quadro di crisi permanente il governo Renzi ha il fiato dei Soloni europei sul collo perché la cortina di ottimistico fumo che continua ad alzare si scontra con dati macroeconomici miseri da un più virgola qualcosa, con una occupazione stagnante, con un debito in espansione, con pezzi del sistema bancario fuori controllo, con – come segnala l’economista liberal Marcello De Cecco – un’evaporazione del 28% della struttura produttiva industriale dal 2008 ad oggi: chiuso un terzo del nostro sistema produttivo. Lo Jobs Act non ha fatto ripartire alcunché, è solo un palliativo per sostenere il sistema di produrre italiano, che ancora si fonda e scommette sull’abbassamento del costo del lavoro, scaricandone i costi sulla collettività, per far fronte alla concorrenza internazionale, favorito, in ciò, dal crollo dell’approvvigionamento energetico e dalla perdita di valore dell’euro.
Non è certamente così che può crescere l’occupazione, è fuori dal tempo e dallo spazio europeo pensare di allargare l’impiego nell’industria; ci sono tanti altri lavori possibili e proponibili, anche molto utili socialmente: solo un aumento del reddito socialmente disponibile può migliorare la qualità della vita, può rispondere all’incattivirsi della crisi economica e sociale.
L’irritazione europea nei confronti di Renzi, nei giorni passati, è tracimata al punto che, il ‘socialista francese’ e quindi sodale del Partito Democratico, Pierre Muscovici, commissario agli Affari economici e finanziari UE , ha deriso i 500 euri per i neo diciottenni e le lagnanze per mancata flessibilità, tanto che qualcuno ha alzato il telefono e sentito Mattarella per sondarne la disponibilità a richiamare Renzi ai suoi doveri, ma, invece del Presidente Mattarella, si è sentita la voce di re Giorgio Napolitano, che, con un’intervista a tutta pagina su Repubblica, ricca di tirate di orecchie al giovin Matteo, vorrebbe quanto meno condurre alla ragione il presunto Giamburrasca europeo.
In questo clima ombroso, con le borse mondiali in sali e scendi, con economia-mondo in forte rallentamento tutti navigano a vista, specialmente in Italia.

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