Alcune note post elettorali.

Alcune note post elettorali.

Da ovunque piovono analisi, indiscrezioni, proposizioni sul post elezioni europee, alcune interessanti, altre scontate. Qui cerchiamo di fissare alcuni paletti di orientamento dentro questa situazione complessa, caotica, distorta, disarmante e, per troppe parti sociali, percepita come priva di prospettive.

Europa. Le elezioni europee, pur avendo evidenziato una crescita importante e preoccupante delle destre autoritarie, nazionaliste, razziste e xenofobe, hanno confermato, con mutati equilibri e pesi interni, l’impostazione politica che ha governato il continente negli ultimi 20 anni, hanno ribadito l’impianto economico neoliberista, tanto da inviare, come promemoria ai prossimi Commissari, un avviso di procedura di infrazione delle regole europee sul rapporto tra deficit, debito, prodotto interno lordo all’Italia. Con il supporto dell’area di Visegrad, interlocutrice dello stralunato Salvini, che bercia di voler cambiare le regole in Europa, ma che all’interno del Parlamento non è riuscito a costituire – per ora – un gruppo neppure con il re della Brexit Farange e l’amica Le Pen. Dunque l’impianto strutturale dell’Europa non cambia, l’Italia ne esce politicamente indebolita, basta leggere lo schiaffo di Macron, via Renault, alla FCA, quasi ai margini dell’Eurogruppo: impossibile sottrarsi alle dure indicazioni dei Commissari europei a meno di non voler far diventare l’Italia capofila dei paesi di serie B dell’Europa stessa, quelli sussidiari dell’economia tedesca, quelli fuori dall’Eurogruppo, ma Confindustria, anche quella Veneta capofila delle PMI proprio non ci sta, lo ha detto e ribadito in questi giorni. Sarebbe necessario un preliminare cambio di passo politico a cui gli assetti interni di potere finanziario ed industriale guardano con grande diffidenza, anche perché, aldilà del debito accumulato, in parte considerevole per pagarne gli interessi passivi, i fondamentali risparmio, consumo sociali, potenzialità finanziarie e produttive sono più solide qui che nei Paesi guida quali Germania e Francia. Per la BCE lo ha sottolineato Draghi, solo dopo un chiaro richiamo al Governo: seguite i consigli e non stampate mini BOT, ovvero una moneta interna succedanea all’Euro, perché vorrebbe dire usciamo dall’Eurozona. Una sfida che terremoterebbe gli assetti politici economici europei e italiani, che potrebbe indurre forte instabilità interna, quasi un autodeterminato golpe politico finanziario. Insomma è molto probabile che quello che ci aspetta è un’altra ondata di tagli ai servizi, al residuo di welfare e un’accentuata corsa alla privatizzazione delle funzioni statuali.
In ogni casso questa è la loro Europa. Non è certo Salvini che cambierà l’Europa, che porterà bene alle fasce povere e impoverite degli italiani, i cambiamenti vanno in simbiosi con le lotte, come ce lo hanno ricordato i Gilet Gialli che hanno stoppato e fatto virare – seppur parzialmente – la politica economica di Macron, con i parametri europei nascosti sotto le macerie dei boulevard; ce dicono le lotte ambientaliste – non solo gli scioperi del venerdì – che stanno unificando realmente l’Europa e il globo, e che hanno fatto la differenza, dove supportate realmente, anche dentro le urne; lo ri chiamano le lotte della logistica e delle piattaforme dalla Polonia, alla Germania, all’Italia; ce lo ribadiscono le lotte trans-femministe per i nuovi e vecchi diritti sociali di cittadinanza e libertà e contro il controllo sociale individualizzato, contro il patriarcato supporto cardine di ogni forma di capitalismo.

Italia. Aldilà degli studi dei flussi elettorali, dei travasi di voti, del voto utile, di quello inutile [sotto la soglia di sbarramento, in Italia il 4%] che molti di noi hanno praticato, avviluppati da legami e speranze intrise di autoreferenzialità, con il 45% medio di astensionismo, le chiacchere stanno – dovrebbero – stare a zero.
La Lega è maggioranza politica nel Paese, i 5S lo sono ancora in Parlamento, dal loro braccio di ferro, sotto le lampade di Bruxelles e Francoforte, dipende la sorte del Governo, tecnicamente – ci dicono – ci sono un paio di mesi per superare, a breve, lo spauracchio elettorale. Intanto, aldilà di rinnovate strette di mano tra i 2 duellanti, ci saranno ritocchi e assegnazioni di poltrone ministeriali, l’incasso del via libera alle grandi opere infrastrutturali, l’autonomia regionale differenziale, operazioni contabili quasi a costo zero, perché già presenti nelle Finanziarie precedenti, ma di potente riscontro di immagine politica per la Lega, a scapito dei 5S che debbono ingoiare l’amaro calice, pena ritornare all’opposizione definitivamente. È la Lega che tiene il banco e deciderà, direttamente o costringendolo altri a farlo, quando andare alle urne e lo farà quando avrà la convinzione di aver concluso l’erosione di Forza Italia e l’accorpamento solidale dei Fratelli d’Italia, avendo alle spalle un blocco sociale di destra neoliberista sul piano delle scelte economiche e ultraconservatore sul lato delle libertà sociali. Prima o dopo la Finanziaria? Dipende appunto dal braccio di ferro e dalle pressioni della UE: l’opposizione parlamentare e pure quella sociale non sono in grado di modificare il quadro, la partita si giuoca – per ora – solo nelle chiuse stanze, non nelle piazze.
Col PD non vogliamo infierire se non dicendo che credibilità sociale può avere una partito quando sul piano economico è più liberista dei neoliberisti, quando ha preparato il massacro sociale che stimo vivendo estinguendo la fascia bassa del ceto medio, riducendo alla sopravvivenza le fasce giovanile, provocando l’emigrazione negli ultimi 4 anni di quasi 2 milioni di italiani, nella gran parte ad alta qualificazione e scolarizzazione, quando ha dato la stura alla stretta e all’odio anti migranti. Che credibilità può avere chi, solo ideologicamente e pro domo sua, ha sparato contro quota 100 e il reddito di cittadinanza, quando nel loro impianto hanno comunque un margine di equità sociale.
Sul lato di Sinistra si è manifestato lo svuotamento di un potenziale bacino elettorale del 10% con l’emersione, solo, di un voto di militanza elettorale: Mediterranea, qualche tardiva manifestazione, qualche spruzzata ecologista, pochi passaggi televisivi, zero presenza nei territori non potevano, oggettivamente, esprimere di più. Avevamo capito che non avrebbero intercettato la rappresentanza dei movimenti che fortemente si erano espressi, ma ci abbiamo provato svogliatamente lo stesso, l’alternativa era andare al mare, ma la stagione, qui, era decisamente inclemente e dare un segnale ci era sembrato ragionevole.

Movimenti. Finalmente anche qui in Italia, nelle citta metropolitane ed anche nei territori si sono espressi potenti movimenti moltitudinari e orrizontali, dove si è toccato con mano e visivamente l’intreccio solidale, associativo, etico e politico di centinaia di migliaia di individualità ed associazioni che hanno indotto, stanno producendo un nuovo protagonismo, una forma di presenza attiva costruita su scelte di vita vissuta, con, in se, una potenzialità costituente di una nuova e diversa socialità e società. Ci riferiamo a tutto quello che si è espresso contro il dilagare della xenofobia, del razzismo, del neofascismo, per il rispetto della natura e dell’ambiente, per una vita ecocompatibile, per una scelta di politica industriale libera da carbon fossile e idrocarburi, per il diritto alla casa e al reddito di cittadinanza, per una società rispettosa delle differenze sessuali e delle scelte di vita praticate in libertà. Movimenti moltitudinari che hanno deciso di uscire dai percorsi carsici, facendo emergere quello che c’è di vitale ed innovativo nelle viscere della nostra società: una uscita all’aperto, alla contaminazione, alla cooperazione, un riconoscersi parte di un tutto, in movimento. Certo, in questi movimenti, molto era in gestazione, ma molto ha pesato anche l’attacco concentrico portato sul piano delle libertà sociali dai partiti e dalle formazioni sociali razziste, xenofobe, ultraconservatrici, fasciste che sono hanno trovato eco solidale in ogni loro aspetto, anche il più truce, nella Lega. Certo, si tratta, nella stragrande maggioranza, ancora di movimenti di resilienza sociale ma di assoluta importanza e preminenza per il portato innovativo dell’agire politico e sociale, per le potenzialità costituenti di una nuova convivenza sociale, oltre e nonostante la rappresentanza istituzionale, oggi, data e imposta.

Contributi utili:

• https://www.dinamopress.it/news/reazionari-conservatori-lo-spazio-manovra-dei-movimenti-europa/
• http://www.euronomade.info/?p=12098
• http://www.euronomade.info/?p=12094
• https://www.cesp-pd.it/spip/spip.php?article1705
• https://www.globalproject.info/it/in_movimento/leuropa-dei-paradossi/22037
• https://www.globalproject.info/it/in_movimento/come-giano-bifronte-pt-1-la-pancia-del-popolo/22053
• https://www.dinamopress.it/news/le-linee-battaglia-sul-green-new-deal-ormai-segnate/

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