26/27 ottobre 2018 giornate di sciopero, lotta e mobilitazione

In occasione dello sciopero generale proclamato per il giorno 26 ottobre , come Si Cobas e Adl Cobas riteniamo fondamentale portare un contributo importante alle due giornate di sciopero e mobilitazione a partire dalla capacità concreta di praticare realmente lo sciopero generale all’interno dell’intero settore della logistica. Il giorno 26 ottobre si trasformerà in un blocco reale di buona parte della circolazione delle merci in tutta Italia e vedrà come protagonista soprattutto quella composizione di classe composta da lavoratori provenienti da tanti paesi diversi che è diventata l’obiettivo primario da contrastare da parte del Governo Salvini/Di Maio. La campagna d’odio lanciata in particolar modo da Salvini contro gli immigrati ha come finalità primaria quella di aumentare la stratificazione e divisione dei lavoratori sul piano dei diritti e dei livelli di sfruttamento, alimentando, così, una guerra tra poveri lasciando credere al “popolo” che le cause della povertà hanno origine dalla presenza “eccessiva” degli immigrati in Italia ed in Europa. La parola d’ordine“prima gli italiani”, così come “american first” negli Stati Uniti, ha purtroppo fatto breccia anche all’interno della classe lavoratrice, mistificando le vere ragioni dell’aumento della povertà che risiedono interamente su un modo di produzione capitalistico che sta distruggendo l’ambiente in cui viviamo, che investe miliardi anche in opere inutili o peggio dannose al solo scopo speculativo, favorisce i corrotti, premia i grandi evasori e produce sempre più poveri e precarietà. A fronte di questa situazione risulta evidente che è solo dal basso, dai lavoratori, che può nascere una vera opposizione a questo Governo e alle sue politiche razziste. E’ solo da una ricomposizionedelle lotte, contro lo sfruttamento sui luoghi di lavoro, contro la devastazione ambientale, per il diritto alla casa e contro il razzismo dilagante che può nascere una prospettiva anticapitalistica diversa da quella attuale. Ogni singola lotta infatti se rimane a se stante in ambito aziendale o particolare e che non ha come minimo comun denominatore di opposizione al modo capitalistico di produzione, sul piano antirazzista e antifascista, è destinata a produrre solo effetti parziali e limitati. Siamo quindi convinti che sia necessario ripartire da questo formidabile ciclo di lotte nel settore della logistica, tutt’ora in corso, e che contiene già di per sé il carattere del meticciato, per riuscire ad aprire un nuovo importante capitolo nella storia del movimento di classe nel nostro paese.
E’ chiaro allora che la lotta contro la cosiddetta “manovra del popolo”, che prevede in realtà una forma di “reddito di sudditanza” che inganna i pensionati con la truffa della “quota cento” e allo stesso tempo favorisce i grandi evasori e reintroduce i voucher, non può essere disgiunta dalla lotta contro il cosiddetto “Decreto Sicurezza”. Il quale una volta cancellato il permesso di soggiorno per motivi umanitari, permette di revocare in pratica la domanda di protezione internazionale per i richiedenti asilo dopo una condanna di primo grado; prolunga fino a 6 mesi di detenzione nei centri per il rimpatrio , arriva addirittura alla revoca della cittadinanza, attua un cambio radicale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati ed in ultimo un pesante aggravio della pena per chi occupa una casa o effettua blocchi stradali con reclusione fino a 4 anni. Inoltre verranno stanziati meno soldi per l’integrazione e allungati i tempi per la cittadinanza.
In particolare risulta evidente che l’aggravio delle pene per blocchi stradali è finalizzato espressamente, come ha sottolineato Confetra in un comunicato, a colpire le lotte nella logistica.
Alla condanna si aggiunge anche la perdita del permesso di soggiorno e l’espulsione.

E’ con questo spirito che ci avviciniamo unitariamente allo sciopero del 26 ottobre, alle manifestazioni di Vicenza del 26 e a quella di Roma del 27 che rappresenteranno un importante passaggio per continuare a far crescere il movimento di lotta contro il governo Salvini Di Maio.

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