Vogliono il dipendente pubblico come un working poor!

Vogliono il dipendente pubblico come un working poor!

Ci colpisce che faccia scandalo la possibilità di introdurre una patrimoniale che imponga un contributo a chi si è arricchito al tempo del covid.

Ci colpisce il fatto che cresce il divario tra ricchi e poveri.

Ci colpisce che il 3% degli italiani possegga il 34% della ricchezza del nostro paese e che siano aumentati i miliardari.

Ci colpisce che invece si voglia imporre come “senso comune” il dettato di Confindustria, che vale ancor di più per i dipendenti pubblici, ossia che l’unico bene da preservare è il diritto al profitto e che il pubblico debba solo servire a non avere “lacci o laccioli” a non intralciare , a non infastidire con gli obblighi fiscali.

Si deve lavorare, anche in tempo di covid, anche senza adeguate tutele come l’enorme tributo pagato dai lavoratori pubblici e privati sul fronte dei contagi e delle vittime di covid purtroppo dimostra in maniera inconfutabile, ma non si deve pretendere un salario , che è il corrispettivo del lavoro svolto, dignitoso.

“ Working poor ” ossia poveri pur lavorando.

Noi non ci stiamo e non accetteremo nemmeno che la triplice sindacale CGIL CISL UIL firmi ucontratto dei pubblici dipendenti a perdere come è stato nel 2018 dopo che per ben 9 anni i dipendenti pubblici, sì quelli chiamati eroi nella prima ondata di questa pandemia, erano rimasti senza contratto .

Non ci sentiamo coinvolti nel loro sciopero del 9 dicembre perché crediamo che mobilitare una categoria significhi innanzitutto praticare democrazia, a partire dai posti di lavoro, dal ruolo delle rsu, dal pretendere in questa situazione di pandemia che il diritto all’assemblea sia mantenuto utilizzando la piattaforma informatica aziendale, dal riconoscere rappresentanza anche a quelle forme sindacali che lo sono a livello locale, d’ufficio, dal pretendere controlli sanitari periodici (tamponi) per tutti coloro che lavorano in presenza e anche per chi sotto cooperative condivide i nostri spazi di lavoro, pulendoli.

Siamo convinti che conquistare un contratto dignitoso è una cosa seria e che per esercitare radicalità va praticata anche la democrazia, ovunque, anche nei posti di lavoro.

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