UN CONTRATTO CHE E’ GIA’ SCADUTO
Alla fine i contratti per il pubblico impiego sono stati firmati e saranno applicati il Governo e
l’ARAN cantano vittoria dichiarando aumenti che finalmente a loro dire restituiscono potere
d’acquisto ai lavoratori.
Peccato che poi queste dichiarazioni vengano smentite non solo dalle sigle sindacali ma
anche dall’Istat, infatti la stagnazione dei salari reali e l’aumento delle retribuzioni nominali
lorde non sono in grado di compensare l’aumento dell’inflazione, in parte anche per la
lentezza dei rinnovi contrattuali (il tempo medio è di oltre due anni) e per gli anomali
livelli di crescita dei prezzi registrati nel biennio 2022-2023.
Come sempre questa differenza vale molto di più per i dipendenti pubblici che per i privati e
pesa ancor di più all’interno del pubblico impiego per i dipendenti degli Enti Locali piuttosto
che per gli altri settori del pubblico impiego mantenendo quindi al di là delle solite
enunciazioni gli Enti Locali all’ultimo posto in materia di salari
Per i dipendenti privati, dice il rapporto, la retribuzione annuale media è passata da
21.345 euro nel 2014 a 24.486 euro nel 2024, pari a un tasso di crescita del 14,7%
sull’intero periodo, mentre la retribuzione annuale media dei dipendenti pubblici è
passata da 31.646 euro nel 2014 a 35.350 euro nel 2024, pari a un tasso di crescita
dell’11,7% sull’intero periodo, con un tasso inferiore a quello dell’inflazione.
Alla luce di questi dati forniti dall’Istat è evidente che per i dipendenti pubblici il rinnovo
contrattuale non ha risolto il problema della perdita del potere d’acquisto e ancor di più si
evidenzia la carenza salariale cronica per i dipendenti degli Enti Locali che anche a
seguito delle nuove normative varate da questo Governo si ritrovano con carichi di lavoro
sempre più pesanti e con una carenza di personale sempre più problematica.
Ovviamente tutto questo porta molti giovani neo assunti a ricercare soluzioni diverse da un
impiego che alla fine non garantisce un salario adeguato e carichi di lavoro importanti
senza una vera prospettiva di miglioramento e di progressioni di carriera.
Quindi siamo ancora una volta a rincorrere l’inflazione, siamo ancora una volta a discutere
di contratti a perdere che non garantiscono un recupero del potere d’acquisto e che non
danno una vera prospettiva di miglioramento, inoltre a livello di contratto di secondo livello
ci troviamo con ulteriori tagli economici, con ulteriori restrizioni ed ulteriori imposizioni.
E’ arrivato il tempo di dire basta a tutto questo, è arrivato il tempo di pretendere la
parificazione dei salari all’interno del pubblico impiego con uguale trattamento per tutti a
prescindere dal essere dipendente comunale o dipendente dell’Inps o delle agenzie
Fiscali.



