Viadana – Vertenza Composad: diritti e salvaguardia dei posti di lavoro non sono più barattabili

La cooperativa Viadana Facchini non rispetta l’accordo di dicembre sul CCNL, mentre CGIL la difende e attacca la mobilitazione dei lavoratori.
Aprire un tavolo direttamente con la committenza: con il rinnovo dell’appalto è il momento di affermare che rispetto dei diritti e salvaguardia dei posti di lavoro non sono più barattabili.

Nel dicembre scorso si è aperta l’importante mobilitazione dei lavoratori della cooperativa Viadana Facchini impiegati all’interno dell’industria Composad (mobili in kit) di Viadana (Mn) per mettere la parola fine alla grave situazione di sfruttamento nella quale sono stati costretti a lavorare da almeno quattro anni.
Lo sciopero del 9 dicembre scorso, con l’adesione totale degli addetti, ha segnato un vero e proprio punto di svolta: non solo è stata riconosciuta formalmente l’urgenza di applicare integralmente il CCNL (con la firma dell‘accordo con i rappresentanti della Viadana Facchini), ma si è finalmente squarciato il velo sulle condizioni di lavoro che, tramite l’appalto alla cooperativa, hanno subito per lungo tempo i 250 facchini e facchine. Ma la partita è tutt’altro che chiusa, anzi.
Innanzitutto, cinque giorni fa la Viadana Facchini ha annunciato, a neanche un mese dalla firma, che a causa del perdurare dei problemi finanziari non rispetterà i termini dell’accordo, continuando a sottopagare i suoi “soci-lavoratori” come ha sempre fatto negli ultimi anni. Un atto gravissimo che dimostra la scarsa affidabilità della cooperativa nei confronti di quelli che dovrebbero essere suoi “soci”. Così, in maniera compatta, il lavoratori riuniti in assemblea hanno deciso per la riapertura dello stato d’agitazione per dare un forte segnale di disponibilità alla lotta se la decisione non verrà ritirata in breve tempo. A questo va aggiunto che la cooperativa ha convocato per il prossimo weekend un’Assemblea dei soci nella quale cercherà di far passare la propria linea nonché il mandato per procedere a licenziamenti collettivi! Un tentativo che registra la forte e compatta contrarietà dei lavoratori.
D’altra parte il comportamento della cooperativa evidenza ancora una volta quello che il ciclo di lotte nella logistica degli ultimi anni ha duramente denunciato e combattuto: il combinato disposto tra sistema degli appalti e l’imposizione coatta della figura di socio-lavoratore è un dispositivo che, più o meno consapevolmente, permette dure condizioni di sfruttamento tramite la privazione di diritti, la compressione dei salari e un’alta ricattabilità della forza lavoro, molto spesso come anche in questo caso migrante.
Non ha caso una delle rivendicazioni agitate nella mobilitazione di dicembre era quella di aprire direttamente un’interlocuzione con Composad affinché questa garantisse (quantomeno) gli standard stabiliti dalla contrattazione collettiva oltre che la salvaguardia dei posti di lavoro. Infatti, al di là dell’intermediazione dovuta alla cooperativa di turno, è necessario riconoscere che il rapporto di lavoro sostanziale è quello con la committenza, e a questa spettano chiare responsabilità.
Ora tale necessità si rende tanto più stringente dato che l’appalto che lega la Viadana Facchini è ufficialmente scaduto il 31 dicembre e a tutt’oggi non è stato ancora rinnovato.
In questa delicata fase d’incertezza ha però cercato di recuperare terreno la CGIL locale, che in questi anni ha chiaramente avuto un ruolo di copertura delle parti padronali, e ha tutt’oggi continua a farlo.
Nel passato, ha avvallato le misure di enorme sacrificio imposte ai lavoratori per garantire la sopravvivenza della cooperativa e di fatto i profitti dell’azienda tramite bassi salari. Mentre oggi, continua a rivendicare tale posizione, spingendosi persino ad attaccare le iniziative unitarie dei lavoratori e cerca di assumere un ruolo di mediazione che ha ormai, evidentemente, perso, come testimonia lo scarsissimo peso di rappresentanza che può attualmente vantare (neanche una ventina di lavoratori su 250).
Recentemente infatti il rappresentante locale della Filt, Marzio Uberti, ha continuato a stigmatizzare lo sciopero alla vigilia del cambio di appalto, rivendicando invece il merito per la possibilità di un confronto con l’azienda sul futuro dell’appalto.
La verità è invece ribaltata: la grande prova di forza messa in campo a dicembre ha dimostrato le capacità d’iniziativa dei lavoratori e ha dato all’azienda committente un chiaro segnale d’indisponibilità ad accettare supinamente condizioni contrattuali inaccettabili e spesso giustificate come necessità della cooperativa.
Al contrario di quanto cerca di far credere la CGIL, proprio l’iniziativa di lotta prima della scadenza dell’appalto ha fatto sì che non fosse più possibile per Composad chiudere gli occhi su ciò che accade dentro i proprio stabilimenti: non è un caso allora se oggi il confronto per il rinnovo pluriennale dell’appalto non può non basarsi sul rispetto del CCNL.
La vertenza quindi prosegue. La posizione di ADL Cobas e dei lavoratori, espressa anche nell’ultima partecipatissima assemblea di domenica 10, è che:
la cooperativa Viadana Facchini rispetti immediatamente l’Accordo sottoscritto a dicembre 2015;
il tavolo di confronto sul rinnovo dell’appalto vada aperto in tempi brevissimi e che vengano chiarite le condizioni di un’eventuale proroga dell’attuale contratto;
a tale tavolo debbano partecipare le rappresentanze sindacali dei lavoratori e delle lavoratrici (compresa ADL Cobas) in rispetto del principio di reale rappresentanza;
infine, punti fondamentali alla base del confronto debbano essere la reale valutazione dei volumi di lavoro dell’azienda, il mantenimento delle attuali posizioni occupazionali attraverso la previsione di Clausola di Salvaguardia e l’applicazione integrale del CCNL (per poi ragionare successivamente su accordi di secondo livello).
Crediamo che questi siano punti fondamentali per raggiungere una soluzione positiva che renda possibile un normale ripresa delle attività, nel pieno rispetto dei diritti dei lavoratori e della possibilità di svolgere in maniera degna il proprio lavoro:
per vedere finalmente garantiti tali principi i facchini impiegati in Composad sono pronti anche a riprendere la lotta.

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