Operaio licenziato per uno sbaglio nel certificato medico: cosi’ i padroni approfittano dell’emergenza coronavirus

Nelle fabbriche del Nordest può succedere anche questo:
un operaio della Casagrande srl, una fabbrica del settore plastica in zona Conegliano, riceve un certificato dal medico che, mentre al telefono gli dice che sono 5 giorni di malattia, per errore indica solo 2 giorni.

Per questa banale svista l’Azienda ritiene l’assenza del lavoratore ingiustificata e, nonostante una dichiarazione del medico in cui ammette che l’errore era suo, l’Azienda procede con il licenziamento.

Potremmo consideralo solo un episodio in più dell’arroganza dei padroni del Nordest, se non fosse che il tutto è accaduto in piena emergenza Coronavirus.
Infatti fin dalla fine di Febbraio i medici di base, assediati dai pazienti ed esposti ad un grandissimo rischio di contagio, ricevono la direttiva di assistere telefonicamente i loro pazienti e, di conseguenza, di rilasciare certificati solo telematici.

Ora, è facilmente comprensibile che, nel pieno dell’emergenza sanitaria nazionale, con migliaia di lavoratori, di famiglie, di persone fortemente preoccupate ed agitate, il medico possa aver commesso un errore. Tuttavia l’azienda nella sua lettera di contestazione non menziona mai l’emergenza sanitaria in corso, che è sotto gli occhi di tutto il mondo! Semplicemente usa questa circostanza per i propri interessi.

Allora vediamo ancora una volta l’ipocrisia e la doppia morale dei padroni: da un lato si inneggia all’eroismo dei medici, magari si fanno anche delle “caritatevoli” donazioni dall’alto delle loro smisurate ricchezze; dall’altro si approfitta dell’emergenza per licenziare.

Ricordiamo che quella stessa azienda pochi mesi fa aveva aperto un procedimento disciplinare allo stesso lavoratore perché, secondo loro, avrebbe dovuto prendere ordini mentre era in ferie.
Ricordiamo che la Casagrande non ha mai voluto riconoscere la legittima rappresentanza agli operai che liberamente hanno aderito al sindacato di base ADL Cobas; non ha mai accettato una trattativa con i lavoratori per il miglioramento delle condizioni di lavoro ma vorrebbe addirittura “scegliersi” le sigle sindacali che fanno loro più comodo…

Comunque la battaglia contro questa ipocrisia e prepotenza continua e deve continuare: il licenziamento è già stato impugnato perché tutti insieme dobbiamo fermare l’arroganza di queste aziende.

ADL COBAS

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