Coca Cola, la provocazione della cassa integrazione

Apprendiamo dalla stampa locale che Coca Cola ha attivato le procedure per la cassa integrazione straordinaria in seguito alle proteste dei lavoratori iscritti ad Adl Cobas.
Denunciamo il tentativo da parte della multinazionale di scaricare le proprie responsabilità, cercando di dividere i lavoratori e di mettere i propri dipendenti contro i loro colleghi, dipendenti della cooperativa impiegati nella logistica, in lotta per difendere il proprio posto di lavoro.
Ci vuole coraggio a sostenere che l’occupazione del tetto da parte di 6 lavoratori porti al blocco della produzione. In questi giorni di presidio fuori dai cancelli, non è stato bloccato l’accesso degli altri lavoratori e abbiamo visto un continuo flusso di camion all’interno dello stabilimento, anche durante l’occupazione del piazzale interno.
Ribadiamo ancora una volta che questa situazione è stata generata dal tentativo di eliminare attraverso una lista nominativa di 14 presunti “esuberi”, una presenza sindacale, Adl Cobas, che in questi anni ha portato la conquista di alcuni diritti fondamentali, come la piena applicazione del contratto collettivo nazionale di riferimento e la denuncia e la cacciata di un caporale all’interno del magazzino.
Questo attacco politico verso Adl Cobas viene attuato attraverso lo strumento del cambio d’appalto. Se Coca Cola accettasse la nostra richiesta di inserimento della clausola sociale di salvaguardia in caso di cambio d’appalto (ossia la garanzia di riassunzione di tutti alle stesse condizioni), non si sarebbe verificata questa situazione.
Non è vero che nessuno è stato licenziato, infatti in questo momento è partita la procedura di mobilità per i 45 lavoratori, iscritti ad Adl Cobas, che non hanno accettato il ricatto di Coca Cola, dei consorzi e delle cooperative subappaltanti.
Quando Coca Cola invoca il ripristino della legalità all’interno della propria fabbrica, non capiamo come mai non faccia riferimento all’utilizzo di pistole elettriche Taser, da parte di alcune guardie private, contro i nostri lavoratori, fatto gravissimo avvenuto all’interno della sua proprietà privata.

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-9ee3a0ef-7916-4de4-9264-1c573a82b72c.html

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