Gianni Boetto (Adl Cobas) vede analogie con il caso Luxottica: «I sindacati non devono più permetterlo».

«La vicenda Safilo fa venire in mente quanto accaduto qualche tempo fa in Luxottica». Parole di Gianni Boetto, segretario dell’Adl Cobas, che interviene sulla vicenda che ha visto i vertici dell’azienda longaronese chiedere a una ventina di impiegati di “trasformarsi” in operai o di uscire dall’azienda in pensione anticipata, con Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil che si sono detti prima all’oscuro della vicenda, poi d’accordo con l’azienda. Parole che rievocano una vicenda che il segretario Adl Cobas non dimentica: «Tre anni fa la stessa cosa era capitata in Luxottica, come denunciato da un nostro delegato», racconta Boetto. «Ci furono analoghe pressioni a impiegati per essere demansionati a operai o per aderire a una mobilità “volontaria”, con lo spauracchio di essere licenziati per giustificato motivo oggettivo (mansioni soppresse). Anche in Luxottica, dove le relazioni sindacali sono ottime, i sindacati dissero di non sapere nulla. Poi le mobilità vennero stipulate da Cgil, Cisl e Uil, le cui rsu firmarono per tre anni di seguito, secondo legge, un accordo (mai esposto nelle bacheche) in cui si faceva riferimento a un allegato contenente le figure da mandare in mobilità volontaria». «In questi anni», prosegue Boetto, «numerosi impiegati Luxottica, anche per la soppressione della sede di Spinea, sono stati trasformati in operai (e non per libera scelta). Però in quel caso», a differenza di quanto accaduto in Safilo, «non ci fu alcun comunicato e alcuna presa di posizione degli altri sindacati. Neanche quando il nostro delegato, che aveva denunciato anche il problema della monetizzazione del Ferragosto, del gran numero di giornate di ferie arretrate non godute (con relativa sanzione della Dtl) e dell’abuso di ore straordinarie, subì un licenziamento “per giustificato motivo oggettivo”, senza avere la possibilità di essere spostato in altro ufficio, Milano compresa. Pochi giorni dopo fu licenziato anche un suo collega, tesserato Cgil. Chiediamo a Cgil, Cisl e Uil (un cui rappresentante è sempre presente per legge nella commissione alla Dtl quando Luxottica o altre aziende licenziano utilizzando il “rito Fornero”) di far sapere i numeri di questi licenziamenti». Il segretario dell’Adl Cobas quindi auspica che episodi simili a quelli capitati in Luxottica e in Safilo non capitino più e invita i sindacati «oltre ad occuparsi del cosiddetto “welfare”, a “diffidare” tutte quelle aziende dall’avvalersi di queste pratiche».

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