
Contro il mondo dei Re. Un nuovo spazio politico batte il tempo della libertà.
A Bologna ci siamo proiettatə nel futuro. Il mondo nuovo è qui davanti a noi.
Un mondo, il loro, che ha definitivamente archiviato il diritto internazionale, che colpisce lə attivistə, che reprime e tenta di cancellare i progetti politici confederali e democratici, che tenta di controllare i corpi di donne e soggettività dissidenti, che legittima deportazioni di massa e ostruisce la libertà di movimento, che ci proietta in città distopiche in cui chi guadagna meno è escluso mentre la crisi avanza. Un mondo in cui la guerra non è un’eccezione, ma una tecnica ordinaria di governo.
Un mondo, il nostro, che per funzionare deve battere il tempo della resistenza, della pace e dell’alternativa, insieme, contemporaneamente.


Il trono dove siedono i Re appare ben saldo ma lo strato di ghiaccio dove poggia è ancora sottile e può infrangersi, noi dobbiamo attrezzarci perché questo possa succedere, con tecniche nuove ed un conflitto efficace.
Il vecchio mondo non tornerà. La trasformazione in corso è materiale. La contesa è su tutto. I re vogliono disporre delle vite e delle terre, delle nuove scienze e delle tecnologie. Le vecchie forme politiche si riducono a dominio, la libertà, invece, si realizza avendo cura del meglio che ci tiene insieme e inventando forme politiche nuove.
Siamo già proiettatə nei prossimi mesi: nuove misure repressive, una destra che avanza e che si accompagna ai grandi capitali nel disegnare il loro nuovo progetto di società, l’ipotesi di una Gaza distrutta e colonizzata, che diviene sinonimo di “pace”, dazi, imposizioni, arroganza elevata a merito e persino suggerita per il Nobel.
Questo è il loro progetto di società.
E il nostro? Siamo già nel futuro, perché è nel presente che si gioca la resistenza da cui può nascere il nostro mondo nuovo. Il vecchio non torna, il nuovo deve nascere. Il potere è vecchio ma ha forme nuove, ha polizie digitali ed uomini armati che, come avvenuto ancora una volta a Minneapolis, uccidono. Noi dobbiamo aumentare la scala della nostra attivazione ed essere ambiziosə. Nelle città ed in Europa. Nella federazione delle lotte, nella costruzione del dizionario della libertà dai Re, contro i Re.
Poniamoci il problema di come sabotare realmente i nodi strategici della filiera del capitalismo bellico e pensiamo a come costruire uno sciopero generale europeo. Stanno costruendo un apparato repressivo che attacca direttamente la possibilità di ribaltare i rapporti di forza; stanno delineando un clima intimidatorio e patriarcale che dietro l’inevitabilità della guerra nasconde l’inarrestabile smantellamento dei nostri diritti sociali e della nostra industria civile; stanno imponendo un approccio predatorio che sta devastando il nostro sistema industriale promettendo ai padroni la tutela dei profitti attraverso la riconversione bellica, e schiacciando la dignità del lavoro. E riconversione bellica vuol dire per sua natura impossibilità di riconversione ecologica e sociale, quella riconversione imprescindibile che ci faccia uscire dal fossile mortifero. Non dobbiamo essere movimento di opposizione al riarmo, ma essere rapporto di forza che ribalta il riarmo.
Dobbiamo costruire l’ipotesi di un’Europa transfemminista dei territori confederati e delle nuove soggettività in opposizione all’Europa dei nazionalismi e della guerra.
É con questo spirito che abbiamo affrontato le discussioni e da cui nasce l’agenda e una visione futura che, nelle accelerazioni di questo tempo, trova in questo spazio un luogo politico in cui convergere, da far crescere e trasformare insieme con cura.
La partenza della carovana per Rojava ha inaugurato la nostra riunione, il messaggio del confederalismo democratico ha attraversato tutte le assemblee; le parole dell’insurrezione in Iran ci hanno ricordato come i Re nostri nemici non siano solo a Washington ma anche a Teheran. Ed in ultimo la resistenza di chi viene attaccato – ora dagli USA, ora dalla Russia, ora da Israele, ora dalle forze jihadiste, ora da Palantir – ha risolto ogni ambiguità: la resistenza all’oppressore è sacrosanta. Il diritto alla pace si conquista nella resistenza contro i Re.
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28 marzo: TOGETHER, INSIEME. In parallelo con l’oceanica manifestazione di Londra contro l’estrema destra, Manifestazione nazionale della convergenza No Kings.
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