Rimini – Un incontro con Kalpona Akter attivista femminista e responsabile del Bangladesh Center for Workers Solidarity

Ieri pomeriggio a Rimini abbiamo partecipato con alcune delegate adl cobas del settore educativo scolastico e del mondo del lavoro sociale, insieme alle attiviste del Guardaroba Solidale Madiba, all’incontro con Kalpona Akter (attivista femminista, operaia nel settore tessile da quando aveva 12 anni, è oggi responsabile del Bangladesh Center for Workers Solidarity).
La marea transfemminista che si è materializzata nello Sciopero globale dell’otto marzo (anche in Bangladesh con milioni di donne scese in piazza contro la violenza patriarcale e lo sfruttamento del lavoro nell’industria tessile), e a Verona lo scorso 30 marzo, si è materializzata ieri anche nell’incontro promosso da Pacha Mama Commercioequo Rimini con una delle protagoniste di questo movimento globale che grazie all’intersezionalità delle lotte transfemministe lega la lotta per il giusto salario, per la dignità e la salute nei luoghi di lavoro contro la nocività del lavoro gravemente sfruttato per un altro modello di consumo e produzione, alla lotta per una società libera dalla violenza patriarcale.
La vita umana vale molto di più di un capo di vestiario della fast fashion, che al pari delle aste online nella grande distribuzione organizzata o delle gare d’appalto per l’affidamento dei servizi, decidono quanto vale la nostra vita e il nostro lavoro.
L’insegnamento di Kalpona, che ha subito arresti, violenze, intimidazioni è un monito fortissimo a continuare su questa lotta globale!

ARTICOLO TRATTO DA CHIAMAMI CITTA’
“Poche donne in tutto il mondo comprendono le realtà più grigie del fast fashion più di quanto non sappia farlo Kalpona Akter. Operaia, lavoratrice minorenne lei stessa, diventa presto attivista per i diritti civili e dei lavoratori.

“È la fondatrice e direttrice esecutiva del Bangladesh Centre for Worker Solidarity. Per questo ha ricevuto ripetutamente minacce e pressioni. Nel 2002 il suo collega sindacalista Aminul Islam è stato rapito, torturato, e in seguito ucciso da sconosciuti.

Ha ricevuto il premio Human Rights Watch di Alison Des Forges per l’Attivismo straordinario.

La sua organizzazione combatte contro lo sfruttamento dei lavoratori tessili in Bangladesh e per far crescere i loro diritti, inclusa la sicurezza nelle fabbriche di abbigliamento, i salari minimi e il loro diritto di esprimersi in organizzazioni sindacali.

La sua azione ha avuto maggior impatto in particolare dopo gli eventi più tragici dell’industria del tessile, l’incendio di Tazreen e il crollo dell’edificio Rana Plaza, rispettivamente nel 2012 e 2013.

“Creare lavoro non sempre coincide con creare le basi per autonomia e indipendenza delle donne. Noi vogliamo il lavoro, abbiamo bisogno di questo lavoro, ma vogliamo lavorare con dignità”. Sono queste le parole che Kalpona Akter rivolge nel 2015 in New Jersey alle grandi aziende americane che realizzano le loro commesse in Bangladesh. Nel tentativo di consegnare una lettera al quartier generale di Children’s Place (abbigliamento per ragazzi), Kalpona viene arrestata e trattenuta per alcune ore.

Akter ha avuto un ruolo chiave nel sollecitare i marchi occidentali aderire ad un Accordo per la Sicurezza del lavoro in Bangladesh, e la sua testimonianza del Congresso degli Stati Uniti ha contribuito a inquadrare le linee guida per una proposta di legislazione contro le cattive condizioni di lavoro nel settore dell’abbigliamento.

Attualmente, l’obiettivo principale di Kalpona Akter è l’indipendenza finanziaria dei lavoratori del settore abbigliamento in Bangladesh, accanto a migliori condizioni ambientali e maggiore equità di genere. Per oltre l’80% si tratta di lavoratori donne. Nel 2018 l’industria dell’abbigliamento in Bangladesh collegata ai grandi marchi occidentali ha offerto uno stipendio minimo mensile di circa 70$, considerato ai minimi della sussistenza, tra l’altro cresciuto negli ultimi anni dopo solo l’attività di sensibilizzazione promossa dalle organizzazioni dei lavoratori, in seguito alla tragedia del Rana Plaza.”
Articolo tratto da Chiamamicittà.it

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