Sulla vergognosa sentenza d’appello per gli schiavisti di Nardò

Era l’agosto del 2011 quando dalla Masseria Boncuri di Nardò partí la prima rivolta in Italia dei braccianti migranti sotto ricatto e sfruttati nelle filiere dell’agroindustria quelle che, ma l’abbiamo scoperto dopo, decidono quanto vale una vita umana… meno di una passata di pomodoro.
Le rivendicazioni dei braccianti di Narò sono ancora attuali, segno che in questi 8 anni nulla è cambiato: contratti di lavoro veri, aumentare il prezzo del cassone oppure essere pagati all’ora, abolire il sistema del caporalato, aprire un ufficio (centro per l’impiego) dentro ai campi, sistemi di trasporto pubblici sicuri e presidi sanitari nei campi, case e servizi.
Nel frattempo negli ultimi sei anni sono 1.500 i e le braccianti morti sul lavoro (dati del British Medical Journal, prestigiosa rivista medica del Regno Unito), più di 400.000 quelli occupati e schiavizzati, rilegati nei Ghetti Italia che da nord a sud sono popolati di fantasmi, persone senza diritti, senza dignità, senza casa, senza servizi, che raccolgono la frutta e la verdura che troviamo sulle nostre tavole o in qualche catena di discount o della GDO a prezzi stracciati.
La rivolta di Nardò avvenne nell’estate del 2011, estate in cui si attivarono anche i primi scioperi delle lavoratrici e lavoratori stagionali della Costa Romagnola, una rivolta che ci diede coraggio e speranza.
Ieri è arrivata però la notizia della sentenza della Corte d’appello, una sentenza che come tante altre grida vergogna, e ci fa capire come la giustizia nelle aule dei Tribunali sia esercizio di potere e ulteriore disciplinamento verso chi è invisibile e sfruttato e rifiuta questa condizione, ribellandosi.
Ieri i giudici della Corte d’Appello di Lecce hanno infatti assolto i caporali e i padroni coinvolti nel processo “Sabr” ribaltando così la sentenza di primo
grado che li condannò a 11 anni per riduzione in schiavitù.
“Un affronto alla civiltà e un insulto all’umanità, questa sentenza. Nessuno avrà più il coraggio di denunciare. Non c’è stata giustizia, molti di questi lavoratori che vivono ancora in riduzione in schiavitù in varie parti d’Italia non si ribelleranno agli sfruttatori. È questo il messaggio che arriva da questa sentenza. Eppure grazie all’inchiesta di Nardò, il tema del caporalato è diventato di grande importanza in questo paese. Continueremo ad andare avanti: andremo in Cassazione appena arriveranno le motivazioni. Quando ho iniziato queste battaglie, ho trovato una parte piccola di società civile che già si occupava di questi temi. Abbiamo messo in campo una strategia che ha portato ad una legge. Gli studenti e l’opinione pubblica hanno iniziato ad informarsi, ad avere un interesse per un fenomeno sommerso. È chiaro che il lavoro non è finito. Teniamo alta l’attenzione sullo sfruttamento soggetti deboli”
il commento di Yvan Sagnet che di quella rivolta fu il volto e la voce della protesta ed ora è impegnato nella rete NoCap.
Condividiamo in toto questo sentimento e questa rabbia e auspichiamo e speriamo che attraverso questo percorso giudiziario e il ricorso in Cassazione gli schiavisti vengano condannati.
Nel frattempo anche in Emilia Romagna ci stiamo impegnando con formazioni rivolte ai/alle richiedenti asilo, ai/alle migranti che attraversano i nostri sportelli, servizi, spazi affinché ognuno possa essere protagonista consapevole della propria storia, persona con diritti e dignità da difendere sui luoghi di lavoro, non più solo o sola.
#MaiSchiavi #MaiSchiave

Per approfondire:
– Migranti, l’ “SOS” dei medici: “Oltre 1500 ne sono morti in sei anni nei campi italiani” https://larep.it/2WRNCUu
– «Hanno vinto i caporali, ora nessuno denuncerà più»
https://www.quotidianodipuglia.it/…/hanno_vinto_i_caporali_…
– Caporalato, annullata la prima sentenza di «riduzione in schiavitù»
https://www.corriere.it/…/caporalato-annullata-prima-senten…

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