REPORT ASSEMBLEA DELEGATI/E DI Adl Cobas, Sial Cobas, Clap L'assemblea nazionale del 22 Gennaio

REPORT ASSEMBLEA DELEGATI/E DI Adl Cobas, Sial Cobas, Clap L'assemblea nazionale del 22 Gennaio

Nella giornata di venerdì 22 gennaio si è tenuta l’assemblea congiunta in video conferenza degli/lle RSA/RSU di Adl Cobas, Sial Cobas e Clap. Le sedi che si sono collegate erano: Milano, (Adl Cobas e Sial Cobas) Alessandria (ADL), Varese (ADL), Verona ADL, Vicenza ADL, Padova (ADL), Treviso (ADL), Marghera (ADL), Rovigo (ADL), Bologna (ADL), Reggio Emilia (ADL), Parma (ADL), Rimini (ADL), Roma (CLAP),collegati inoltre come  Sial Cobas, diversi delegati a livello nazionale. In quasi tutte le sedi le riunioni si sono tenute in presenza ed hanno coinvolto 150 persone tra attivisti sindacali e delegati/e mentre altri 30 si sono connessi da remoto con Zoom. In totale, pur con le comprensibili difficoltà esistenti nell’organizzare assemblee nazionali, ma anche cittadine, ai tempi del coronavirus, vi è stata una partecipazione molto significativa che ha visto la presenza di nuovi settori lavorativi. In particolare, oltre alla presenza massiccia della Logistica, c’erano RSA e RSU del settore delle Pulizie, del Turismo, del Commercio, dei Metalmeccanici, dell’industria della carta, dello Spettacolo, delle cooperative sociali, della Scuola, del Trasporto pubblico e del Pubblico Impiego.

L’assemblea iniziata poco prima delle ore 15 è stata pressoché impeccabile dal punto di vista dei collegamenti e tutti/e hanno avuto l’opportunità di parlare e di ascoltare decentemente i molti interventi che si sono succeduti.

Nell’intervento introduttivo si sono toccati i temi più significativi collegati al protrarsi della pandemia con particolare riferimento al fatto che anche il coronavirus non è figlio di nessuno, ma nasce interamente da questo modello di sviluppo capitalistico e le conseguenze che il Covid 19 produce sulle persone nei paesi capitalistici più avanzati e in quelli sottosviluppati portano sempre un connotato di classe. Non a caso le fasce più colpite, sia in termini di mortalità che nella possibilità di cura, sono sempre quelle più povere. E’ innegabile che il Covid 19 è il prodotto della crisi climatica, del surriscaldamento del pianeta, dello stravolgimento degli equilibri che avevano mantenuto la separazione tra le specie animali. Ma la crisi dovuta al Covid, già ormai da mesi sta colpendo sul piano sociale in maniera drammatica e la situazione peggiorerà ulteriormente con lo sblocco dei licenziamenti e degli sfratti.

In tutto questo, a distanza ormai di un anno dal primo caso verificatosi in Italia, sono emersi i limiti anche grossolani dell’azione di governo che non ha saputo intervenire adeguatamente per impedire che il virus tornasse a manifestarsi con estrema virulenza nella seconda ondata, potenziando in maniera del tutto inadeguata la sanità pubblica, non garantendo un intervento sul trasporto pubblico in grado di salvaguardare il diritto alla scuola in presenza e stanziando poco e male i fondi per gli ammortizzatori sociali. Il Covid ha fatto emergere con grandissima evidenza i disastri provocati da decenni di abbandono della sanità pubblica a favore di quella privata. Ha fatto emergere l’assoluta inadeguatezza degli ammortizzatori sociali esistenti e di quelli approntati per l’emergenza covid. Risulta quindi di fondamentale importanza indirizzare le lotte verso la necessità di mettere la salute al primo posto con interventi che garantiscano come diritto inalienabile quello alla cura in strutture pubbliche da un lato, e di potenziare il trasporto pubblico in quanto diritto ad una mobilità sostenibile. E’ stato detto che nulla dovrà essere più come prima del Covid e che è fondamentale cercare di mettere insieme tutte le forze sane della società per costruire un futuro diverso. Bisogna quindi cercare di tessere tutte quelle relazioni con i diversi settori di movimento che lottano contro il cambiamento climatico, contro discriminazioni di ogni genere e contro il razzismo, per il diritto all’istruzione, contro ogni forma di precarietà, per il diritto ad un reddito dignitoso, per il diritto all’abitare, per un salario minimo europeo. Solo da un intreccio virtuoso tra tutti questi segmenti di movimento potrà scaturire una vera inversione di tendenza, nella consapevolezza che nulla è scontato e che il percorso non è per niente facile.

E’ stata affrontata nella relazione introduttiva anche la questione delle relazioni con altre organizzazioni sindacali e con le realtà di movimento organizzato presenti nel nostro paese. E’ stato ribadito che siamo interessati a costruire relazioni in termini di reti intersindacali, ma non in prospettive di trasformare l’organizzazione sindacale in qualche forma partito, con altri soggetti politici che poco o nulla contano nei conflitti reali sul lavoro e che rischiano solo di creare confusione sugli obiettivi percorribili dell’azione sindacale. In ragione di ciò è stato detto che non siamo interessati a scadenze liturgiche con la riproposizione di scioperi generali che rischiano di essere mere testimonianze. Mentre siamo interessati, come è successo in tutti questi ultimi 7/8 anni, ad intessere relazioni sul terreno del conflitto che siano in grado di conquistare obiettivi concreti (come è successo nella logistica nel rapporto con il Si Cobas) in una azione costante di rapporto di rete reale e non formale. E’ infatti sul terreno delle reti intersindacali che partono dai conflitti che stiamo concentrando i nostri sforzi, andando a costruire la RISP (la rete dei lavoratori dello spettacolo), o la RIOS (le rete degli operatori sociali), cercando anche di ricostruire un’etica delle relazioni sindacali, contro chi continua a praticare una logica da “sindacato pattumiera”, nel senso di raccattare tutto quello che viene scartato da altri organismi sindacali, in nome di un qualche presunto grado più elevato di contenuti di “classe”.

Alla luce di queste riflessioni sono state formulate alcune proposte legate alle prospettive dell’immediato futuro. Sono stati quindi individuati alcuni temi fondamentali sui quali concentrare i nostri sforzi. Sicuramente la questione della logistica e della GDO marciano di pari passo e dobbiamo essere in grado di far fronte alle enormi sfide che abbiamo di fronte. Da un lato c’è un contratto nazionale scaduto da oltre un anno e si tratta quindi di capire come riuscire a sbloccare la situazione, dopo che, comunque, grazie all’intreccio delle lotte con il Si Cobas, siamo riusciti ad ottenere anche in piena pandemia il rinnovo di Premi di risultato nei magazzini di alcuni dei più importanti corrieri (GLS, BRT, SDA), con l’aggiunta della firma di significativi protocolli sulla sicurezza anticovid. Ma ci stiamo trovando di fronte ad una nuova grande sfida lanciata da FEDEX/TNT che ha annunciato il taglio di 6300 posti di lavoro in tutta Europa, che avrà ovviamente ricadute pesanti anche in Italia e tra i facchini ed il personale viaggiante. Sarà quindi fondamentale entro breve andare a ridefinire un percorso che sappia tenere assieme questi due aspetti. C’è poi la questione della Grande Distribuzione Organizzata, che in particolar modo in Veneto, si sta muovendo a grandi passi verso una riorganizzazione che pone al primo posto (lo abbiamo visto in ALI’ Spa, al PRIX e in ASPIAG) la necessità di far fuori quelle organizzazioni sindacali non addomesticabili (nel caso specifico del Veneto, Adl Cobas) per riaprire le porte a modelli di sfruttamento che in tutti questi anni eravamo riusciti a contrastare efficacemente. Tutto ciò sia attraverso forme di internalizzazione con cambio di contratto dalla logistica al commercio, oppure (v. il caso Aspiag) con la costruzione di un nuovo enorme impianto da 200 milioni di € super tecnologicizzato, che per la sua natura ha bisogno di avere una forza lavoro docile e addomesticata.

Un’altra sfida importante che abbiamo di fronte riguarda lavoratrici e lavoratori del turismo che si ritrovano in una situazione drammatica. Sarà fondamentale costruire percorsi di lotta ampi e condivisi in termini solidali anche da altri settori, per riuscire a garantire la conquista di diritti fondamentali per riuscire almeno a sopravvivere. Continua la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo e delle operatrici e degli operatori sociali.

La proposta finale uscita dall’intervento introduttivo è stata quella di individuare (Covid permettendo ovviamente e nel rispetto delle scelte che verranno effettuate dai movimenti femministi) nell’otto marzo una possibile data verso la quale convogliare tutte le realtà di lotta per far si che questa data possa rappresentare realmente un avvio di una primavera che apra le porte a quelle lotte fondamentali per evitare che quei 200 e oltre miliardi del recovery plan non vadano gestiti al solito in grandi ed inutili opere, ma servano per garantire reddito e dignità, in primo luogo, e per segnare un effettivo cambio di rotta sulla questione ambientale e sul modello di economia e quindi sul come potenziare tutto ciò che deve essere considerato “bene comune” che non deve sottostare alla logica del profitto. Si è inoltre indicata la data del 30 gennaio come una importante proposta di assemblea formulata da Adl Cobas a tutte le realtà di movimento a livello nazionale per condividere possibilità di percorsi comuni, proprio perché oggi, più che mai, è necessario cercare di ragionare assieme ad altre soggettività di movimento sul come affrontare la situazione che abbiamo davanti a noi.

Dopo l’intervento introduttivo si sono succeduti una ventina di interventi dalle varie sedi e da lavoratrici e lavoratori che hanno toccato sia i temi generali affrontati dalla relazione introduttiva, ma anche temi specifici relativi ai vari comparti presenti all’assemblea. Ed in particolare molto importanti sono stati gli interventi che hanno parlato del settore del turismo, sia da Rimini che da Venezia, individuando la drammaticità della situazione che si vive in questo settore, caratterizzato spesso anche dal lavoro in nero e sottopagato e, quindi spesso senza poter usufruire dei miseri ammortizzatori sociali oppure ottenendo una miseria in quanto rapportati al contratto di lavoro a part time. Da Venezia è stata lanciata la proposta di costruire verso la metà di febbraio una iniziativa davanti alla Regione Veneto che veda il supporto anche di lavoratori di altri settori.

Da Parma, da Treviso, da Verona e da Vicenza gli interventi si sono soffermati sulla necessità di continuare le battaglie sulla logistica e non abbassare mai la guardia perché le conquiste ottenute sono sempre provvisorie se non si continua a tenere alta la tensione.

Altri interventi, da Rimini, da Milano, da Alessandria si sono focalizzati sui due settori nei quali si sono costruiti percorsi di rete, ed in particolare la rete dei lavoratori dello spettacolo e quella degli/lle operatori/trici sociali. Sono state ricordate le iniziative di lotta sia del settore dello spettacolo, che si sono tenute contemporaneamente in molte città, arrivando ad ottenere sia riconoscimenti istituzionali, ma anche risultati concreti sul piano economico, e che avranno un ulteriore momento di mobilitazione il 23 febbraio. E anche per quanto riguarda questo fondamentale settore che riguarda chi opera nelle cooperative sociali come operatore/trice, si è arrivati ad organizzare il primo sciopero nazionale del settore con un importante partecipazione. Quindi è stato ribadita l’importanza del lavoro in rete e la necessità di implementarlo per allargare il raggio di azione.

E’ stato affrontato da delegati del trasporto pubblico e della scuola il tema della necessità di continuare a costruire una unità d’azione tra il personale della aziende del TPL e gli studenti per potenziare l’uso del mezzo pubblico in sicurezza. Sulla questione della scuola, sia da Padova che da Milano è stato sottolineato come oggi sia indispensabile riuscire a creare le condizioni per un ritorno alla scuola in sicurezza, per gli alunni e per gli insegnanti.

Da Milano è stata riportata questa importante esperienza messa in piedi da Adl Cobas Milano e dalla Camera del Non Lavoro della “Brigata di Solidarietà” che ha portato decine di medici e infermieri e mettersi a disposizione, in forma del tutto gratuita e autofinanziata, per effettuare tamponi gratis al fine di contribuire in maniera significativa al tracciamento di massa e quindi alla possibilità di contrastare meglio la diffusione del virus.

Dall’intervento delle CLAP di Roma si è sottolineata l’importanza di costruire lotte per il reddito garantito e per il salario minimo. Impedire con le lotte che i soldi del Recovery fund vadano a finire nelle grinfie di Confindustria e l’importanza di convogliare sull’8 marzo non tanto forme di solidarietà allo sciopero femminista, ma un momento largo di mobilitazione in grado di affrontare tra i tanti temi anche quello della prospettiva immediata dello sblocco dei licenziamenti.

Altri interventi hanno toccato il tema della casa, del rischio delle conseguenze drammatiche che si aprirebbero se venisse dato il via libera allo sblocco degli sfratti.

L’assemblea si è conclusa con l’impegno di ritrovarsi sabato 30 gennaio nell’assemblea aperta ai movimenti di lotta e con l’impegno di approfondire le scadenze attorno all’8 marzo e a quella della fine marzo legata allo sblocco dei licenziamenti

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