GKN, riflessioni su di una lotta operaia. di Beppi Zambon

GKN, riflessioni su di una lotta operaia. di Beppi Zambon


E’ da luglio che i 422 operai, con il Collettivo di Fabbrica, della GKN tengono aperta l’agenda delle lotte in tutto il territorio di Firenze, della Toscana, e non solo, intessendo relazioni con le situazioni di crisi, ridimensionamento, delocalizzazione sparse lungo lo stivale italiano. Una importante, grande, unitaria esperienza di lotta si è dispiegata a partire da quel presidio che ha deciso l’occupazione dello stabilimento, dopo che i lavoratori/trici avevano ricevuto, via sms la comunicazione del licenziamento in tronco. L’arroganza strafottente del Fondo Melrose, proprietario dell’impresa, che se ne è sbattuto delle procedure formali per aprire la crisi aziendale e i conseguenti licenziamenti, è stata censurata dal Tribunale di Firenze che ha accolto il ricorso d’urgenza ex art. 28 L.300/70, dichiarando illegittimi i licenziamenti e obbligando Melrose ad aprire la procedura negoziale con il sindacato. Dando così alla vicenda GKN una parvenza di democratica dialettica sindacale tra le parti, che seppur in maniera claudicante, a tutt’oggi continua.

Ma la vicenda GKN, il protagonismo operaio, l’eccedente soggettività – come a taluni piace definirla – ha direttamente o indirettamente significato diverse altre potenzialità, prospettive, letture della fase che stiamo attraversando e degli attori che l’inverano. Molte soggettività, ringalluzzite e interessate da tale protagonismo, ci hanno riversato fiumi di vecchio inchiostro.
Vogliamo qui trascurare il rimbalzo in sede legislativa di ‘una moderazione delle delocalizzazioni’ di cui si sta occupando il ministro Orlando, con i suoi legulei, per aggirare/compatibilizzalo con la direttiva Bolkestein*, che pur riguardando i servizi, tracima in tutti gli ambiti settoriali dell’economia-mondo. Ci interessa di più ‘leggere’ il tentativo fatto da un ‘gruppo di giuristi lavoristi’ che recependo le indicazioni presenti negli otto punti approvati dalla assemblea permanente dei lavoratori Gkn, indicano un’altra prospettiva: l’intervento statale non solo come facilitatore dei processi di mercato, ma volto a creare concretamente e direttamente le condizioni di tutela dei livelli occupazionali. L’interesse imprenditoriale resterebbe ma all’interno di un processo più ampio di mediazione sociale che ha per finalità prospettica i diritti ed il bene comune. Una proposta dal basso, da soviet operaio, per chi ne ha ricordi o antiche letture. Di questi tempi, una proposta forte e sorprendente, che, in effetti, viene formulata dal Collettivo di Fabbrica, dall’assemblea dei lavoratori GKN e non solo. Da un Collettivo che ha messo la sordina alla FIOM e agli altri sindacati presenti in fabbrica e nel territorio fiorentino, senza rompere con essi, anzi facendone un uso operaio, e sempre tenendo/gestendo – fino ad ora – le fila della lotta, con le sue parole d’ordine radicali e le relazioni con i sodali, fossero essi Piero Pelù o Nicola Piovani, Fratoianni o Landini. Una goduria per degli operaisti come noi.

Ma, al netto del riconoscimento dovuto a questa insorgenza operaia, ci sembra opportuno richiamare l’attenzione sulla distorsione insita nella richiesta di un intervento economico-imprenditoriale dello Stato per salvaguardare ‘il patrimonio industriale e la professionalità dei lavoratori nell’automotive italiano ed internazionale’. A parte il fatto che dal punto vista della pianificazione dello specifico settore industriale ci sembra il voler chiudere la stalla quando i buoi sono già fuggiti, almeno da Marchionne in qua. Infatti nella componentistica (automotive) dove è inserita la GKN e altre fabbriche che in questi mesi sono state ridimensionate drasticamente o rischiano la chiusura uno dei nodi è il ritardo del settore auto nazionale rispetto alle componenti relative alle auto elettriche, prodotte prevalentemente in Asia (Cina, Corea ecc.). La Germania che è l’unica nazione europea che in qualche misura riesce a competere in questa fase nella drastica modifica del settore auto e delle sua componentistica ha, oculatamente, creato un vero e proprio fondo a favore della conversione del settore della componentistica elettrica [è il mercato bellezza!].

Sopratutto perché questi ‘giuristi lavoristi’, in cattiva compagnia con quegli economisti neokeynesiani, annidati nei vari centri studi, spingono per un utilizzo dei fondi pubblici europei per ristrutturare/riconvertire l’apparato produttivo italiano ed europeo: una profonda distorsione della disponibilità finanziaria europea e delle sue dichiarate finalità sociali. Certo, nessuno di noi si è illuso, in assenza di una ampia e trasversale conflittualità sociale, che i miliardi europei potessero essere usati per favorire una redistribuzione del reddito, una ricostruzione dello Stato sociale, ma l’uso strumentale di una importante insorgenza operaia, ci sembra proprio da rilevare e censurare come fuorviante.


Di lato, riteniamo sia utile, per non cadere nella retorica dell’Insorgiamo o di chissà quali prospettive per la lotta di classe nel conflitto sociale tra capitale e lavoro, come la composizione tecnica della forza lavoro GKN sia tipica dell’operaio professionale e/o tecnico specializzato, che caratterizza il segmento italiano della componentistica, parte integrante del settore metalmeccanico europeo e non solo. Lo dichiarano, giustamente, con orgoglio, in varie interviste**, gli attivisti del Collettivo di fabbrica, ma evidenziando quella ingenuità politico-sindacale, propria di chi si considera – o gli viene fatto ritenere di esserlo – essenziale o indispensabile a quel determinato ciclo produttivo. Il dato oggettivo, invece, ci ricorda come questa composizione tecnica dei lavoratori sia numericamente marginale, e che, oggi, la sua rigidità e compattezza sul piano politico-sindacale, così ben dimostrata dai lavoratori/trici GKN, sia un episodio felice, frutto di un precipitato politico, sociale e territoriale molto particolare, straordinario. Sicuramente da valorizzare, da seguire, da sostenere ma avendo presente quello che è in realtà.
Ne abbiamo viste tante, troppe purtroppo, di storie così, di grandi professionalità, sacrificate dal capitale, tanto più se finanziario, al profitto, alla speculazione dura e pura. Operaisti, si, sempre nel metodo, ma non vetero.



* https://it.wikipedia.org/wiki/Direttiva_dell%27Unione_Europea_2006/123/CE
**https://www.micromega.net/campi-bisenzio-lavoratori-gnk-sciopero/
**https://jacobinitalia.it/chi-lotta-bene-pensa-bene-e-parla-bene/

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