Dalla parte delle lotte, dalla parte del Si Cobas Contro il gravissimo tentativo della magistratura messo in atto nei confronti del SICOBAS di trasformare 15 anni di lotte contro il caporalato, contro la schiavitu’, contro l’evasione fiscale e contributiva ai danni dello stato, contro la violenza gratuita della polizia nei confronti degli operai che hanno lottato per il riconoscimento di diritti fondamentali e per la dignita’, in una associazione a delinquere.

Dalla parte delle lotte, dalla parte del Si Cobas Contro il gravissimo tentativo della magistratura messo in atto nei confronti del SICOBAS di trasformare 15 anni di lotte contro il caporalato, contro la schiavitu’, contro l’evasione fiscale e contributiva ai danni dello stato, contro la violenza gratuita della polizia nei confronti degli operai che hanno lottato per il riconoscimento di diritti fondamentali e per la dignita’, in una associazione a delinquere.

Risale ormai a molti anni fa il rapporto che abbiamo costruito con il Si Cobas, un rapporto che è nato in modo del tutto spontaneo a partire dalla constatazione che in Emilia Romagna ed in Lombardia il Si Cobas aveva intrapreso un percorso di lotta simile  a quello che avevamo intrapreso in Veneto in un settore divenuto fondamentale e strategico per l’economia globalizzata, vale a dire il trasporto merci e la logistica. 

Per chi ha gestito per molti anni questo settore sono stati gli anni delle vacche grasse: un  uso generalizzato della forma societaria della cooperativa che ha consentito per molti anni ( ma ancora adesso esistono situazioni dove le cooperative la fanno da padrone) di applicare ai lavoratori forme di sfruttamento che si avvicinavano molto alla schiavitù. I  lavoratori coinvolti erano  per lo più stranieri, costretti a diventare soci e a pagare una quota sociale che arrivava anche a 6000 € (che non avrebbero mai più recuperato), ma che erano  a tutti gli effetti lavoratori subordinati. I lavoratori venivano chiamati al lavoro con il cellulare con continui cambi di orario, ma potevano anche non essere chiamati, non esistevano straordinari, ma paghe conglobate orarie, non c’erano le ferie, i permessi, non c’era il pagamento della malattia e, tantomeno, dell’infortunio, tredicesima e quattordicesima pagate nella forma conglobata ma in modo molto ridotto. E soprattutto si attuava continuamente il cambio di appalto che azzerava tutto dal TFR all’anzianità di magazzino, e consentiva soprattutto, grazie al fatto che gli amministratori erano delle teste di legno, di azzerare tutti i debiti con l’INPS o lo Stato. Questo era il mondo della logistica che abbiamo incontrato dalla metà del 2000 in poi. Ma non si trattava solo di avere a che fare con vere e proprie associazioni a delinquere legalizzate,   tutto questo era condito con forme di violenza verbale e non solo, con  offese, umiliazioni, ricatti e prevaricazioni di ogni genere che toglievano la dignità a centinaia di migliaia di lavoratori. Lo Stato, in tutto questo, con la complicità di Cgil Cisl e Uil, che avevano piazzato molti dei loro dirigenti negli organismi amministrativi delle cooperative, stava a guardare e legittimava questa forma ignobile di sfruttamento.

Contro tutto questo, si sono sviluppate dinamiche di lotta in Emilia Romagna, in Lombardia e in Veneto che hanno avuto caratteristiche simili e che hanno portato ad un rapporto tra Si Cobas e Adl Cobas, attraverso il quale siamo riusciti  a coordinare le lotte per arrivare a stravolgere un sistema putrido di sfruttamento, tollerato e coperto, non solo dai sindacati collusi, ma anche dal sistema politico. Pensiamo solo agli imperi delle cooperative “rosse” e “bianche”  che hanno esercitato, e lo fanno tuttora, un potere enorme all’interno di regioni fondamentali nell’economia capitalistica quali la Lombardia, l’Emilia Romagna ed il Veneto. Solo grazie alle denunce che le nostre OO.SS. hanno  inviato alla magistratura, in qualche sporadica occasione si sono aperte inchieste che hanno portato a qualche procedimento penale e a qualche arresto. Ma il mondo del malaffare, dell’evasione fiscale e contributiva, dello sfruttamento schiavistico è stato intaccato solo ed esclusivamente dalle lotte dei lavoratori e delle lavoratrici, i quali hanno subito in tutti questi anni migliaia di denunce, arresti, aggressioni poliziesche e di squadristi prezzolati. Tutto questo a fronte del fatto che le nostre OO.SS hanno dovuto combattere anche contro una legislazione sulla rappresentanza che non ci garantisce formalmente  alcun diritto anche dove rappresentiamo la totalità dei lavoratori. Siamo arrivati al paradosso, vedi l’esempio dei Fedex Tnt, dove, avendo la rappresentanza a Bologna e a Padova di almeno 80 % dei lavoratori e avendo conquistato con le aziende in appalto i diritti sindacali, con il processo ci internalizzazione avviato da Fedex, oggi ci hanno privato dei diritti sindacali, pur continuando a mantenere una maggioranza quasi totale tra i lavoratori.

E’ quindi chiaro ed evidente che da parte padronale si è sempre  tentata la via della criminalizzazione  delle lotte, puntando anche  su singoli rappresentanti sindacali  come è successo con  l’ignobile arresto di Aldo Milani , orchestrato da un faccendiere del mondo della logistica in combutta con al Digos, le cui motivazioni si sono rivelate  immediatamente come una ignobile montatura e che ha   visto il coordinatore nazionale del Si Cobas uscire del tutto estraneo ai fatti contestati. Abbiamo assistito ad  uno stillicidio continuo di montature e provocazioni che hanno come unico scopo quello di  stroncare questo grande movimento di lotta fatto di lavoratori e lavoratrici che vogliono continuare a rivendicare diritti. Nel frattempo tutti dimenticano il prezzo pagato dai lavoratori: morti, aggressioni, denunce, multe, licenziamenti ed una infinità di procedimenti disciplinari.

Tempo fa è successo anche a noi di Adl Cobas,  in varie  vertenze legate ai   cambi di appalto, dove, a  fronte dei gravi disagi  che i lavoratori subiscono in conseguenza di ciò, e per porre fine ad una consolidata prassi che danneggia i lavoratori e anche lo Stato, abbiamo richiesto una forma di indennità di disagio, che in alcune occasioni abbiamo anche ottenuto, che ci siano state avanzate minacce di denunce per estorsione, poi cadute nel nulla. Ma questo per far capire come il tentativo di usare la magistratura per intimidire e per fare arretrare la determinazione dei lavoratori nel rivendicare diritti e nel combattere l’illegalità, sia una prassi consolidata.

Per questo siamo ancora una volta al fianco del Si Cobas nel respingere queste pesanti intimidazioni, nella consapevolezza che solo tenendo la barra dritta  sulle lotte e sulla coerenza si può fare   piazza pulita del fango che si sta cercando di gettare sul Si Cobas.