Bolle e balle occupazionali del Renzi Social Club.

Lo avevamo scritto, lo abbiamo detto, lo abbiamo megafonato, ora lo certifica l’INPS: l’aumento dell’occupazione era ed è doppato.

Il Renzi Social Club si affanna a diffondere la versione del bicchiere mezzo pieno ma bluffa a carte scoperte: solo i gonzi e i leccapiedi lo seguono e gli danno spazio.

Venuto meno con gennaio 2016 il super incentivo di 8.000€ – ora ridotto a 3.250€ – il trend occupazionale è precipitato, quasi si è azzerato. Sono note le gabole delle imprese permesse dal job act: licenziamenti e riassunzioni per incamerare il ‘premio’ di decontribuzione; a poco sono serviti gli allarmi dell’INPS: il Governo, le associazioni di categoria, i sindacatoni hanno finto di non vedere, di non sentire e nulla hanno detto. Si sono confermati 3 scimmiette.

Ci hanno fatto le spese la fiscalità generale, i disoccupati, i pensionati, i rinnovi contrattuali, insomma tutti noi; si sono ingrassati indebitamente, ancora una volta, industriali, padroni e padroncini. E il Governo ha mostrato con chi sta, continuando a battibeccare con i dati ISTAT, INPS e ILO, nuovi gufi del rinascimento renziano.

Quello che non viene detto e scritto è che i padroni del vapore italiano non investono né in impianti né in tecnologie ma continuano, da oltre un decennio, per reggere, nella crisi, la competizione sui mercati a livello globale, a comprimere il costo del lavoro con tutti i mezzi a loro disposizione, leciti ed illeciti, bruciando i diritti dei lavoratori, questuando nei Ministeri. Tutte le vertenze ce lo hanno raccontato ed ora gli istituti di statistica lo sanciscono. È in atto una deindustrializzazione in Italia come in buona parte dell’Europa, quantità e qualità delle produzioni sono in calo, con qualche eccezione merceologica e settoriale.

In questo contesto, la crescita esponenziale dei voucher è emblematica. Non si tratta di emersione del lavoro nero pre esistente ma del precipitare nel baratro del caporalato legalizzato per milioni di lavoratori sempre più precari. Il precariato non è una condizione temporanea ma la forma che ha assunto il lavoro in questa fase politica. Una forma del lavoro che ha trovato una risposta politico sindacale molto limitata e settoriale, che ha strappato risultati solo dove la catena del lavoro precario è stata in grado di bloccare la circolazione delle merci o dei saperi, sia qui in Italia che in Europa, con l’aggravante, tutto italiota, che non vi è alcuna copertura reddituale per una fascia amplissima di popolazione in età lavorativa.

Lo straordinario movimento ‘nuit debout’, che da 2 mesi attraversa le città francesi, che ha il suo epicentro a Place de la Republique in Parigi, sta indicando a tutti i movimenti d’Europa che, dal momento che non vi è la volontà politica della governance istituzionale ed economica di rispondere ai bisogni, alle esigenze della vita dei cittadini, è necessario riprendersi uno spazio politico progettuale, cercare fortemente una convergenza delle iniziative di lotta, rispettare i percorsi di soggettivazione che hanno modalità diverse dalle proprie, criticare radicalmente le derive autoritarie, xenofobe e ultraliberiste.

Una strada lunga, tortuosa e difficile ma che è stata aperta, ora si tratta comprenderla, di farla propria e di sperimentarla. Può essere un nuovo inizio.

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