14 marzo: data storica nella storia delle relazioni sindacali

Il giorno 14 marzo è una data storica per quanto riguarda l’evoluzione delle relazioni tra le nostre OO.SS. ed alcune delle aziende più importanti della logistica a livello nazionale. Per cogliere l’importanza del “verbale di riunione” siglato congiuntamente da BRT, GESC, TNT, assistiti da Fedit e Si Cobas e Adl Cobas, è necessario ripercorrere le vicende di questi ultimi anni all’interno del mondo della logistica e l’evoluzione che hanno avuto le relazioni sindacali.
La logistica, in Italia e nel mondo ha assunto un ruolo fondamentale all’interno del processo di valorizzazione capitalistica, è diventata un po’ come il sangue che scorre nelle vene di un organismo vivente. Buona parte delle infrastrutture stradali, ferroviarie e portuali vengono concepite e realizzate in funzione di una maggiore velocità di circolazione delle merci. I porti, gli interporti e i vari poli logistici distribuiti nel territorio nazionale hanno interamente modificato la morfologia delle città e delle loro periferie. All’interno di questo comparto, rispetto al quale è anche difficile fornire cifre precise sul numero degli addetti – le stime danno circa 1.500.000 addetti – per molti anni il sistema di sfruttamento ideato ha garantito livelli altissimi di profitti grazie all’uso strumentale della forma societaria della cooperativa e di condizioni contrattuali e retributive fuori da ogni controllo. Pur permanendo ancora ampie sacche di queste condizioni, tuttavia, nei principali poli della logistica del nord e del centro Italia, come Si Cobas e Adl Cobas, siamo riusciti, a partire dalla metà dello scorso decennio, a costruire un movimento di lotta dei facchini che ha messo pesantemente in crisi quel sistema di sfruttamento che vedeva la complicità assoluta della triplice sindacale. Quando sono iniziate le prime vertenze all’interno dei magazzini TNT o GLS o Bartolini, il solo nominare la parola Cobas sollevava immediatamente le ire dei fornitori, mentre per i committenti non si poneva neanche lontanamente il problema di una qualche relazione. La litania che sentivamo in continuazione era che, non essendo firmatari del CCNL, non avevamo diritto a nulla, né alle trattenute sindacali in busta paga, né, tanto meno, al riconoscimento degli RSA e dei diritti sindacali. Da quei tempi, un po’ di acqua sotto i ponti è passata, ma è stata un’acqua torrenziale, fatta di una infinità di conflitti veri, scioperi di magazzino, scioperi di filiera, scioperi generali della logistica, blocchi delle merci, presidi durati mesi, cariche della polizia, denunce, rappresaglie di ogni tipo. Nascono da questo movimento tumultuoso i diritti conquistati al di fuori delle normative vigenti. Paradossalmente, noi che abbiamo usato spesso metodi di lotta considerati illegali, siamo riusciti ad imporre la legalità nella regolamentazione dei rapporti di lavoro, abbiamo imposto il riconoscimento dei diritti sindacali che, per contratto, non ci sarebbero spettati e abbiamo imposto un miglioramento netto rispetto allo stesso CCNL applicato. Nella evoluzione di questa lunga vertenza, dopo avere conquistato il diritto a siglare accordi di secondo livello con i fornitori, siamo arrivati a porre il problema direttamente ai committenti ed in questa ottica, nei mesi di gennaio e febbraio dello scorso anno, BRT, TNT e GLS hanno firmato delle dichiarazioni di intenti che indicavano ai fornitori un percorso preciso da seguire nella stipula di accordi di secondo livello con le nostre OO.SS. A seguito di questi documenti si è arrivati successivamente alla firma di accordi con i vari fornitori presenti nei vari magazzini che riportavano buona parte delle dichiarazioni di intenti, riguardanti gli istituti contrattuali, l’erogazione del ticket restaurant, l’integrazione per malattia ed infortunio, i passaggi di livello, oltre ad alcune altri aspetti riguardanti la salute ed il superamento della figura del socio lavoratore.

A distanza di un anno da quelle dichiarazioni di intenti cosa cambia con la firma di questo verbale di riunione? Si tratta di un salto di qualità di una importanza politica e di sostanza senza precedenti nella storia del cosiddetto “sindacalismo di base”. O, meglio, possiamo dire che la firma di questo primo verbale di riunione segna molto probabilmente anche formalmente un nuovo spartiacque nella storia del movimento operaio. Se fare sindacato significa stare dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici all’interno di una netta separazione di interessi tra capitale e lavoro, è evidente che l’avere raggiunto un riconoscimento anche formale da parte dei principali corrieri sta a significare che non esiste più il sindacato “conflittuale”, o “di base” e quello “non conflittuale” o “non di base”, oggi viene sancito che l’approccio con la nuova composizione di classe all’interno di un processo di ristrutturazione capitalistica che investe l’intero mercato del lavoro, o è fuori da logiche concertative e opportunistiche e, quindi inevitabilmente conflittuale, oppure è qualcos’altro, sia che si definisca di base o non di base. E’ quindi evidente che un “nuovo statuto dei lavoratori” può essere scritto solo con le lotte. Non ci sono scorciatoie. Si tratta di ripercorrere i mille rivoli della composizione di classe e cercare di costruire le forme organizzative adeguate per essere in grado di contrastare l’offensiva capitalistica e governativa che mirano entrambe alla cancellazione dei diritti acquisiti e alla imposizione, grazie al jobs act di nuove forme di schiavitù. Questa l’importanza politica di questo verbale di riunione che porta con sé però anche importantissimi elementi sostanziali. In primo luogo, tutti gli aspetti che erano stati oggetto di trattative di magazzino diventeranno accordi di filiera, ma vengono introdotti almeno altri due elementi di grande rilievo: il primo riguarda la “clausola sociale”, vale adire che in caso di cambio di appalto, il committente imporrà al fornitore di assumere tutti i lavoratori presenti in quel determinato magazzino a parità di condizioni contrattuali e retributive; il secondo riguarda la stipula di assicurazioni che siano in grado di dare copertura economica a quei lavoratori che si dovessero trovare nella condizione di inidoneità alla mansione di facchino. Restano oggetto di trattativa altri due punti importanti che riguardano il passaggio da soci a lavoratori dipendenti e quello della richiesta di una riduzione complessiva dell’orario di lavoro, tramite l’aumento dei permessi retribuiti. Su tutti questi aspetti sono già state calendarizzate delle date con i singoli corrieri che porteranno a veri e propri accordi aziendali di valenza nazionale.
Per quanto riguarda SDA, FERCAM, STEF ed altri corrieri sono in corso interlocuzioni che si prefiggono di estendere questi accordi a loro ma anche all’intero universo della logistica. Non solo, ma riteniamo che nel prosieguo della lotta e della trattativa vada necessariamente inserito un punto fondamentale che riguarda i drivers e gli autisti. Si tratta spesso di un mondo a parte dove, una vera e propria giungla dove solo da poco tempo siamo riusciti ad ottenere importanti accordi in singole situazioni che hanno prodotto importanti cambiamenti nelle condizioni contrattuali e lavorative. Si tratta di continuare su questa strada e costruire le premesse per raggiungere accordi che abbiano una valenza di carattere nazionale.

Quanto abbiamo ottenuto con la firma di questo verbale e quello che seguirà con la firma poi di accordi specifici di filiera dovrà servire a rafforzare la nostra iniziativa in relazione al rinnovo del CCNL, nel momento in cui, di fatto, non esiste una piattaforma sindacale, ma esiste una piattaforma padronale che chiede ai sindacati confederali di scambiare anche parti del salario fisso con aumenti di produttività. Per quanto ci riguarda è chiaro che non siamo disponibili ad un terreno di questo tipo ma continueremo la battaglia nella prospettiva della riduzione complessiva dell’orario di lavoro e del miglioramento delle condizioni lavorative e retributive.

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