A Ferrara i soliti sciacalli dell’emergenza: il sindaco leghista da i buoni spesa “prima agli italiani”!

Ancora una volta la Lega si dimostra bravissima nel ruolo di sciacallaggio politico a discapito dei più deboli, ancora più grave nel contesto dell’attuale devastante crisi sanitaria ed economica. E ovviamente lo fa nel modo che più gli riesce: soffiare sul fuoco delle pulsioni razziste e xenofobe.

La giunta comunale di Ferrara, guidata dal sindaco salviniano Alan Fabbri, ha infatti scelto di disciplinare l’erogazione dei buoni spesa alimentari, recentemente finanziati dal Governo tramite ordinanza della Protezione civile (€ 400 milioni in totale) per l’emergenza COVID-19, subordinandola al criterio…della cittadinanza: “prima gli italiani”, poi gli europei e infine in caso tutti gli altri.
Lo stesso Salvini aveva strumentalizzato politicamente la misura per l’esiguità dello stanziamento dicendo che corrisponde a “poco più di 6€ per ogni italiano”.

Una scelta apertamente razzista e illogica ma giustificata dal solito odioso luogo comune razzista: agli “stranieri” vanno già tutti gli aiuti dei servizi sociali e le altre forme di sostegno al reddito (come il Reddito di cittadinanza).
Una menzogna bella e buona, che però nasconde un fondo di verità (confermata da tutte le statistiche nel corso degli anni) ovvero che le famiglie e i cittadini e le cittadine migranti, nonostante lavorino e contribuiscano massicciamente a PIL, contribuzione previdenziale (INPS) e erario statale, hanno mediamente redditi medio-bassi o bassissimi dunque sono più poveri!
Infatti, in maniera sproporzionata rispetto ai cittadini autoctoni, i migranti continuano a far parte delle fasce più deboli della popolazione, nella maggioranza dei casi costretti dai meccanismi ricattatori del permesso di soggiorno ad accettare di essere occupati nei lavori meno remunerativi e meno tutelati.
Non a caso sono infatti la componente maggioritaria negli appalti e nelle cooperative spurie della logistica e delle pulizie, nell’agricoltura, nel turismo stagionale, spesso occupati in condizioni di parziale o totale irregolarità (lavoro grigio e lavoro nero), oscillando costantemente tra occupazione e disoccupazione.

La scelta del salviniano Fabbri quindi non è solo eticamente e politicamente riprovevole ma è anche funzionale a mantenere intatta nella società dell’emergenza sanitaria quella solida gerarchizzazione del mercato del lavoro sulla “linea del colore”: secondo la Lega in un momento in cui la maggioranza della popolazione è in grande difficoltà perché incerta sulle proprie fonti di reddito, chi già è strutturalmente precario e socialmente debole deve continuare ad essere vessato, discriminato e marginalizzato.

Non ci piace il clima da “unità nazionale” ma tanto meno possiamo accettare che l’ingenuo patriottismo si trasformi in viscido nazionalismo xenofobo e razzista! L’ordinanza del sindaco di Ferrara va ritirata subito e gli aiuti stanziati sulla base delle reali necessità senza altri criteri discriminatori. Chi in questo momento crede di amministrare in questo modo dovrebbe solo dimettersi!

Dal nostro punto di vista, è chiaro che nella fase dell’emergenza sono utili anche queste forme di aiuti per sopperire alle mancanze urgenti perché non è accettabile che qualcuno/a rimanga senza cibo o sostentamento, ma il problema va risolto alla radice.
Così come la questione non è tanto o solo l’esiguità relativa di questa singola misura, ma la necessità di rifinanziare strutturalmente la spesa pubblica per welfare e sanità (dopo 25 anni di progressivi tagli di cui la Lega, al governo nazionale e regionali, è stata spesso e volentieri responsabile), per non creare ulteriori divisioni e discriminazioni sono necessari un unico ammortizzatore sociale d’urgenza con identiche regole per tutti i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e soprattutto una misura di reddito di quarantena universale, individuale e condizionato esclusivamente alle condizioni economiche che copra tutte quelle figure del mondo del lavoro disoccupate, inoccupate, in nero, precarie, intermittenti e del lavoro autonomo impoverito.

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