Vogliamo reddito, salute e diritti!

Il 19 gennaio 2016 – mentre eravamo fuori dai cancelli del magazzino del Prix di Grisignano (Vi) a bloccare i camion in risposta a 70 licenziamenti avvenuti il giorno precedente in seguito a una rescissione anticipata di un contratto d’appalto – in Regione Veneto veniva firmata una lettera, in cui i committenti veneti della Grande Distribuzione agroalimentare (Prix, Despar–Aspiag Service, Trasporti Romagna-Mg Service, Alì e Unicomm), la Regione, la Provincia di Padova, Legacoop e Cgil, Cisl e Uil, chiedevano ”l’intervento tempestivo delle Prefetture per ripristinare la legalità e l’agibilità dei cantieri” in caso di scioperi. Imprenditori, quotidianamente in lotta tra loro a colpi di promozioni ed offerte vantaggiose per conquistare sempre più clienti, sancirono quel giorno una “santa alleanza” per liberarsi dalla presenza di un sindacato conflittuale come Adl Cobas e di lavoratori che decisero di alzare la testa per chiedere il rispetto dei propri diritti e miglioramenti delle proprie condizioni lavorative.
Se il loro obiettivo era quello di espellerci dai loro magazzini, il loro intento fallì clamorosamente. Infatti non solo al Prix fu firmato un accordo per il rientro di una parte dei lavoratori, ma il 20 dicembre 2016 venne firmato un importante accordo migliorativo nei magazzini MaxiDì di Belfiore (Vr), Unicomm di Dueville (Vi) e San Pietro in Gu (Pd) e Aspiag di Mestrino (Pd).
Arrivare al pieno rispetto del contratto collettivo in merito alla mezz’ora di pausa retribuita e al riconoscimento della malattia (per 4 eventi annui) ed alcune migliorie come il ticket restaurant e il pagamento degli istituti contrattuali in forma fissa, non è stato semplice. E’ stato il frutto di un percorso di lotta iniziato tre anni prima, che ha visto numerosi scioperi e anche resistenza di fronte ai lacrimogeni e cariche della polizia, come fuori dal Prix il 5 febbraio 2016.
Riuscire ad allargare anche ai magazzini dell’agroalimentare le conquiste ottenute nei magazzini della logistica dei grandi corrieri come Bartolini, Tnt e Gls, non è stato facile, perchè ci siamo trovati di fronte a un particolare sistema di potere a livello regionale, che fattura miliardi di euro ed è in grado di influenzare media e politici locali, a suon di sponsorizzazioni (basti pensare come sia Prix e Famila ad esempio finanzino il Vicenza Calcio) e campagne di marketing nel territorio. Stiamo parlando di famiglie imprenditoriali (i vari Cannella, Cestaro, Fosser, Brendolan, Rossetto), che, partendo da un piccolo “casolin” 40 anni fa, hanno creato un impero, dove loro sono i “paroni”, a cui quindi bisogna sempre obbedire a prescindere dalle proprie tutele e diritti. Prima dell’arrivo di Adl Cobas in questi magazzini vigeva un meccanismo di “grande risparmio sulla manodopera, basato su sfruttamento e su ricattabilità continua grazie alla truffa dei cambi d’appalto tra cooperative. Se le condizioni ora sono migliorate è grazie quindi a quei lavoratori, nella stragrande maggioranza stranieri, che assieme ad Adl Cobas hanno deciso di alzare la testa.

Oggi, a distanza di un anno e mezzo, l’esistenza di un’esperienza di sindacalismo conflittuale è di nuovo sotto attacco dalla “santa alleanza” sancita quel famoso 19 gennaio 2016. E’ un attacco a diversi livelli di intensità nei vari magazzini, il cui apice in questo momento si è verificato alla fine di marzo a Mozzecane (Vr), dove ha sede il magazzino logistico dei supermercati “Rossetto”. Con un’altra rescissione anticipata dell’ appalto, i lavoratori della Cooperativa GDB iscritti con Adl Cobas si sono trovati di fatto licenziati. Da più di un anno è in corso una vertenza per migliorare le condizioni di questi lavoratori, inquadrati, invece che col CCNL Logistica, con un contratto collettivo farlocco (TERZIARIO SERVIZI CNAI COOPERATIVE) e con una retribuzione di conseguenza più bassa. Nei mesi scorsi ci sono stati degli scioperi e nel mese di gennaio era stato raggiunto un accordo temporaneo di miglioramento della busta paga. Poi sono cominciate ad arrivare da parte della cooperativa prima delle lettere e sospensioni, in cui è stato anche contestato come assenze ingiustificate le ore di sciopero, e poi il licenziamento di 2 lavoratori, di cui uno delegato sindacale. Contro questi provvedimenti c’è stata un’importante giornata di lotta con uno sciopero nella giornata dell’8 marzo scorso, in cui la produzione del magazzino è stata fortemente rallentata. Nei giorni successivi ci sono stati poi degli incontri con la cooperativa e Rossetto, la cui risposta alla fine è stata la chiusura dell’appalto e quindi di fatto il licenziamento di tutti i lavoratori impiegati nell’appalto a fronte di una probabile internalizzazione dei dipendenti da parte di Rossetto oppure di un’assegnazione dell’appalto a una nuova cooperativa.
I lavoratori sono tornati fuori dai cancelli a scioperare e sono state fatte delle iniziative comunicative all’interno di alcuni supermercati di Rossetto a Verona. L’obiettivo è la riconquista del posto di lavoro. Ci troviamo di fronte a un’altra importante lotta, a cui come lavoratori dei magazzini logistici dell’agroalimentare dobbiamo dare una risposta, cambiando prospettiva. Non è più sufficiente ragionare ognuno per la situazione del proprio magazzino, è necessario assumere la consapevolezza che di fronte abbiamo un’unica controparte: quel sistema di potere dell’agroalimentare veneto di cui parlavamo sopra. Se ci attaccano a Rossetto, è come se ci attaccassero al Prix o all’Alì. Viceversa un miglioramento delle condizioni lavorative ad esempio a MaxiDì è un miglioramento per tutti, perchè può alzare l’asticella dei diritti di tutti. Come nei magazzini dei corrieri Brt, Gls, Dhl e Tnt abbiamo costruito una piattaforma di rivendicazioni comuni e siamo arrivati alla firma di uno storico accordo nazionale con Fedit, come lavoratori dell’agroalimentare dobbiamo costruire una vertenza unitaria a partire dall’individuazione di quei punti e dei problemi che ci accomunano.
La richiesta di medie di produttività sempre più alte raggiungibili solo a patto di avere il mal di schiena perenne tra qualche anno, la maggiore flessibilità sull‘orario di lavoro al sabato e alla domenica dovute alle “esigenze di mercato” sono sicuramente le prime problematiche da affrontare. Allo stesso tempo come rivendicazioni generali individuiamo: il superamento definitivo della figura del socio-lavoratore di cooperativa; il riconoscimento e il pagamento pieno di malattia ed infortunio; l’introduzione di polizze assicurative idonee ad assicurare, ai lavoratori che abbiano avuto riconosciuta dall’Inail, a seguito di infortunio sul lavoro o malattia professionale, un’invalidità pari almeno al 26%, una rendita mensile o l’erogazione di una somma una tantum da definire.
A partire dal respingimento dei licenziamenti di Rossetto, dobbiamo ripartire con una nuova stagione di lotta che deve puntare al pieno riconoscimento della presenza sindacale e al miglioramento delle condizioni lavorative sia dal punto di vista del reddito, della salute e dei diritti.
Un primo momento sarà giovedì 26 aprile, in cui lanceremo uno sciopero di settore. Sarà il nostro modo di “festeggiare” sia il 25 aprile che il 1 maggio, attraverso una giornata di lotta concreta per liberarsi dallo sfruttamento.

ADL COBAS

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