Claudio Bortolan

Claudio Bortolan

Stamane ho partecipato alla Commemorazione Funebre del mio fratello Olol. E da stamane, come adesso, seduto davanti al mio PC, ho gli occhi pieni di lacrime che non se ne vogliono andare, e non vogliono che se ne vadano. Ho parlato di “Commemorazione Funebre”: più esatto dire “Celebrazione del più grande Eroe che Vicenza abbia mai conosciuto e che potrà mai conoscere”. Adesso, Olol, sei ne Regno destinato agli Operatori di Pace, e Tu lo sei, in maniera esemplare, con le Tue fragilità personali e con la sicura, indomita, fantastica, esemplare Tua Forza; sei ora nel Regno promesso a Quanti sono affamati e assetati di Giustizia: e tu, fratello Olol, di Giustizia, e di Verità, sei sempre stato e sempre resterai affamatissimo ed assetatissimo. Oggi, pur tra il nostro pianto sommesso, non abbiamo ricordato con mestizia e nostaglia e rimpianto qualcuno che non c’è più. Perchè come Tu adesso vivi realmente nel Regno degli Innamorati della Giustizia e della Pace, così tu continui a vivere realmente e veramente qui, con noi, in noi, per noi, e per tutti coloro per la cui difesa Ti sei battuto (e continuerai invisibilmente ma con la indomita tua forza) come un Leone. Tu sei un grande, straordinario, appassionato innamorato di ogni Persona Umana, ed hai dato tutto te stesso, e ci hai insegnato a dare noi stessi senza trattenerci in nulla come Te, affinchè ad ogni Persona Umana da tutti venga riconosciuto Quel Diritto e Quella Giustizia che ad ogni Persona Umana deve essere riconosciuto per il solo fatto di essere Uomo, di essere Donna. Non posso non pensare al Tuo interessamento per la condizione dei miei, Tuoi, nostri Sorelle e Fratelli Immigrati, queste Sorelle e Questi Fratelli venuti da lontano alla ricerca di un posto un po’ migliore per vivere, e che il Potere Costituito, con i suoi satelliti e i suoi sbirri, vorrebbe costringere ad odiare, a disprezzare, a considerare nemici, invasori, predatori di un benessere che le nostre società del Nord del Mondo hanno accumulato, da 500 anni, arrogandosi il diritto di girare per il mondo armate fino ai denti per conquistare, sottomettere, porre in catene, sfruttare, schiavizzare, rapinare, con i prestesti i più vari, i popoli del mondo. Un nuovo e ancora più arrogante, più potente, più rabbioso, più violento colonialismo è drammaticamente risorto dopo la Prima Guerra del Golfo (26/27 anni fa), coprendosi con la espressione Enduring Freedom, vale a dire il rinnovamento del mondo affinchè i ricchi ed i benestanti possano godere la
perpetua ed incontestabile “libertà” di fare strame delle contrade e dei popoli più poveri in funzione di un continuo, diabolico aumento dei loro pur già smisurati beni, e del loro pacifico ed indisturbato godimento.
E non posso non pensare, Olol, fratello, del Tuo impegno eroico, condiviso con tanti altri, contro la trasformazione del vecchio Aeroporto Dal Molin nella nuovissima Macchina della Morte che è l’odierno Dal Din. Un impegno che Ti ha visto guidare battaglie su battaglie per fare di Vicenza una Città di Giustizia e di Pace e non, con le sue 7 “servitù militari” che tutti conosciamo, una base avanzata per la conquista del mondo. E che dire del tuo interessamento alla Giusta e Sacrosanta Causa delle sorelle e dei fratelli, compagne e compagni, lavoratrici e lavoratori. Ci è stato detto e ridetto, e si continua a ripeterci che il Popolo Lavoratore non esiste più, che adesso tutti stravedono per il Cavaliere di Arcore e le sue ben remunerate puttane, e per la neonazista Lega Nord, e per altre oscenità consimili: ma il Popolo Lavoratore, quello con la fronte imperlata di sudore, esiste ancora, e mercè le riforme del “mondo del lavoro” dell’ultimo trentennio, siamo di nuovo al “sior paròn dale braghe bianche” che fa il bello ed il cattivo tempo per i suoi interessi ma alle spalle delle sue dipendenti e dei suoi dipendenti schiavizzati, delle loro famiglie, dei loro figli. Sembra incredibile, ma i “proletari” esistono ancor oggi, eccome se esistono. E le “riforme” degli ultimi “governi” sono riuscite a metamorfosare persino il vecchio, temuto, potente e combattuto “sior parò dale braghe bianche” in una sorta di benefattore, visto che, magari obtorto collo, è stato obbligato a concedere alle sue e ai suoi dipendenti, almeno in parte, quei Diritti che esse ed essi reclamavano. Il novello “sior paròn” è uno che ti ride in faccia, che ti prende – mi si scusi il termine – per il culo, ben protetto dalla sbirraglia che tutti, anche il popolo operaio, paga con le sue tasse. Olol ti sei preso a cuore anche di queste Sorelle e di questi Fratelli, compagne e compagni, per che il Tuo cuore è così grande che in lui c’è veramente spazio per tutte le vittime dell’Iniquità, della smodata auri sacra fames, della sete di potere, anche se questo significa il “martirio” quitidiano per tante donne, per tanti uomini, per i loro cari familiari.
Ho parlato di Cuore: certo ora il tuo Cuore mortale, Olol, Fratello, ha cessato di battere, ed ha cessato troppo, troppo, troppo presto, stroncando una vita nel fiore splendente dei suoi anni. Ma la Tua Anima, ed il Tuo Spirito, SONO VIVI. TU SEI TRA NOI, CON NOI, PER NOI, TRA COLORO CHE AMI, TRA COLORO E CON COLORO CHE PURE AMI E PER IL QUALI TI SEI BATTUTO FINO A SFIANCARTI NONOSTANTE LA TUA GIOVANISSIMA ETA’. E COME TU SEI CON NOI E TRA NOI E PER NOI, NOI SIAMO CON TE, IL NOSTRO GRANDE CONDOTTIERO, E LO SAREMO SEMPRE. Ci insegni a non aver paura delle minacce e dei soprusi del “potere stabilito”. Hai subito denunce, sei finito in tribunale, ma questo è sempre stato il destino degli EROI COME TE. E, adesso lo sai, ma Te lo voglio dire lo stesso, tutto questo suona vergogna per me, pauroso per carattere. Ma, in ultima fila, in tanti cortei, specie durante la pacifica ma risoluta Battaglia contro la trasformazione del Dal Molin in quello che è adesso, ci sono stato anch’io. E anche se tu, alla testa della lunga “legione” di amanti della Pace e della Giustizia, non Ti si vedeva, bastava sentire l’inconfondibile Tua voce, amplificata dagli altoparlanti, per essere certi che, camminando dietro di Te, lungo la Tua Strada, stavano percorrendo la Via Buona, quella della Giustizia e del Diritto, quella di coloro che non si arrendono alla iniquità e alla prepotenza. Per ora quella Tua Voce non la udiremo più, così come io non potrò, per ora, continuare ad apprezzare e a bearmi della Tua incredibile bellezza fisica – a Vicenza non c’è ragazzo nè ci sarà mai più incantevolmente ed irresistibilmente bello come Te, Olol – ma dietro i tuoi occhi, dietro quella indicibile bellezza, c’è la ancora più splendida, meravigliosa, seducente bellezza del Tuo grande Cuore, della Tua grande Anima, del Tuo grande Spirito, della Tua Generosità disinteressata per il destino di quanti i benpensanti giudicano la “feccia” che disturba il loro quieto vivere. Te ed io non ci siamo mai conosciuti personalmente, ma tante e tante e tante volte ci siamo visti, ci siamo incrociati per le strade di Vicenza, e vedendoti impegnatissimo con il cellulare sempre all’orecchio non ho mai voluto disturbarTi distogliendoTi dai Tuoi gravosi impegni. Ma un “ciao” reciproco mi ha scaldato il cuore, oltrechè il contemplare in silenzio la Tua Bellezza senza paragoni. Adesso Tu conosci tutto quello che provo per Te, che proverùò sempre per te nella mia anima e nel mio cuore. Tutto ho serbato nel silenzio della mia intimità. Adesso Tu sai. E questo mi conforta, come mi conforta, mi da forza, il sapere che Tu sei e continuerai ad essere il Nostro Eroe, il Nostro Condottiero, Forte come non mai nonostante le Tue umanissime fragilità, che chi ha la Grazia di averTi conosciuto da vicino, da amico, così come anch’io, ed ora soffro come un cane per non aver avuto più coraggio nell’avvicinarti (anche perchè gli ambienti da Te frequentati io ho sempre avuto il timore di non essere all’altezza nel frequentarli), avrei voluto conoscerti, sa bene. Sei l’Eroe che Vicenza non ha mai avuto, e non ce ne sarà mai un’altro, perchè ci sei sempre TU. Per ora mi congedo così da Te, ma i nostri cuori hanno mille cose da dirsi, a cominciare da quelle cose che prima della settimana scorsa probabilmente non Ti avrei mai detto anche se Ti fossi stato vicino. EROE, LEONE, CONDOTTIERO, il mio, il nostro EROE, LEONE e CONDOTTIERO: questo sei per noi, Fratello Olol. E per concludere, Ti grido quello che ora sai già: OLOL TI AMO E TI AMERO’ PER SEMPRE.

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