UNITE SI PUÒ: una bella storia di educatrici, sindacato e diritti

“C’era una volta un gruppo di giovani lavoratrici che non si conoscevano tra loro, sono bastate però poche occasioni di riunione con il datore di lavoro per fidarsi l’una dell’altra e decidere di fare un percorso di lotta insieme. Lavoravano nelle scuole dello stesso Comune ma era difficile capire in quel contesto chi era una collega della cooperativa e chi no. Era complicato parlarsi e confrontarsi perchè il lavoro quotidiano, a sostegno delle fragilità e delle disabilità, assorbiva la maggior parte delle energie. Una chat e la consapevolezza dell’importanza del proprio lavoro hanno fatto il resto: lo studio del CCNL e la conoscenza dei propri diritti, l’iscrizione ad ADL Cobas, il confronto costante tra le lavoratrici via chat e nei corridoi della scuola, la convocazione dello sciopero, il tavolo di raffreddamento in Prefettura e l’accordo raggiunto con la Cooperativa”.
Questa non è una fiaba è la storia delle educatrici di San Giovanni in Marignano, che hanno trovato nella solidarietà e nella fiducia reciproca la forza di non accettare condizioni lavorative senza diritti e regole organizzative chiare, e hanno avuto il coraggio di rivendicare la dignità e il valore del loro lavoro.

La nostra storia ha inizio ad ottobre con l’applicazione della Banca Ore sulle buste paga. Da subito capiamo che qualcosa non va nella gestione e nel pagamento delle ore supplementari, decidiamo allora di affrontare la questione con la Cooperativa e provare a capire il funzionamento di questa Banca Ore. La Cooperativa non fornisce risposte chiare alle nostre domande per questo ci sentiamo sempre meno rassicurate sulla gestione e l’organizzazione del lavoro. Non siamo però disposte ad affrontare ognuna per sé le difficoltà che stiamo vivendo e decidiamo così di affrontare insieme la situazione percorrendo una strada comune.
Vogliamo far chiarezza su diverse questioni contrattuali, a partire dalla Banca Ore che ci risulta non regolamentata dalla contrattazione di secondo livello, perchè vogliamo lavorare nel rispetto del CCNL con serietà, professionalità e serenità come abbiamo sempre fatto. L’iscrizione al sindacato non è stata immediata, siamo infatti una generazione di lavoratrici che fa i conti con la sfiducia nei confronti delle organizzazioni istituzionali di ogni categoria. Prima di intraprendere un percorso sindacale decidiamo di incontrarci tra di noi per parlare delle criticità emerse sul lavoro e delle buste paga. Una riunione di lavoro dovrebbe essere un diritto assicurato e invece per chi lavora negli appalti non è mai così semplice. Lavoriamo infatti a scuola, ma siamo dipendenti di una cooperativa che ha in appalto il servizio educativo scolastico e non ha sede sul territorio. Dove ci riuniamo allora? La risposta più semplice e immediata è stata per noi riunirsi in un bar. Qualche incontro nel solito bar di paese, molti messaggi e l’assenza di risposte da parte della Cooperativa ci convincono ad iscriverci al sindacato. Ci tesseriamo ad ADL Cobas che in questi anni si è mostrato molto attivo nella difesa del lavoro dei dipendenti delle cooperative sociali e non solo.
La nostra iscrizione ad ADL Cobas ha rappresentato l’inizio di un’esperienza sindacale collettiva che ci ha rese partecipi in ogni decisione intrapresa fino ad oggi. Ci siamo sempre ripetute che siamo un gruppo e insieme andiamo avanti.
Inviamo, tramite ADL Cobas, una serie di rischieste d’incontro alla Cooperativa per affrontare le problematiche riscontrate come la banca ore, i conteggi dell’orario lavorativo sulle buste paga, l’applicazione dei corretti livelli di inquadramento, la formazione e la mensa per le educatrici che assistono i bambini durante la refezione. Nonostante queste richieste ufficiali d’incontro non riusciamo a fissare una data per avviare un’interlocuzione con la Cooperativa. La frustrazione e il malcontento salgono fino al 20 gennaio quando gli stipendi di dicembre non vengono pagati.
Ci siamo sempre dette che il mancato pagamento degli stipendi è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, in un contesto che sicuramente scricchiolava da tempo.
Così decidiamo di non accettare questo ritardo e di attirare i riflettori sulla nostra condizione, di denunciare pubblicamente su alcuni giornali locali il mancato pagamento degli stipendi, anche per riuscire ad incontrare la Cooperativa per discutere della gestione del lavoro e delle buste paga. Ci riuniamo come sempre in un bar e decidiamo di convocare lo sciopero perchè siamo stanche di lavorare nell’incertezza, vogliamo trovare delle soluzioni per migliorare le nostre condizioni di lavoro, e soprattutto vogliamo che la Cooperativa sia puntuale nei pagamenti. Nel frattempo eleggiamo la RSA, che sarà la nostra portavoce. Siamo unite e decise ad attivare la procedura del tavolo di raffreddamento, sí perchè scioperare nei pubblici servizi, nonostante le educatrici scolastiche siano dipendenti di un datore di lavoro privato ovvero della Cooperativa, non è facile né immediato, ed è necessario passare da un tavolo di mediazione in Prefettura, che ha appunto l’obiettivo di evitare lo sciopero. In presenza del datore di lavoro, dei Comuni appaltatori del servizio e di un rappresentante della Prefettura, le delegate del sindacato espongono le questioni che hanno portato alla convocazione dello sciopero.
C’è timore e preoccupazione per questa decisione perchè siamo pur sempre lavoratrici di un servizio delicato in un piccolo comune. Nonostante le difficoltà continuiamo ad andare a lavorare con il sorriso sulle labbra, lasciando da parte le tensioni.
Siamo delle professioniste del lavoro educativo e certo non abbiamo mai fatto ricadere le difficoltà con la Cooperativa sulla nostra quotidianità lavorativa, ma non tutte le persone che ci circondano hanno davvero capito il nostro percorso di lotta e forse è anche per questo che oggi abbiamo voluto raccontare quello che abbiamo vissuto negli ultimi mesi.
Il pregiudizio e la colpevolizzazione sono ciò contro cui combattiamo quotidianamente, per questo vogliamo dire che anche noi siamo finite in questo mirino, e in diverse occasioni ci siamo sentite giudicate per avere semplicemente difeso i nostri diritti e la qualità di un servizio fondamentale per i bambini disabili dei nostri Comuni.
In data 18 febbraio le rappresentanti di ADL Cobas e della Cooperativa La Cordata – Inclusione & Cittadinanza Attiva firmano un accordo che stabilisce la non applicazione della Banca Ore e il pagamento delle ore supplementari con maggiorazione, il diritto alla mensa pagata dalla coop per tutte le educatrici che fanno assistenza durante la referezione, l’applicazione dei corretti livelli di inquadramento contrattuali, il diritto a percorsi formativi e allo svolgimento integrale del monte-ore previsto dai contratti individuali.
L’accordo è un passaggio importante per il riconoscimento dei diritti e della dignità del lavoro educativo scolastico ma non è sicuramente un atto risolutivo poichè deve pur sempre essere applicato. È inoltre necessario continuare a vigilare su un appalto affidato ad una Cooperativa che in diverse occasioni si è mostrata incapace di gestire l’organizzazione del servizio e non puntuale nel pagamento degli stipendi.
Abbiamo alzato la testa, ci siamo informate ed organizzate perchè abbiamo capito che è solo partecipando ed esprimendo il nostro punto di vista che possiamo migliorare le condizioni lavorative e dare valore al lavoro educativo.
Negli ultimi mesi non ho mai smesso di parlare, e questo le mie colleghe lo sanno bene, ma c’è una frase che non ho mai smesso di ripetere anche nei momenti più difficili: l’affermazione del valore e dell’importanza del nostro lavoro passa anche per la conquista dei diritti come gruppo di educatrici organizzato e riconosciuto sindacalmente, perchè noi siamo prima di tutto lavoratrici e professioniste del settore.
DIRITTI E DIGNITÀ PER IL LAVORO EDUCATIVO!

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