Rimini – Assemblea pubblica: dal diritto all’abitare alle pratiche antirazziste per l’accoglienza degna

Ad un anno dal sequestro del Villino Ricci in tanti e tante ci siamo ritrovati all’esterno di quello che è stato un laboratorio/avamposto territoriale di nuovo welfare e mutualismo nella crisi, per ribadire ancora una volta come sia necessario riprendere un’offensiva contro le politiche emergenziali di accoglienza dei rifugiati, quelle di austerità e il Piano Casa voluto da Renzi.

Sono due i temi che in questi tempi dovrebbero essere tra i primi punti di discussione dell’agenda politica nella nostra città per importanza ed attualità e che vengono, invece, relegati ad esternazioni inadatte e pericolose – come nel caso dei profughi trattati come “pacchi da smistare” dall’assessore Lisi – o peggio considerati come sagome di passaggio nella speranza che possano estinguersi da sé, come nel caso del drammatico disagio abitativo in cui vivono sempre più famiglie nella nostro Comune e Provincia.

Due temi accomunati tra loro su vari fronti, dall’aspetto umano o per meglio dire disumano (razzismo, marginalizzazione, creazione di un senso di colpa, odio, paura) a quello delle cause. La logica neoliberista e le politiche di austerità attuate in questi anni, infatti, hanno attaccato e smantellato qualsiasi tipo di strumento di welfare prediligendo una visione emergenziale dei servizi e delle risposte politiche, accompagnate da un grande sperpero di denaro pubblico senza che questo porti ad una risoluzione dei problemi. Zero visione progettuale di lungo periodo, precarietà delle soluzioni ideate, nessuna efficacia.

Lo è per le politiche nazionali, e di riflesso locali, sull’immigrazione, con i progetti SPRAR sempre più ridotti e ridimensionati a favore dei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) sempre più diffusi e che rappresentano a tutti gli effetti dei parcheggi temporanei dove ciò che dovrebbe essere garantito per legge – a fronte di oltre 3 miliardi annui di contributi economici statali ed europei erogati senza controlli né verifiche (insegnamento della lingua italiana, materiali di prima necessità (vestiario, prodotti per l’igiene personale, ..), cibo, progetti di inserimento lavorativo, difesa legale, etcc) – non viene il più delle volte garantito. I CAS divenuti a tutti gli effetti degli incubatori di nuovi homeless, con persone messe fuori dalle strutture di accoglienza emergenziale con pochissimo preavviso e prive di residenza anagrafica ed assistenza ma anche fucine di iper-precarietà per gli/le operatori/trici impiegate.

Lo è per le politiche abitative, totalmente inefficaci nel nostro territorio perché impostate su fotografie vecchie e non reali della società, che considerano il disagio abitativo come elemento emergenziale e non strutturale del nostro territorio. A fronte dei 1664 sfratti eseguiti nel 2015 nella provincia di Rimini (una media di 4 nuclei famigliari sbattuti in strada al giorno) la sola risposta pensata dall’Assessorato alle politiche abitative è il pagamento dei residence per 3 mesi, un dolce e lento accompagnamento delle persone in strada, oppure i contributi per gli inquilini morosi incolpevoli, cifre irrisorie blindate ed inaccessibili se non da chi il problema della casa non ce l’ha. Patrimonio immobiliare pubblico insufficiente (ma sempre utile all’amministrazione per fare cassa mediante la sua svendita!) e un mercato immobiliare privato inaccessibile da chi cerca di arrivare alla fine del mese con un lavoro precario o stagionale.
Con la recente nomina di Riccardo Fabbri a nuovo presidente Acer poi, da qui al 31 dicembre 2016 il nuovo CdA di Acer dovrà presentare un piano di sviluppo che dovrà essere presentato, insieme al bilancio 2017, alla Conferenza dei servizi.

Noi vogliamo contare ed essere coinvolti in questo percorso, a partire dai bisogni che sono stati registrati in questi anni dallo “Sportello Casa” di ADL Cobas Emilia Romagna (4 nuclei famigliari sotto sfratto arrivati nelle ultime due settimane) e dallo “Sportello Ascolto” di Casa Don Gallo, dove in dieci mesi sono stati 85 i colloqui per l’accoglienza con persone di ogni nazionalità (21 quelle presenti), la stragrande maggioranza uomini, di età media 39 anni.

Per questo è necessario riattualizzare un nuovo protagonismo della Campagna “Una Casa Per Tutti”, per ripensare un sistema di accoglienza degna e non emergenziale, da intrecciare al percorso per il diritto all’abitare e del recupero degli edifici dismessi ed abbandonati, in una prospettiva di intervento complessivo sul tema che tenga insieme i bisogni di migranti e rifugiati e delle tantissime famiglie italiane e non vittime dello strozzinaggio degli affitti del libero mercato, entrambi vittime delle attuali politiche neoliberiste.

Per uscire dal tunnel delle paure, per ricostruire comunità, estendere e conquistare diritti e una nuova cittadinanza sociale. Vi aspettiamo Sabato 3 dicembre alle ore 17.00.

#UnaCasaPerTutti #perlautonomia #NoRacism

Sportello per il Diritto all’Abitare ADL Cobas E.R. – Casa Madiba Network – Casa Andrea Gallo (don) #perlautonomia

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