
L’assemblea si colloca dentro il ragionamento sulla fase storica segnata da una trasformazione
profonda delle forme di comando politico ed economico. L’affermazione di assetti sempre più
autoritari, la normalizzazione della guerra come orizzonte di guerra civile globale e la restrizione
degli spazi democratici non siano fenomeni separati dalla crisi sociale, ma ne costituiscano una
dimensione strutturale. Guerra e autoritarismo avanzano insieme a sfruttamento ed
impoverimento.
I soggetti che agiscono queste dinamiche politiche sono gli stessi che traggono profitto dal modello
oligarchico oggi dominante: governi, apparati statali, grandi gruppi industriali e finanziari, fondi
speculativi, piattaforme tecnologiche ed estrattive. Attori diversi, ma intrecciati, che condividono
interessi economici e strategie di accumulazione. La crisi sociale non è un effetto collaterale, ma
condizione funzionale a questo modello autoritario, basato su difesa della proprietà, sfruttamento
e controllo sociale: comprimere salari, privatizzare servizi, mercificare casa e salute significa
rendere governabile una società impoverita e frammentata, mentre la guerra – interna ed esterna
– diventa strumento di disciplinamento e di rilancio dei profitti.
In questo scenario, le città appaiono come i luoghi in cui queste dinamiche si rendono più visibili e
materiali. È qui che si intrecciano attacco alle condizioni di vita, concentrazione della ricchezza,
espulsione sociale e sperimentazione di dispositivi autoritari. Ma è anche dove emergono pratiche
di resistenza, di mutualismo e di organizzazione capaci di aprire contraddizioni reali. La lotta di
classe torna centrale, non come slogan nostalgico, ma come necessità storica e materiale. Casa,
salario, reddito, welfare e salute sono campi di battaglia centrali e interconnessi, dimensioni
molteplici e convergenti di una stessa condizione materiale in cui il capitale esercita la sua
aggressività maggiore. Per questo non basta sommare le esperienze: serve confederarle, per
radicare le lotte in modo trasversale e ricompositivo. È questo un punto politico centrale emerso
dall’assemblea: la necessità di non settorializzare gli ambiti di intervento. L’attacco che colpisce uno
di questi terreni rafforza l’attacco sugli altri; allo stesso modo, le lotte possono diventare efficaci
solo se si tengono insieme.
La battaglia decisiva per il salario diretto non può vincere se resta isolata. In una fase di erosione
inflattiva, lavoro povero strutturale, frammentazione delle filiere produttive, deve intrecciarsi con
la lotta per il salario indiretto. Senza questo, il salario viene immediatamente riassorbito
dall’aumento dei costi dell’abitare, dalla privatizzazione delle cure, dalla riduzione dei servizi
pubblici. Allo stesso tempo, la lotta per la casa non può essere confinata al mero terreno abitativo
e trova suo complemento nel contrasto al lavoro povero, in particolare nelle economie urbane di
servizi a basso valore aggiunto, e al sistema degli appalti, per il salario minimo legale e per forme di
salario metropolitano capaci di tenere conto del costo reale della vita nelle città.
L’assemblea ha ribadito con forza che salute e welfare vanno interpretate come questioni di
classe. La crisi dello stato sociale ed in particolare della sanità pubblica non colpisce in modo
neutro, ma si scarica soprattutto su chi vive condizioni di impoverimento e precarietà. Casa e
salario sono determinanti sociali fondamentali del diritto alla salute: senza stabilità abitativa e
reddito adeguato, l’accesso alle cure diventa selettivo e non universale.
Il nesso casa–salario–salute e città restituisce dunque una dinamica comune: impoverimento
materiale e sociale, prodotto da scelte politiche precise e da interessi economici concentrati. I
tanti interventi hanno restituito analisi specifiche e sputi di lavoro sui vari ambiti di intervento.
Sul fronte dell’abitare, la rendita sta diventando sempre più aggressiva nelle città e nelle aree
metropolitane, colpendo anche chi ha un lavoro stabile e reddito medio. La turistificazione di
massa, gli studentati di lusso e le grandi operazioni immobiliari accelerano l’espulsione sociale. Le
città si trasformano in asset finanziari, governate da nuovi padroni delle città: famiglie rentier,
fondi immobiliari speculativi e piattaforme globali di affitti brevi. L’abitare diventa così uno
strumento di selezione di classe e disciplinamento della forza lavoro. È urgente riappropriarsi del
diritto alla casa come diritto angolare, sottraendolo alla logica del mercato. È necessario rafforzare
la resistenza agli sfratti e imporre un Piano Casa in grado di colpire la rendita, recuperare
patrimonio, rilanciare l’edilizia pubblica, regolamentare gli affitti brevi e fermare la speculazione,
come proposto anche dalla Rete municipalista per il diritto alla casa. In questo contesto si
inseriscono anche le riflessioni sulle Agenzie civiche per l’abitare e sugli strumenti pubblici di
garanzia costruiti dal basso per migliorare l’accesso alla casa.
Sul piano del lavoro, l’assemblea ha evidenziato l’importanza di rafforzare le battaglie per
difendere il salario dall’erosione del potere d’acquisto. È necessario affrontare questa questione
in modo strutturale: contrastare i contratti poveri e rilanciare il salario minimo legale a livello
nazionale ed europeo, insieme a campagne per il salario minimo urbano, partendo da esigere
standard minimi per il lavoro esternalizzato negli enti pubblici. Le città possono essere luogo di
sviluppo di vertenze collettive e campagne politiche: è fondamentale colpire i meccanismi di
profitto negli appalti e combattere la precarietà strutturale in una prospettiva ricompositiva lungo
le filiere produttive. Opporsi alla riconversione bellica e fossile è cruciale per garantire che la difesa
dell’occupazione dalla desertificazione industriale non si riduca ad una logica corporativa,
permettendo di riconquistare il potere decisionale su cosa e come si produce, riducendo il potere
dei kings nelle economie urbane e nei siti produttivi.
Il diritto al reddito di base è stato affrontato come strumento di redistribuzione della ricchezza e
riequilibrio dei rapporti di forza, non come assistenza. In un contesto in cui il tempo di vita è
sempre più messo a valore, il reddito è leva per costruire autonomia materiale e sottrarre tempo al
ricatto. Va rilanciata dunque una battaglia per misure di reddito monetario di base a livello
continentale, anche attraverso la I.C.E. (legge iniziativa popolare) a livello europeo.
Il focus per la salute, come un concetto ampio e stratificato, è sull’accesso reale alle cure, sul
contrasto ai tagli e alle privatizzazioni. L’obiettivo è ricostruire dal basso un diritto universale alla
salute, sottraendolo alle logiche di mercato e alle gerarchie istituzionali. Con la proposta di
costruzione di una rete di operatori della sanità, cliniche sociali e ambulatori popolari si mette in
comune quello che ogni giorno il sistema rimuove: attese e rinunce alle cure incompatibili con la
vita delle persone costrette a scegliere tra salute e reddito. Questo “materiale politico” può trovare
un punto di caduta in una campagna sulle liste d’attesa. Che è un vero dispositivo politico per
spingere le persone fuori dal pubblico e alimentare i nuovi re della sanità: cliniche private, fondi,
assicurazioni, intermediari del bisogno.
Se questi sono i principali ambiti di intervento, il mutualismo urbano emerge trasversalmente
come pratica centrale che smette di essere mera risposta emergenziale diventando dispositivo
conflittuale. La messa in rete apre a forme di potenziamento come la creazione di cassa di mutuo
soccorso nazionale che può generare anche forme di economia sociale autofinanziate.
Spazi sociali, ambulatori popolari, sportelli casa, reti di cura, pratiche di redistribuzione del reddito
indiretto sono d’altronde infrastrutture politiche che, se confederate, possono produrre potere
sociale stabile e radicato, vere e proprie nuove istituzioni dell’autogoverno nei territori, capaci di
imporre priorità politiche e di aprire contraddizioni; fondamentali motori generativi di innovazioni
politiche anche sul piano amministrativo e delle politiche municipaliste.
Così può prendere forma l’idea di un confederalismo democratico urbano: non una sommatoria di
esperienze, ma una rete politica capace di tenere insieme autonomia territoriale e forza collettiva,
conflitto e proposta, mutualismo e capacità di incidere a livello decisionale in una relazione
produttiva, inventiva con le istituzioni locali che altrimenti rischiano lo svuotamento di potere
dall’alto.
Città e territori come terminali decisivi di innovazione politica a partire dai quali costruire una
dimensione europea del conflitto necessaria per costruire un’orizzonte oltre la dimensione
nazionale, sicuramente insufficiente e spesso ostile in quanto terreno favorevole ai sovranismi,
L’Europa infatti, così com’è, è un dispositivo centrale di austerità, precarietà e guerra. Ma proprio
per questo è anche lo spazio di contesa.
Confederare città e far convergere le varie dimensioni della lotta di classe a livello europeo è
decisivo per contrastare il modello oligarchico dei nuovi Re che oggi impone crisi sociale, guerra e
autoritarismo e costruire un’alternativa sociale e democratica.
Le domande che affrontate da questa assemblea – come costruire queste piattaforme dal basso,
individuare controparti precise e tradurre la resistenza locale in campagne convergenti?
quali forme di autogoverno e confederazione possono oggi produrre redistribuzione reale e
conflitto efficace? – restano aperte e sono le indicazioni per un percorso comune da sviluppare su
un doppio binario: locale come spazi di sperimentazione della contesa, della convergenza e
del’immaginazione, ma dall’altro anche transurbano e transnazionale, confederato, partendo da
campagne ed azioni comuni. Per iniziare a costruire questa prospettiva è emerso un primo
calendario di mobilitazioni che guardando sempre oltre i confini nazionali:
- attraversare le mobilitazioni transfemminista dell’8 e 9 marzo con NUDM e del 1 maggio
di lotta transnazionale che dagli USA attraversi l’Europa per un salario e un reddito
incondizionato europei - mobilitazione europea per il diritto all’abitare Housing Action Days lanciata dalla
European Action Coalition nella settimana dal 23 al 29 marzo in forte sinergia con la grande
mobilitazione Togheter:No Kings! del 28 Marzo - incontro nazionale degli ambulatori popolari 17 maggio a Reggio Emilia
- incontro nazionale Social Forum Abitare dal 4 al 6 giugno a Roma // European Action
Coalition meeting (giugno e settembre, luoghi in definizione)



