Blocchi, cariche e spedizioni punitive alla Composad di Viadana.

Da ieri mattina è ripresa la mobilitazione della lunga vertenza Composad.
Nonostante gli intensi giorni di trattative, sabato scorso l’Assemblea dei lavoratori ha bocciato l’accordo finale.
Insostenibili le condizioni d’ingresso nella nuova cooperativa e l’utilizzo dei criteri di selezione del personale.
La CLO/3L ha imposto come condizione sine qua non la firma di un verbale di conciliazione, in cambio…dello stipendio di maggio, diritto inalienabile dei lavoratori!
Inoltre risulta del tutto strumentale e punitiva la selezione dei lavoratori che sarebbero stati collocati al di fuori del cantiere Composad: tra i 23 ben tre delegati ADL Cobas e molti altri tra gli operai e le operaie più attive sindacalmente. Una vera e propria esclusione mirata. Infine nessuna evidenza certa di incentivi all’esodo e misure integrative all’indennità di disoccupazione.

Per questi motivi è ripreso con forza il presidio con blocco dei cancelli alla presenza di chi non ha trovato posto all’interno del cantiere, per scelta volontaria e non, ma anche di diversi che nonostante tutto hanno scelto di rientrare ma non hanno abbandonato i loro compagni di lotta.
Dalle prime luci del mattino, otto lavoratori hanno deciso di salire sul tetto dello stabilimento, come gesto estremo di manifestazione del disagio provocato dalle conseguenze nefaste del cambio di appalto.

Nel corso della giornata numerosi episodi hanno cercato di sfiancare la determinazione dei lavoratori e delle lavoratrici: già dalla mattina uno dei titolari, Stefano Saviola, ha provato a forzare il blocco con la propria automobile ma dopo un’ora di minacce e provocazioni se n’è dovuto andare. Di lì a poco, diverse decine di dipendenti dell’azienda sono usciti dalla fabbrica per chiedere spiegazioni del blocco: nonostante il tentativo dei dirigenti e dell’AD di fomentarli contro gli scioperanti, il tutto si è svolto in un clima sostanzialmente di dialogo.

Ben diverso il pomeriggio: in primis le forze dell’ordine hanno provato a sgomberare il blocco, colpendo ripetutamente con manganelli e scudi gli uomini e le donne ma dovendo alla fine desistere. Tre gli operai soccorsi dalle autoambulanze e numerosi altri contusi.

A questo tentativo n’è seguito uno ancora più incredibile. Verso le 18 una sorta di spedizione punitiva e squadristica, con un corteo veramente poco spontaneo di un centinaio di lavoratori Saviola fisicamente guidati dai vertici del gruppo, ha cercato lo scontro con gli scioperanti, fomentando una vera e propria guerra fra “poveri” attraverso la strumentalizzazione della legittima preoccupazione degli operai Composad per la perdurante situazione di stallo. Dopo qualche tafferuglio con le forze dell’ordine, solo l’etica e il buon senso degli operai in lotta ha evitato il peggio, smorzando il blocco dei cancelli, mentre il presidio e l’occupazione del tetto continuano. Chiaramente la tensione sociale intorno alla vertenza rimane altissima.

Crediamo allora che il comportamento delle Istituzioni, in particolare della Prefettura, sia davvero irresponsabile: dopo una giornata del genere, è davvero incomprensibile come non venga convocato alcun tavolo di crisi.
In questo modo l’Istituzione che rappresenta lo Stato abdica a qualsiasi ruolo di mediazione, lasciando ai poteri economici le sorti del territorio e dei cittadini.
Come quelli sul tetto, ai quali è stato negato da ieri sera per espresso ordine del Prefetto ogni genere di prima necessità, medicinali compresi!

Chiaramente Saviola, e dietro di loro Legacoop, possono così continuare nella loro posizione di intransigenza.
Le legittime richieste dei lavoratori – pagamento della retribuzione di Maggio per tutti e subito, buone uscite credibili e dignitose – vengono del tutto ignorate, a tutto vantaggio dei “diritto al profitto” di pochi.

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