Sui nuovi voucher: Non abbiamo più tempo! Basta rapine, facciamo PRESTO!

Non abbiamo più tempo! Basta rapine, facciamo PRESTO!

La settimana in cui ‘Presto’, i nuovi voucher per famiglie e imprese, divengono strumento ulteriore di precarizzazione ed evasione fiscale e contributiva, in un hotel di Torre Pedrera Rimini 7 lavoratori finiscono all’ospedale per un’intossicazione causata da esalazioni tossiche di monossido di carbonio (http://bit.ly/2t1ZhAM). Tutti uomini tra i 30 e i 55 anni, trasportati d’urgenza prima al pronto soccorso di Rimini e successivamente all’ospedale di Ravenna per il trattamento nella camera iperbarica.
Avevano un contratto questi lavoratori e che tipo di contratto? Avevano un giorno libero? Da quanto tempo non avveniva un controllo sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro? Sulla qualità dei macchinari utilizzati? Cosa avranno detto all’ispettorato del lavoro (che speriamo sia già intervenuto nella vicenda) questi lavoratori?
Questo episodio insieme alla difficoltà di reclutare manodopera a basso costo da immettere nell’industria turistica della riviera romagnola e non ultimo l’entrata in vigore dei nuovi voucher camuffati sotto il nome di Presto (definiti dal Ministro del lavoro “prestazioni di lavoro occasionale secondo due nuove forme contrattuali: il libretto Famiglia e il contratto di prestazione occasionale”) denotano le sempre peggiori condizioni di lavoro e di vita delle migliaia di lavoratori e lavoratrici stagionali del nostro paese. Come accaduto per la Logistica, settore che ha tenuto nonostante la crisi, anche nel turismo la crescita è stata costante, andando ad incidere notevolmente sul PIL nazionale (11,8%). Settori che tengono grazie anche alla continua cancellazione di diritti e a modelli produttivi imposti e favoriti anche da norme come Presto e i nuovi voucher. Che mostrano gravissimi difetti, come avevamo già scritto.
In primo luogo perché nella loro regolamentazione, già prefigurano un utilizzo illecito di questi strumenti da parte del datore di lavoro, utile a coprire, in caso di controlli, una posizione di lavoro irregolare o in nero. Infatti un datore di lavoro potrà pagare lavoratori stagionali, trasmettendo la comunicazione all’Inps con i dati del lavoratore, le informazioni sull’attività da svolgere e il compenso, almeno un’ora prima della prestazione e, nel caso in cui la prestazione non abbia luogo, il datore di lavoro dovrà comunicare la revoca della dichiarazione trasmessa all’Inps entro i tre giorni successivi al giorno in cui si sarebbe dovuta svolgere l’attività programmata. In secondo luogo potrà essere utilizzato al posto di una regolare contrattazione a termine poiché utilizzabile da un’impresa del settore turistico, con non più di 5 dipendenti a tempo indeterminato (e sono poche quelle del settore ad essere dunque escluse), fino ad un massimo di 5000 euro. A questo si aggiunga anche che i contributi previdenziali versati attraverso questo “contratto” non sono utili ai fini del calcolo della durata dell’indennità di disoccupazione. E il ministro ha pure il coraggio di affermare che questo nuovo dispositivo offre due nuove forme contrattuali: il libretto Famiglia e il contratto di prestazione occasionale.
Un contratto che non da diritto a niente, non alla malattia, non alla disoccupazione o nemmeno ai contributi per i fini pensionistici.
Questa mattina siamo stati in DTL a Forlì per una conciliazione legata ad una vertenza dello scorso anno attraverso la Campagna contro il lavoro sfruttato nel turismo. È stata rinviata in accordo anche con il lavoratore da noi rappresentato a settembre prossimo. Non è possibile tuttavia aspettare così tanto tempo per una conciliazione o per una causa di lavoro. Anche le difficoltà e lungaggini burocratiche, i lunghi tempi delle cause di lavoro o delle conciliazioni sono un deterrente affinché i lavoratori e le lavoratrici siano sfiduciati nel rivendicare i loro diritti e si adeguino a contesti di grave sfruttamento e nocività. La mancanza di manodopera a basso costo registrata in questa stagione non solo nella Riviera Romagnola, dimostra che si sta mostrando un rifiuto seppur ancora non organizzato o politicizzato ad un lavoro povero, sottopagato, nocivo.
Le lotte degli scorsi anni nel settore turistico dalla Romagna alla Versilia passando per il lido ostiense e la Sardegna, seppur nelle loro difficoltà e parzialità, hanno contribuito a creare maggiore coscienza e consapevolezza non solo nella forza lavoro autoctona ma anche in quella migrante e comunitaria.
Speriamo ora che questi lavoratori e lavoratrici facciano PRESTO ad organizzarsi per bloccare anche gli ingranaggi di un settore economico come il turismo, settore trainante non solo in Italia ma in tutta Europa e che ci permette di parlare anche di beni comuni, di salute del mare e del territorio, di diritto all’abitare e alla salute, di cultura, trasporti, delle nostre città, di accoglienza, di futuro.
Noi continuiamo ad essere a disposizione per chi vuole alzare la testa e rivendicare qui e ora diritti e salario (numero dedicato: 349 9745299).
Basta rapine! Basta lavoro povero e sfruttato!

ADL Cobas Emilia Romagna – Associazione Rumori Sinistri onlus

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